Mosaici romani di Palazzo Mazzolani: inaugura l’11 aprile il nuovo spazio museale

Fare un viaggio di duemila anni nella storia nel centro storico di Faenza, andando alla scoperta della ‘Faventia’ romana, è ora possibile: giovedì 11 aprile 2019 sarà infatti inaugurato lo spazio museale di Palazzo Mazzolani che ospiterà diversi mosaici di epoca romana precedentemente conservati nei depositi e non esposti al pubblico. Il Rotary Club, promotore del progetto, redatto dagli architetti Ennio Nonni e Alessandro Zauli, si è fatto parte attiva per il sostegno economico dell’operazione, finalizzata alla creazione di un nuovo “museo” per contribuire a fare conoscere ai faentini l’importanza culturale della origine romana della città. L’obiettivo, raggiunto con la direzione scientifica della dott.ssa Chiara Guarnieri della Soprintendenza, è stato quello di mostrare eccellenze in grado di generare attrattività mediante una fruibilità libera; è un modo di scoprire anche l’enorme cortile di uno dei più prestigiosi palazzi faentini; il settecentesco monumentale Mazzolani, il cui atrio è già stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione che ha consentito di rendere visibili una selezione di reperti archeologici faentini, consente di accedere alla più grande corte a verde presente in centro storico e da questa ammirare, dalle sei arcate vetrate poste in successione lineare (in questo spazio ritagliato dai depositi) la selezione di reperti archeologici nello spazio restaurato e illuminato a led. All’esterno delle arcate sono posti i pannelli informativi e i sistemi di accesso informatico a ulteriori e approfondite notizie culturali. In pratica uno spazio museale che esplica totalmente la funzione espositiva senza generare però quei costi di sorveglianza, sicurezza delle opere e di fruibilità degli spazi, che hanno impedito fino ad ora ogni ragionamento sul polo archeologico.

L’inaugurazione dello spazio è giovedì 11 aprile 2019 alle ore 18 (con buffet finale) nella corte di palazzo Mazzolani alla presenza di Tiziano Rondinini, presidente del Rotary club Faenza; Giovanni Malpezzi sindaco di Faenza; Giorgio Cozzolino, soprintendente; Michele De Pascale presidente della Provincia di Ravenna; Massimo Caroli, presidente Asp e Massimo Isola, assessore alla Cultura di Faenza.

Una nuova concezione di Museo, che ricopre un’area di 120 mq

La città di Faenza ha un patrimonio archeologico fra i più importanti dell’Emilia-Romagna in conseguenza della sua fondazione romana e dei molteplici ritrovamenti musivi, sostanzialmente conservati, di grandi dimensioni. Queste opere d’arte bellissime, che testimoniano la ricchezza delle origini della città e che rappresentano le fondamenta simboliche per ogni strategia futura, si trovavano all’interno dei depositi di palazzo Mazzolani: non visibili e non visitabili. La quantità e qualità dei reperti nei depositi, come noto, potrebbe costituire il nucleo di un nuovo polo museale archeologico di altissimo livello, ma che da decenni non riesce a decollare per contingenti e persistenti ragioni economiche e logistiche. Per questo motivo il Rotary in accordo con Soprintendenza (titolare dei depositi), Azienda per i servizi alle persone (Asp proprietaria dell’immobile), e il Comune di Faenza (in veste di coordinatore), ha promosso la realizzazione in uno spazio di circa 120 mq un cosiddetto “Museo di nuova generazione”; in pratica un ambiente che accoglie i più bei reperti e mosaici faentini, con la specificità di essere “visibile, ma non visitabile”.

Faenza romana, eccellenze artistiche rese possibili anche dalla vicinanza con la capitale Ravenna

Entrando nel merito della collezione (una delle più importanti dell’Emilia-Romagna) si ha modo di ammirare pavimenti che coprono un arco cronologico ininterrotto che va dal I al VI secolo d.C. Questo consente di spostare le lancette dell’orologio a 2.000 anni fa e immergersi nella città di allora, ricca ed elegante, ma soprattutto all’avanguardia per qualità, tecnica e cultura. Nella parte orientale di Faventia, nei primi secoli dell’impero, erano presenti domus di vasta estensione, caratterizzate dalla presenza di mosaici estremamente raffinati: una selezione dei mosaici esposti facevano parte di un’unica abitazione che si estendeva da via Severoli a vicolo Bertolazzi. I mosaici venivano utilizzati anche per le zone residenziali e di rappresentanza della domus, sia con una decorazione ripetitiva e continua, chiamata per questo motivo “a tappeto”, sia utilizzando riquadri con raffigurazioni più o meno complesse. In questo caso il committente sceglieva temi legati alla moda del tempo o che potevano esaltare in modo allusivo la sua figura.

Come approfondito anche nel recente libro ‘Storia di Faenza’; in età tardo antica (IV-VII secolo d.C.) la città di Faenza subì l’influenza di Ravenna, divenuta capitale nel 402 d.C. Per questo motivo vennero costruite residenze di rappresentanza di vasta estensione e riccamente decorate con mosaici policromi. Ne sono testimonianza le pavimentazioni rinvenute nell’area a nord-est della città appartenenti ad un’unico complesso abitativo databile attorno al V secolo d.C., o il grande mosaico scoperto in piazza Martiri della Libertà pertinente a un ambiente di 14 mt x 8mt.

 

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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