#FaentiniNelMondo, il racconto dell’emergenza Covid 19 in Belgio: un confronto con l’Italia

Come stanno affrontando i Paesi dell’Unione Europea l’emergenza Coronavirus? Il ‘modello italiano’ indicato ai cittadini – si pensi alle autocertificazioni o al divieto di passeggiate – è veramente preso ad esempio nello scenario internazionale? Per approfondire questo tema, abbiamo contattato alcuni faentini nel mondo per sapere come stanno vivendo queste settimane di emergenza sanitaria e per capire come i rispettivi Paesi stanno affrontando l’emergenza Covid 19. È bene precisare che le situazioni dei vari Paesi dell’Ue non sono in realtà davvero paragonabili, essendo molto diversi i sistemi sanitari, la giurisdizione, la demografia, i numeri del contagio; tuttavia può essere utile capire similarità o differenze. Dopo Susanna Banfi, studentessa a Vienna, abbiamo ascoltato la testimonianza di Federico Patuelli, che studia a Liegi, in Belgio e che abbiamo contattato lunedì 30 marzo.

Intervista a Federico Patuelli, studente a Liegi (Belgio)

Raccontaci un po’ di te: in quale Paese all’estero ti trovi e di cosa ti occupi?

Mi trovo in quella parte del Belgio (la Vallonia) dove si parla francese, a Liegi, vicino alla frontiera con l’Olanda. Sono qui per conseguire la laurea in Giurisprudenza, iniziata nel 2015 e, virus permettendo, potrei laurearmi quest’estate. Mi sto specializzando in diritto commerciale europeo, in particolare il diritto della concorrenza e della proprietà intellettuale.

Al di là di quello che leggiamo in Italia, come sta rispondendo il Paese in cui vivi all’emergenza Coronavirus?

Prima del “come”, vorrei dire due parole sul “quando”. Anche se i telegiornali e i social network mostravano già la diffusione del contagio in Italia da due settimane, si è aspettato il 13 marzo per chiudere le università e il 18 marzo per dire alla popolazione di stare in casa. Insomma, si è seguito l’esempio italiano con un notevole ritardo, che a differenza dell’Italia, poteva essere facilmente evitato. Detto questo, il Belgio si è mosso prima di paesi vicini, come l’Olanda o il Regno Unito.

Come è cambiata concretamente la tua vita in questi giorni? Cosa puoi ancora fare e cosa non puoi più fare? Che indicazioni hai avuto dalle autorità?

Come per tutti, la mia vita è cambiata perché non esco più di casa, se non per fare la spesa. Prima andavo all’università, tre giorni a settimana mi recavo in treno a Bruxelles per svolgere il tirocinio e ogni tanto andavo a mangiare fuori con la mia ragazza o con gli amici. Progressivamente le autorità ha chiuso prima scuole e università, poi bar, ristoranti ed attività simili, ma le misure rimangono meno stringenti rispetto all’Italia, anche se sono state prorogate venerdì fino al 19 aprile. Ogni mattina viene diramato un bollettino durante una conferenza stampa, quasi come in Italia, dove le autorità diffondono i dati sulla pandemia in Belgio e i dati sono comunque incoraggianti, anche se facendo le dovute proporzioni della popolazione (11 milioni in Belgio) e dell’età media della popolazione (l’Italia è il paese più anziano d’Europa e uno dei più anziani al mondo), sono altrettanto tragici. Oltre a quello che vivo qui in Belgio, sono preoccupato per la mia famiglia in Italia, che fortunatamente sta bene.

Le autorità del Belgio incoraggiano il jogging, per chi non rispetta le disposizioni multe fino a 250 euro

Esiste nel tuo Paese l’autocertificazione che ogni cittadino deve avere in ogni suo spostamento? Sono vietate qualsiasi tipo di attività all’aperto? Sai quali sono, in generale, le sanzioni principali?

