Il nuovo studio di Elvira Keller, ceramista “faentina d’adozione”

Entrando, si ha la sensazione di immergersi in un mondo magico fuori dallo spazio e dal tempo. La ceramica è protagonista in tutta la sua varietà: eleganti palafitte in gres, insoliti piatti e bicchieri in maiolica e un laboratorio costruito su misura. Un luogo in cui ogni pezzo d’arte al suo interno, anche il più piccolo, racconta la storia dell’artista che lo ha plasmato con le sue mani. E la storia è quella di Elvira Keller, giovane ceramista di origini napoletane ma “faentina d’adozione” dato che la sua passione l’ha portata a vivere a Faenza da più di quindici anni. Un’adozione che continuerà ancora a lungo dato che mercoledì 31 agosto 2016, a partire dalle ore 21, Elvira inaugurerà il suo nuovo studio ceramico in corso Mazzini 63. Il laboratorio di un artista è la vera e propria officina creativa delle sue opere: ecco allora che l’inaugurazione del 31 agosto sarà molto di più che la semplice apertura di uno spazio, ma un vero e proprio modo per conoscere cosa sta dietro l’arte ceramica di Elvira Keller.

Da Napoli a Faenza: galeotto fu il Mic

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Il nuovo studio di Elvira Keller sarà inaugurato mercoledì 31 agosto

Tutto è incominciato in un garage di Faenza una quindicina di anni fa. Anzi prima, all’interno delle aule dell’istituto d’arte Ballardini. Anzi no, ancora prima, con l’acquisto di un biglietto per visitare il Museo internazionale delle ceramiche, il Mic. Facciamo un po’ d’ordine. Nel 2000 “Faenza” smette di essere per la neodiplomata Elvira, classe 1979, solo una delle tante città romagnole sulla carta geografica. Diventa molto di più: studio, passione, famiglia. «Mi ha portato a Faenza lo studio – racconta Elvira Keller – dopo il diploma all’istituto agrario ho fatto due anni di bottega a Napoli dove ho imparato le basi dell’arte ceramica. Poi ho avuto la fortuna che la persona da cui andavo mi ha consigliato di andare a visitare il Mic di Faenza». Chissà se all’epoca avrebbe immaginato che quello sarebbe stato un viaggio con biglietto di sola andata. Nel suo soggiorno in città, oltre ai tesori del Mic, Elvira scopre che a Faenza c’era una scuola di ceramica ancora molto attiva, l’istituto d’arte Ballardini, dove decide di iscriversi al corso biennale di perfezionamento. Impara così le migliori tecniche per il tornio, la formatura, la decorazione, oltre che importanti basi teoriche. In quei due anni inizia a lavorare in alcune botteghe e in una piccola fabbrica di rivestimenti.

“Il primo studio? Un garage…”

ritratto-elviraElvira viene letteralmente adottata da Faenza, la trova una città vivace culturalmente, la migliore in Italia per portare avanti la sua passione. Poi, come nei migliori film americani, il salto di qualità inizia nei luoghi più impensabili, quelli apparentemente più distanti dall’arte, come in un garage. «Con una mia amica con cui frequentavo il corso abbiamo cercato un garage per iniziare a fare ceramica, facendolo diventare il nostro laboratorio. I primi anni ho continuato a fare altri lavori. Non sono stati anni facili, per fare questo mestiere oggi occorre muoversi molto, farsi vedere. Se stai fermo all’interno della tua bottega e speri che la gente entri non fai molta strada». Occorre muoversi dunque, ecco quindi che Elvira decide di aprire una partita Iva per darsi la scossa psicologica per trasformare la passione per la ceramica in un vero e proprio mestiere. Nel corso di questi anni è stata tanta la fatica ma anche tante le soddisfazioni che nel tempo l’hanno portata ad affermarsi sempre di più come una delle artiste più interessanti del panorama faentino realizzando numerose mostre e vincendo premi in giro per l’Italia. E sempre per lo stesso motivo, il non fermarsi mai, ha deciso oggi di iniziare una nuova avventura, avvicinando il proprio studio al centro città.

