Dalla giubba rossa di Caldesi al rinnovo degli allestimenti: le novità del Museo del Risorgimento

Un nuovo percorso espositivo, una nuova “sala delle uniformi” e tanti tesori restaurati ed esposti al pubblico per raccontare secoli di storia a Faenza. Sarà inaugurata domenica 22 ottobre 2017 alle 9.30 di mattina il nuovo allestimento del Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea (Murec) di palazzo Laderchi, curato da Aldo Ghetti e realizzato con il sostegno dei tanti volontari che ruotano attorno al Museo. Un lavoro di circa un anno che ha permesso di allestire una nuova sala e di strutturare la visita in maniera più coerente: l’allestimento del Museo è ora di tipo tematico e non cronologico; in particolare nelle prime tre sale dall’ingresso è stato realizzato un percorso “faentino”. La prima sala, per esempio, ospita cimeli riguardanti il periodo che va dai primi moti nazionali del 1831 alla proclamazione della Repubblica Romana a Faenza e comprende il quadro di Tommaso dal Pozzo, collocato all’ingresso.

Il restauro della giubba rossa di Ludovico Caldesi

Tra i fiori all’occhiello della nuova sala figura la giubba rossa di Ludovico Caldesi (1867), testimonianza dell’epoca garibaldina restaurata grazie al contributo del catering La Fenice – gestita del suo discendente Enrico Caldesi – e dalla Fondazione Caldesi. Il conte Caldesi (1821-1884) fu un coraggioso patriota faentino, impegnato uomo politico, ma soprattutto emerito botanico a cui è stata intitolato l’istituto scolastico superiore di Persolino. «Alla Manfrediana – spiega la direttrice Daniela Simonini – il fondo Caldesi è uno dei più prestigiosi e specializzati: vi sono libri di botanica che continuano a essere richiesti da tutto il mondo, e il restauro della giubba si inserisce nell’opera di valorizzazione della vicenda storica di questo straordinario personaggio».

Il restauro: Fotogallery

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Un Museo che ha ancora tanti tesori da scoprire

Assieme alla giubba garibaldina, nella nuova sala – ubicata di fianco al noto Salone delle feste decorato da Felice Giani –, sono esposti anche altri reperti speciali e una rara divisa da ussaro. Tesori tenuti a lungo nascosti nei magazzini del Museo, ma che ora sono finalmente riportati alla luce grazie alla nuova forma di gestione del Murec coordinata dalla biblioteca Manfrediana assieme alle forze del volontariato: dall’associazione Amici del Museo ai volontari del servizio civile. «Questo Museo è una miniera di tesori– spiega il curatore Aldo Ghetti – in cui tutti sono invitati a partecipare a scavare per riportare alla luce i tanti reperti che ci sono. Questa nuova esposizione è stata possibile grazie al contributo di tanti professionisti volontari. Ci tengo a precisare che il percorso che inaugureremo il 22 ottobre non è un percorso finito né tanto meno immobile: ci sono tante altre piccole miniere d’oro da esporre in futuro».

Da sinistra: Alfonso Toschi (Amici del Risorgimento), Daniela Simonini (biblioteca Manfrediana), Massimo Isola (vice sindaco di Faenza), Aldo Ghetti (curatore del Murec).

Museo del Risorgimento: un allestimento tematico e non cronologico

Un percorso tra le sale, supervisionato dalla volontaria del servizio civile Chiara Cenni, che intende valorizzare il contributo faentino alla lotta Risorgimentale e abbracciare sempre di più la storia più recente della I e della II guerra mondiale: numerose le donazioni che sono arrivate al Museo – alcune anche pochi giorni fa – che testimoniano come l’istituto stia sempre di più diventando un punto di riferimento nel settore. «Questo Museo ha scelto la strada del coinvolgimento – spiega il vice sindaco Massimo Isola – E’ una sfida affasciante per valorizzare i contenuti di un luogo che racconta la storia di un’epoca e finora la strada intrapresa si è rivelata vincente».

Il contributo di Achille Calzi nella storia del Museo

Il Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea di Faenza nacque il 3 luglio 1904 a seguito della richiesta di alcuni faentini di creare un’esposizione locale di cimeli risorgimentali. A questa prima esposizione si aggiunsero progressivamente nuovi pezzi, soprattutto dal 1915, quando Achille Calzi, preside della Pinacoteca e del Museo Civico, tramite i giornali chiese alla cittadinanza di donare oggetti e documenti dal fronte. Per mancanza di spazio il materiale venne poi affidato alla Biblioteca, dove trovò nuova vitalità con l’impegno del direttore Piero Zama. Dopo un lungo periodo di chiusura, il Museo fu riaperto nel 2009 nella sede presso il piano nobile di Palazzo Laderchi.

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