L’autocertificazione in Belgio non esiste, il ché certamente è comodo per la popolazione ma significa che lo stato ha difficoltà a riscuotere le multe per chi infrange la quarantena senza validi motivi e più in generale, fatica a fare rispettare le misure di contenimento del virus. La maggioranza della popolazione rispetta le misure prese dal governo, ma soprattutto quando fa bel tempo (che qui è più raro che in Italia) e nei weekend, molta gente non resiste alla tentazione di approfittarne. Detto questo le autorità non hanno vietato, anzi hanno sollecitato il jogging, la corsa al parco, mantenendo le distanze di sicurezza. Inoltre, si può ancora uscire di casa per brevi passeggiate rimanendo vicini al proprio domicilio, ma personalmente mi sono limitato ad andare a correre.

Al supermercato sono state annullate le offerte, ma il personale continua a lavorare senza guanti né mascherina, nella maggior parte dei casi. Certo, sono stati installate barriere protettive alla cassa, ma si potrebbe fare di più. Per chi non rispetta le misure sono previste multe fino a 250 euro per i comuni cittadini, 750 euro per i piccoli commercianti che rimangono aperti e 1.500 euro per le grandi aziende. Tuttavia, il sistema attuale presenta problemi e non è da escludere che se i dati dovessero peggiorare il governo introduca nuove misure, magari anche un’autocertificazione.

Come sta fronteggiando l’emergenza il sistema sanitario del tuo Paese? Sono già emerse forti criticità?

Prima di tutto va detto che il Belgio, dove si è andato a votare per eleggere il nuovo parlamento a maggio 2019, ha finalmente formato un nuovo governo proprio in questi giorni di emergenza sanitaria. Riguardo più in dettaglio la sanità, il Belgio dispone di un sistema sanitario molto valido, a mio parere. Non è gratuito come quello italiano ma viene pagato attraverso un’assicurazione individuale abbastanza economica e che tiene in conto anche la situazione economica di ciascuno. Penso che i cittadini del Belgio possano andare fieri del loro sistema sanitario e per ora sta rispondendo bene, i posti in terapia intensiva sono occupati per appena la metà della loro capienza e vedremo come evolverà la situazione. Per finire, il sistema di ricerca nel campo della medicina è all’avanguardia e in particolare all’università cattolica di Lovanio (Leuven/Louvain) sono già emerse ricerche valide riguardo al Coronavirus, grazie all’esperienza accumulata in passato con “parenti” di questo virus, come la Sars.

“Dopo un iniziale scetticismo, ora l’Italia viene vista più come modello per le misure severe che ha preso”

A livello economico, come si sta muovendo il Paese in cui vivi? In che modo cerca di fronteggiare la crisi e che indicazioni dà ai cittadini?

Il Belgio sta cercando di far lavorare chi può, in modo da non bloccare totalmente l’economia. Detto questo, le attività sono per una buona porta bloccate e l’economia di tutti i paesi europei soffrirà pesanti conseguenze a causa del virus, forse è ancora presto per valutarle appieno. Il governo ha comunque già annunciato un rimborso forfettario per le attività economiche che hanno dovuto chiudere, ha previsto una sorta di indennità di disoccupazione per i dipendenti che sono stati obbligati a stare a casa, per i congedi parentali e altre misure sono allo studio.

Cosa affermano i media del tuo Paese sulla situazione italiana?

All’inizio della pandemia i media lasciavano pensare che fosse colpa dell’Italia se il virus si fosse diffuso nel nostro paese e poi in Europa, e ancora qualcuno lo pensa. Oggi l’Italia è vista più come un modello, per le misure severe che sono state prese e perché si sta iniziando a capire che l’Italia è il primo paese ad aver scoperto un caso positivo, mentre il virus stava già circolando in altri paesi europei, che invece non hanno fatto tamponi alle persone che si presentavano in ospedale coi sintomi da virus. In generale l’opinione pubblica valuta soprattutto le cifre che vengono pubblicate e i paesi che fanno meno controlli o forniscono dati meno trasparenti, sembrano più virtuosi, ma quando tutto sarà finito, forse emergerà che alcuni stati hanno protetto la propria popolazione meglio di altri.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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