Creatività come educazione: le tante storie del progetto MozArt

Sei tappe per sviluppare i propri talenti artistici attraverso un percorso musicale e creativo capace di abbattere le barriere, culturali e sociali. Seguendo il modello dei linguaggi artistici e musicali contemporanei, il progetto MozArt promosso dalla Scuola di Musica Sarti di Faenza, vuole valorizzare il percorso creativo dei giovani in maniera unica e originale. Si tratta infatti di un format educativo che sviluppa i talenti dei ragazzi di ogni età a partire da modelli creativi basati sui linguaggi della musica e dell’arte contemporanea. Dalla critica degli stereotipi all’uso consapevole dei nuovi media fino al fare gruppo insieme: sono queste alcune delle tappe del percorso rivolto a tutti e che si propone di creare al termine degli incontri delle vere e proprie opere d’arte, facendo capire che l’espressione artistica è anche (e soprattutto) un modo per crescere e costruire la propria identità.

Una prima tappa significativa di questo progetto, che ha coinvolto una settantina di giovani del territorio, è stata realizzata sabato 2 giugno 2018 nel corso dell’evento “MozArt Republic”: la Scuola di Musica si è infatti trasformata in un vero e proprio museo di arte contemporanea, capace di presentare le opere dei ragazzi che hanno partecipato al progetto. Le aule hanno così ospitato performance di diverso tipo: dalla realizzazione di statue con oggetti insoliti all’improvvisazione di musiche utilizzando una sola nota fino a disegni che rappresentano l’ideazione di un logo capace di ‘raccontare’ il proprio percorso di vita.

Attraverso 6 tappe, MozArt porta i giovani a sviluppare la propria creatività per realizzare un’opera d’arte

L’evento del 2 giugno ha permesso ai ragazzi di comunicare quanto realizzato nel corso dei laboratori a cui hanno partecipato a partire da gennaio scorso. In tutto sono stati 13 i docenti coinvolti, mentre le scuole partecipanti sono state la scuola primaria Gulli, gli istituti comprensivi Europa e Carchidio-Strocchi, il liceo Torricelli-Ballardini, la Scuola arti e mestieri Angelo Pescarini.

Nello specifico, il format MozArt propone di produrre un’opera d’are focalizzata sul suono seguendo un processo completo in sei tappe che comprende: Vedere/Ascoltare, Raccogliere, Ideae, Scrivere, Fare gruppo, Comunicare. Si tratta di un progetto biennale di educazione musicale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, scritto da Ernesto Pezzi e Tania Zoffoli. «Sono diversi gli aspetti innovativi di questo progetto – spiega Donato d’Antonio, coordinatore didattico della scuola Sarti – per esempio, non vogliamo ci sia un dialogo unidirezionale tra un maestro e un allievo, ma un confronto tra due artisti: i giovani partecipanti infatti sono considerati tali e vengono incentivati a sviluppare un proprio percorso artistico che permetta loro di focalizzare al meglio la propria identità e i propri talenti». La base di partenza del progetto non è dunque le competenza tecnica, ma la persona stessa, che viene ascoltata e presa molto seriamente nei suoi sogni e nelle sue idee. Anzi, proprio per i suoi aspetti educativi, il progetto mette l’innovazione e l’inclusione al centro delle sue strategie, pensando l’educazione alla creatività in senso ampio. Inoltre i ragazzi vengono stimolati a riflettere sulla musica e sull’arte contemporanea, senza alcun tipo di timore reverenziale: dai ‘misteriosi’ 4’33” di John Cage al dadaismo di Duchamp.

