#FaentiniNelMondo, l’emergenza Covid 19 in Germania: “Misure meno severe dell’Italia”

Come stanno affrontando i Paesi del mondo l’emergenza Coronavirus? Il ‘modello italiano’ indicato ai cittadini – si pensi alle autocertificazioni o al divieto di passeggiate – è veramente preso ad esempio nello scenario internazionale? Per approfondire questo tema, abbiamo contattato alcuni faentini nel mondo per sapere come stanno vivendo queste settimane e per capire come i rispettivi Paesi stanno affrontando l’emergenza Covid 19. È bene precisare che le situazioni dei differenti Paesi  non sono in realtà davvero paragonabili, essendo molto diversi i sistemi sanitari, la giurisdizione, la demografia, i numeri del contagio; tuttavia può essere utile capire similarità o differenze. Dopo Susanna Banfi, studentessa a Vienna, Federico Patuelli, studente in Belgio, Pietro Savorani, studente in Svezia, Adriana Andalò residente negli Stati Uniti, abbiamo contattato venerdì 3 aprile Alessandra Lega, residente da diversi anni in Germania. 

Intervista ad Alessandra Lega, residente a Berlino (Germania)

Alessandra Lega

Raccontaci un po’ di te: in quale Paese all’estero ti trovi e di cosa ti occupi?

Vivo in Germania e lavoro come Account Manager in una startup berlinese.

Al di là di quello che leggiamo in Italia, come sta rispondendo il Paese in cui vivi all’emergenza Coronavirus?

Rispetto all’Italia la Germania ha reagito più lentamente e con misure meno severe. Il primo discorso della cancelliera Merkel è stato il 18 marzo. Fino a quel momento la Merkel non aveva fatto dichiarazioni e aveva lasciato spazio al ministro della salute Spahn. Io e le mie amiche italiane ci eravamo già adeguate alle misure italiane da quando queste erano entrate in vigore in Italia, un po’ per empatia e un po’ perché speravamo che le stesse misure sarebbero state prese a breve anche in Germania, quindi avevamo molte aspettative per il discorso. Invece la Merkel ha fatto un appello agli abitanti della Germania di limitare i contatti, ma non sono seguite leggi a livello nazionale, perché la parte concreta viene lasciata ai singoli Länder. A Berlino, che è una città-Land, le chiusure sono state ordinate con questa tempistica: 10 marzo – teatri; 11 marzo – manifestazioni con più di 1.000 partecipanti; 13 marzo – scuole; 14 marzo – pub, discoteche e manifestazioni con più di 50 partecipanti; 16 marzo – negozi (tranne supermercati e farmacie), ristoranti aperti dalle 6 alle 18, home office per le attività che lo consentono.

Ogni Länder indica come rispettare le regole, il dibattito costituzionale sul ruolo del parlamento nell’emergenza

Venendo ai provvedimenti più recenti? 

Il 22 marzo, dopo un incontro con i presidenti dei Länder, la cancelliera Merkel ha tenuto una conferenza stampa e ha annunciato un “divieto di contatto” in nove punti per almeno due settimane (ora esteso fino al 20 aprile, ndr) che prevede il mantenimento di 1,5 metri di distanza dagli altri con eccezione per le persone che vivono nella stessa abitazione. È possibile recarsi al lavoro, dal medico, al supermercato o in farmacia. I ristoranti possono restare aperti solo per ordini d’asporto. Il compito di mettere in pratica i 9 punti però non è del governo, ma dei singoli Länder che hanno così la possibilità di applicare regole più o meno severamente. Si distingue quindi tra i Länder che hanno messo in pratica il divieto di contatto o le più severe restrizioni di uscita. La situazione quindi non è unitaria per tutta la Germania. Il governo non può infatti emanare decreti legge, come sta succedendo in Italia. La costituzione scritta dopo la Seconda guerra mondiale nella Repubblica federale tedesca e poi mantenuta anche dopo la riunificazione è particolarmente incentrata sulla divisione dei poteri. È stata discussa la possibilità di cambiare la costituzione per permettere le decisioni in un gruppo più ristretto rispetto al parlamento ed eventualmente la creazione di un parlamento ridotto, anche per evitare contagi all’interno di esso. Tuttavia, questa proposta ha riscosso grandi critiche e già sono stati fatti paragoni con l’Ungheria per sottolineare il fatto che le decisioni devono restare in parlamento, e non passare all’esecutivo. È previsto uno stato di emergenza che darebbe la possibilità al governo di dare direttive ai Länder, ma non è mai stato utilizzato dalla nascita della costituzione e per questo si esita a farne uso. Inoltre, secondo alcuni giuristi, un completo divieto di uscita non è permesso dalla costituzione, fino a che la situazione non sarà abbastanza grave da giustificarlo. La domanda che sorge è se in questo momento sia il caso di aspettare che la situazione giustifichi i mezzi.

