Richiedenti asilo: il bilancio della coop. Teranga dopo la sagra di Reda

In tutto, nel corso delle varie giornate, sono stati una quindicina i richiedenti asilo che hanno partecipato come volontari alla Sagra del buongustaio di Reda, frazione del comune di Faenza, che si è svolta a partire dal 17 agosto scorso. Una collaborazione nata nei mesi scorsi tra la cooperativa Teranga di Ravenna, che ha in gestione 42 richiedenti asilo ospitati nella sua struttura di Pieve Corleto, e gli organizzatori della festa. I richiedenti asilo hanno partecipato infatti non solo nei giorni della festa ma anche durante le settimane di preparazione all’evento. Tra la “chiusura” di migliaia di cappelletti, il montaggio degli stand e i lavori di servizio ai tavoli, i ragazzi hanno potuto conoscere meglio le persone e il territorio in cui si trovano a vivere: la sua storia, la sua tradizione e le figure di riferimento. «È stato un bilancio positivo – racconta Giorgia Cavallaro, operatrice della cooperativa Teranga – sia per i richiedenti asilo sia per gli altri volontari: hanno tutti detto che si sono trovati bene e si sono creati legami che in futuro potranno favorire una buona integrazione».

Richiedenti asilo e volontariato: le possibilità

richiedenti 1La partecipazione dei richiedenti asilo come volontari alla sagra, è stata l’occasione per riflettere su come queste persone, in attesa di concludere gli iter burocratici per ottenere lo status di rifugiato, possono impiegare il loro tempo. «A livello di volontariato di base a loro non è precluso niente: nei colloqui sono proprio loro che ci danno spunti su come intendono coltivare il loro tempo». Non tutte le opzioni però sono effettivamente praticabili. A molti di loro piace per esempio giocare a calcio: ecco allora che si è tentata una collaborazione con la squadra locale di Reda, che però, giocando in una categoria nazionale, può accogliere nella sua rosa solo calciatori con un permesso di soggiorno di almeno un anno. «I richiedenti asilo nella nostra struttura hanno al massimo sei mesi di permesso – racconta Giorgia – per cui adesso stiamo cercando di trovare altre soluzioni in altre squadre del territorio». Fondamentale, per inserirsi nel tessuto sociale, è la conoscenza della lingua: ecco allora che tre volte a settimana partecipano ai corsi di italiano, oltre ad essere totalmente autonomi nella gestione dei loro appartamenti.

Il volontariato come mezzo per creare relazioni

richiedenti 2All’interno della struttura di Pieve Corleto, di proprietà di un privato e affittata dall’Asp, i profughi, in maggior parte nigeriani, maliani e gambiani seguiti da quattro operatori della cooperativa. «Uno dei nostri compiti principali – conclude l’operatrice – oltre a seguirli nell’adempimento degli iter burocratici, è quello di creare relazioni. Una buona integrazione è possibile solo evitando grandi ghetti o grandi strutture e creando invece legami individuali, lavorando con piccoli gruppi». Vista la positiva esperienza alla sagra di Reda, la cooperativa Teranga – che in lingua senegalese significa “ospitalità” – ha in corso altri progetti di volontariato in fase di realizzazione. «Tra le realtà con cui siamo in contatto ci sono il Teatro due mondi di Faenza e il teatro di Reda, oltre che specifici corsi di formazione a cui i ragazzi potranno partecipare».

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