“Il rapporto non è tra maestro e allievo o tra adulto e giovane; ma tra artista e artista”

«All’inizio i ragazzi erano un po’ disorientati – spiega Barbara Mazzolani, una delle docenti del progetto MozArt che ha lavorato con bambini delle elementari e medie – non si aspettavano di essere loro al centro del processo creativo. Non si tratta infatti di laboratori di didattica musicale, ma di un percorso che può avvenire anche senza un’alfabetizzazione musicale di partenza. Di solito è un maestro che ti dice cosa fare: qui invece è diverso». È partito così questo viaggio alla scoperta della musica contemporanea e di come ognuno di loro potesse svilupparla a seconda dei propri interessi e delle proprie sensibilità.  «Progressivamente i ragazzi si sono sempre più aperti – commenta Mazzolani – hanno fatto ricorso alle loro risorse interne e hanno ideato musiche e progetti che appartengono innanzitutto a loro. Penso che la grande forza di MozArt sia dare ai giovani un’opportunità privilegiata per conoscere se stessi, le loro emozioni, la loro affettività. È una grande soddisfazione per me vedere il percorso che hanno fatto». Eccoci dunque a fare i primi passi in questo insolito museo: la partitura realizzata da Alexandra è costituita da un elenco di verbi all’infinito, il pubblico poteva così suggerire dei verbi che lei riproduceva con le note del pianoforte. Le fotografie di Anna invece raccontano un originale “Dizionario delle Espressioni”, la voce di Flavia valorizza con il proprio timbro speciale il suono prima ancora che le parole.

 

La Mostra Nera: un viaggio alla scoperta del proprio logo

Un viaggio al tempo stesso creativo e capace di scavare all’interno del proprio vissuto. Tra le opere esposte, spicca la “Mostra Nera” realizzata dai ragazzi della Scuola Pescarini. Ampi gesti riempiono di segni neri superfici di grande formato. Da questa selva di rettangoli anneriti, che sono anche delle potenziali partiture grafiche, affiorano dei segni e dei nomi simbolici. Ognuno dei ragazzi si è immerso così in una profondità espressiva e gestuale senza significati predeterminati ed è riemerso con un segno personale unico, da cui ha identificato un proprio logo personale capace di raccontare con un linguaggio nuovo la propria persona. «I ragazzi della Scuola – commenta D’Antonio – hanno rielaborato in chiave artistica la propria rabbia. Nel corso del laboratorio si sono sentiti ascoltati, e l’arte può essere il modo giusto per offrire loro in diverso modo per confrontarsi con se stessi e con il mondo».

Circa 70 giovani di tutte le età hanno partecipato al progetto della Scuola Sarti con opere d’arte e performance

I piani superiori del “museo” erano riservati principalmente agli studenti liceali e si è assistito a una grande varietà di performance, ognuna delle quali ideata dai ragazzi stessi. Nel corso dell’evento era possibile assistere Matteo creare statue con oggetti insoliti recuperati nella stanza, oppure ascoltare il testo registrato di Emilio, sul quale improvvisava ulteriori suoni e parole. Matteo, a seconda della musica proposta dai partecipanti nel loro smartphone, ha improvvisato disegni lasciandosi guidare da input esterni. «È un’idea che mi è piaciuto sviluppare e che mi rappresentava», spiega. Marta ha ‘raddoppiato’ la figura della leggendaria ginnasta Nadia Comaneci, eseguendo in una sorta di danza il suo celebre esercizio alle Olimpiadi senza attrezzi. Andrea ha realizzato un ‘autoritratto sonoro’ di fronte a uno specchio. #faichisei era l’hashtag ufficiale dell’iniziativa, e questi ragazzi hanno avuto modo di metterlo in pratica attraverso le loro opere d’arte esibite durante l’evento del 2 giugno scorso.

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MozArt Republic: il diritto alla creatività per conoscere meglio se stessi e comunicare con il mondo

«La soddisfazione più grande – conclude Donato d’Antonio – è aver potuto avvicinare dei giovani, che probabilmente non avrebbero mai frequentato una scuola specifica, alla musica e all’arte. Sono diritti che ogni bambino e ragazzo deve avere e che permettono di avere una percezione migliore del mondo e di se stessi. In questo modo vengono inoltre incoraggiati a sviluppare una propria creatività, anziché reprimerla. Per questo vorrei che in futuro questo progetto si allargasse, coinvolgendo sempre più ragazzi».

Samuele Marchi

Foto: Stefania Federico

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