Come è cambiata concretamente la tua vita in questi giorni? Cosa puoi ancora fare e cosa non puoi più fare? Che indicazioni hai avuto dalle autorità?

Al momento esco solo per fare la spesa ed entro nel supermercato con la mascherina, perché purtroppo non tutti si attengono alle distanze di sicurezza se devono prendere qualcosa proprio dallo scaffale dove sei tu. Per esempio, qualche giorno fa ero in fila alla cassa e siccome tenevo un metro dalla persona davanti a me un altro cliente ha cercato di passarmi davanti mettendosi in mezzo. Sottolineo comunque che abito a Berlino, suppongo che in altre parti della Germania la gente si comporti diversamente.

“A Berlino si può andare al parco, ma bisogna sempre mostrarsi sportivi”

Tanti tedeschi in giro, sabato pomeriggio 4 aprile, in un parco a Berlino.

Esiste nel tuo Paese l’autocertificazione che ogni cittadino deve avere in ogni suo spostamento? Sono vietate qualsiasi tipo di attività all’aperto? Sai quali sono, in generale, le sanzioni principali?

Non ci sono autocertificazioni per andare al lavoro. Personalmente avendo un passaporto italiano dove non è indicato il mio indirizzo devo sempre portare con me anche il documento di registrazione al mio indirizzo di Berlino, altrimenti possono farmi una multa (25-75 euro). Posso ancora andare al parco a pattinare. Tuttavia, siccome a Berlino sono in vigore le restrizioni di uscita e non il divieto di contatto, se ci si siede o ancora peggio si stende una coperta per sedersi per terra la polizia può farti una multa. Quindi si può andare al parco ma bisogna sempre mostrarsi sportivi! Faccio poi qualche esempio delle multe: consumo di piatti d’asporto a meno di 50m dal ristorante – 200 euro; entrata in un centro commerciale in cui non si trovino servizi essenziali – 400 euro; incontro di più di due persone – 200 euro (per più di dieci  persone si viene perseguiti penalmente); picnic/grigliata all’aperto – 250 euro a persona.

“Gli ospedali creano nuovi posti di terapia intensiva, al momento non c’è sovraccarico per il sistema”

Come sta fronteggiando l’emergenza il sistema sanitario del tuo Paese? Sono già emerse forti criticità?

Per ora no. Gli ospedali si stanno preparando creando nuovi posti in terapia intensiva, ma per ora il sistema non è sovraccarico e questo ha permesso di aiutare anche i paesi vicini ricevendo pazienti dall’Italia e dalla Francia.

A livello economico, come si sta muovendo il Paese in cui vivi? In che modo cerca di fronteggiare la crisi? 

Il governo ha stanziato degli aiuti per i liberi professionisti e le piccole imprese, fino a cinque dipendenti si possono ricevere fino a 9.000 euro e fino a dieci dipendenti fino a 15.000 euro. Fino al 30 giugno inoltre gli esercizi chiusi possono rimandare il pagamento dell’affitto per i locali e il contratto di affitto non può essere sciolto a causa del mancato pagamento. Sono state prese anche diverse misure per semplificare la richiesta della cassa integrazione. Inoltre, a Berlino sono state create iniziative a supporto di bar e attività ricreative che permettono di acquistare dei buoni da utilizzare alla fine della crisi per permettere qualche entrata all’esercizio anche durante questo periodo.

Cosa affermano i media del tuo Paese sulla situazione italiana?

L’Italia è il caso che fa paura, tanti giornali pubblicano titoli in cui si chiedono se anche la Germania arriverà alla situazione italiana. Se anche l’esempio non è stato seguito concretamente, forse almeno la paura di quello che succede altrove spingerà i singoli ad agire più responsabilmente. La domanda che si sente più frequentemente è perché in Italia ci siano molti più morti in percentuale sui malati in paragone ad altri stati.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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