La trecentesca “Madonna della febbre” di S. Maria Vecchia torna a risplendere

Promessa mantenuta: la “Madonna della febbre” è salva. Il 21 ottobre 2017 è stato presentato nella chiesa di Santa Maria Vecchia alla città di Faenza il restauro della “Madonna allattante” o “Madonna della febbre”, portato a termine da Valerio Contoli, con il sostegno del Lioness Club di Faenza. Oggetto dell’importante recupero, come detto, una “Madonna allattante”, affresco staccato e riportato all’interno dell’altare cinquecentesco con le storie di san Bernardo di Chiaravalle, di ignota mano, prodotto di una sola giornata e databile nell’ultimo quarto del Trecento. Il nostro anonimo pittore conosceva bene, senz’altro, Giotto e anche la scuola bolognese (per molto tempo infatti era stato attribuito a Tommaso da Modena) coeva. Nella fattispecie, si tratta di un tenero gioco di sguardi tra la madre e il suo figlio che sugge dal seno, posto in posizione innaturale. Il lavoro di Contoli ha riportato la bellezza dei colori vivi che si erano spenti con l’accumularsi della fuliggine delle candele votive e con la vicinanza a fonti di umidità.

Il restauro di Valerio Contoli con il sostegno del Lioness Club Faenza

Ma lo stesso affresco ha riservato una sorpresa: levata infatti la cornice barocca che racchiude la porzione di muro, e abbattuto il piccolo traverso inserito per sostenere la stessa, è apparso, sotto ai piedi di Gesù, una figura mostruosa. Essa, infatti, probabilmente raffigurava “la febbre”, ed era molto consunta per via delle numerose strisciate portate dalle mani che toccavano questa immagine in cerca di aiuto contro la malattia.

Dopo la presentazione del restauro, con un’introduzione di Claudio Casadio – direttore della Pinacoteca di Faenza – e della professoressa Luisa Renzi Donati – che ha invece raccontato la storia e l’evoluzione dell’affresco e della pala che lo circonda -, il vescovo Mario Toso ha presieduto la messa nell’altar maggiore, ricordando nella sua omelia come queste immagini continuino, ancora oggi, ad accrescere la nostra fede. La comunità parrocchiale di san Pier Damiani vuole con queste parole esprimere il suo grazie al Lioness Club di Faenza, a Valerio Contoli e a Luisa Renzi Donati per l’opera prestata a favore della chiesa di santa Maria Vecchia, consapevoli che il loro lavoro ha contribuito ha lasciare, ancora per molti secoli a venire, una delle testimonianze più antiche e più belle della fede nella nostra diocesi.

Madonna della febbre: un’immagine rara nel territorio faentino

Anonimo trecentesco, “Madonna allattante venerata come Madonna della febbre”, Affresco, cm. 78×62.

Il Lioness Club di Faenza si è incaricato del restauro dell’affresco di Anonimo Trecentesco raffigurante una Madonna allattante, a lungo venerata come Madonna della febbre, collocato “a occhieggiare da un pertugio nell’altare di S. Bernardo”, dopo che era stata distaccato, a massello, da un pilastro “di una delle navate laterali dirimpetto all’altare di S. Andrea” nel 1740. Il lavoro è stato affidato a Valerio Contoli, che ha ridato vita a un’immagine ormai completamente illeggibile.

Si tratta di un’importante testimonianza di pittura della seconda metà del Trecento, assai rara nel territorio faentino, opera di un sola giornata, di un pittore esperto che ricorda i modi di Vitale da Bologna e di Tomaso da Modena, cioè di un ambiente, quello emiliano- romagnolo, che aveva conosciuto Giotto e a cui erano familiari i colori preziosi della miniatura. Contro un drappo mosso e “disegnato a compassi stampigliati” giallo ocra e rosso ocra si staglia la figura della Vergine, “di corposità padana” per “l’ampio giro delle spalle, l’attaccatura massiccia del collo, l’ovale pieno del volto”, con i grandi occhi rivolti verso i fedeli, a sottolineare la sua amorevole cura nei loro confronti. Regge con entrambe le mani il piccolo Gesù, come a volerlo avvolgere del suo affetto. Il restauro ha recuperato la figura intera del Bimbo, che calpesta con entrambi i piedini un animale grigiastro, con tutta probabilità simbolico della febbre. Con quest’immagine l’anonimo pittore ha saputo tradurre visivamente il desiderio delle mamme in preghiera che la malattia dei loro piccoli venisse calpestata, e dunque vinta, ed essi si volgessero di scatto, desiderosi del loro latte, come Gesù, che regge con forza (nel braccio è messa in evidenza con cura la muscolatura) la mammella della sua mamma, e la guarda con gli occhi spalancati, aperti con curiosità al futuro.

Mattia Randi

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