Elvira Keller e l’arte: le palafitte

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Le palafitte di Elvira Keller sono ispirate a un viaggio in Vietnam nel 2010

Come è nato l’amore per la ceramica? «È stata la ceramica a scegliere me – riassume Elvira Keller – da piccola non avevo una particolare passione per il disegno io. Alle scuole superiori ho fatto l’istituto agrario, ma dove abitavo c’era una signora che faceva corsi di ceramica per hobbysti, avevo 15-16 anni, poi a 18 anni ho chiesto ai miei genitori di regalarmi un piccolo forno, e ho iniziato a lavorare in casa. Ho capito abbastanza velocemente che volevo fare quello, non so dire il perchè ma mi piacevo tanto». Della ceramica a Elvira piace soprattutto la manualità, il poter creare con le proprie mani oggetti unici e speciali. Come le “palafitte”, alcuni dei suoi pezzi più caratteristici, nate dopo un viaggio in Vietnam nel 2010. «L’architettura mi ha sempre intrigato: ho sempre fatto cose ispirate a skyline, palazzi, case». Il viaggio in Estremo Oriente è stata un’occasione per sviluppare la sua ricerca sul rapporto uomo-natura, a lei caro. «L’architettura è un bisogno umano che si deve sposare armonicamente con la natura, non sono due cose antitetiche, e in Vietnam, dove l’uomo vive a stretto contatto con paesaggi acquatici, questo è evidente. Ma non è una cosa appannaggio esclusivo di quei Paesi. Al mio ritorno, quando ho realizzate queste palafitte, molti le hanno scambiate per le baracche dei pescatori che si trovano per esempio nella laguna ravennate».

“Se in tanti siamo rimasti, è perché a Faenza si sta bene”

A Faenza Elvira non ha trovato solo un lavoro, ma anche l’amore «Ho spostato un faentino. È buffo perché finchè non ha conosciuto me non era mai andato al Mic. Poi stando con me si è appassionato e, essendo un grafico, mi ha aiutato a realizzare alcune collezioni». Molti studenti di ceramica non faentini, come lei, hanno deciso di fermarsi a Faenza una volta acquisite le tecniche. «Quando sono arrivata c’era molto gente che da fuori veniva all’istituto d’arte e si appassionava e rimaneva. Se in tanti ci siamo voluti fermare vuol dire che si sta bene».

“Faenza è l’ideale per produrre, poi bisogna vendere fuori”

Elvira_keller_fornoDa Napoli a Faenza e da Faenza al mondo. Perché la ceramica abbia un futuro è importante la valorizzazione di quanto di buono c’è nell’ecosistema ceramico locale e, successivamente, la promozione di questo artigianato di qualità all’estero grazie anche ai nuovi mezzi forniti dalla società digitale. «I giovani si stanno muovendo in questo senso: dobbiamo puntare ad andare fuori, farci vedere – spiega Elvira Keller – anche unendo le forze assieme tramite l’Ente Ceramica. Faenza è l’ideale per produrre perché ha una serie di artigiani che ti permettono di farlo: il colorificio, il torniante, il formatore… poi dopo bisogna andare fuori a vendere le proprie opere. E non solo nei negozi e nelle fiere italiane ma anche all’estero di modo da prendere contatti». Occasioni come queste sono quelle fornite anche dalla prossima edizione di Argillà Italia, che si terrà a Faenza dal 2 al 4 settembre prossimo. «Argillà è sempre meravigliosa. Si lavora a stretto contatto con altri ceramisti e di anno in anno ci si conosce, ci si scambiano pareri, si imparano tecniche nuove e magari ci si rincontra per altre manifestazioni, mostre e mercati». Il 31 agosto,  in vista della mostra mercato di Argillà, oltre a quello di Elvira Keller saranno inaugurate altre mostre e studi di ceramisti a Faenza, come quelli di Serena Balbo e Mariapia Gambino.

Il futuro della ceramica

Tanta tradizione alle spalle, ma quale è il futuro per questo tipo di arte? «La ceramica è un materiale come gli altri da utilizzare nell’arte – spiega Elvira Keller – ha bisogno però di una profonda conoscenza tecnica che non va persa nel tempo, credo che anche in Italia ce ne stiamo finalmente accorgendo. In molti Paesi europei l'”artigianato”, le cosiddette arti applicate (art end craft-arts décoratifs) ha lo stesso livello culturale dell’arte in senso stretto. È un’arte vicina alle persone comuni: poter godere quotidianamente mangiando in un piatto decorato o per esempio bere un caffè in una tazza fatta a mano. Per me è importante portare avanti questo tipo di discorso».

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