Festival “Sorelle di corpo”: il bilancio dell’iniziativa più forte del Coronavirus

a cura di Fatti d’Arte, associazione culturale

L’idea per il festival Sorelle di Corpo nasce nel novembre 2019, quando Veronica Bassani, vicepresidente dell’associazione culturale faentina Fatti d’Arte, viene catturata dalle tinte rosa pastello di alcune immagini apparse sulla sua homepage di Instagram. Al centro di quei ritratti c’è un gruppo di ragazze bellissime, di una bellezza che va oltre la perfezione plastica di modelle da copertina. Giovani donne seminude simili a moderne divinità, che con serenità e naturalezza ​mostrano il loro corpo “normale” e perfetto. L’autrice è ​Valentina Botta,​ fotografa ligure molto giovane ma già apparsa sulle pagine di Vogue Italia. Il suo messaggio è forte e chiaro: è arrivato il momento di abbattere i canoni estetici preconfezionati, per amarsi e accettarsi nella propria completezza ed individualità. «Ciao Valentina sono Veronica, amo i tuoi scatti e la tua visione della donna. Ti va di esporre in una personale a Faenza?», l’approccio è semplice e diretto, come solo i social permettono di fare, e il sì di Valentina non si fa attendere. Ma questo non è altro che il primo mattoncino di un progetto destinato ad ampliarsi ed evolversi incredibilmente.

Tanti partner nel progetto del festival di Faenza

Temi quali la parità di genere, la sorellanza, l’accettazione di sé, permettono e richiedono di dare voce a tante realtà diverse, ma accomunate dall’urgenza e dalla necessità di essere ascoltate. E così Palazzo delle Esposizioni, il grande edificio storico scelto per ospitare il progetto fotografico Sorelle di Corpo, si trasforma ben presto in un grande contenitore dove le immagini di Valentina Botta iniziano a dialogare con altri interventi a carattere artistico, ma non solo. Una sala viene dedicata all’artista bolognese ​Valentina Crasto​, che con il suo “Opera: primo studio”, ha voluto riscoprire l’antica tecnica della tessitura da una prospettiva contemporanea: una serie di tele di canapa su cui fili di cotone colorato si intrecciano per dare forma a figure femminili eteree e leggere. In un’altra ala del Palazzo, i giovani fotografi dell’associazione faentina ​Gruppo Fotografia Aula 21 si sono messi alla prova con il progetto “RitrovarSì”, per esplorare il tema della fisicità femminile e del rapporto con il proprio corpo, filtrandolo attraverso lo sguardo dell’età adolescenziale, con l’entusiasmo, la curiosità, ma anche le difficoltà, che essa porta con sé. Arte e fotografia sono diventate la cornice di un fitto programma di talk, tesi a riflettere e approfondire la condizione della donna da molteplici punti di vista: da quello economico-imprenditoriale con la realtà milanese di ​Women in Business and Finance e con l’associazione nazionale Le Donne del Vino, a quello filosofico con l’associazione culturale bolognese ​Filò,​ senza dimenticare di richiamare l’attenzione su questioni estremamente attuali ed importanti come la violenza sulle donne, con le associazioni ​Sos Donna e ​Farsi Prossimo​, e il problema dell’odio e del sessismo online, con l’approfondimento organizzato dal ​circolo Arci Prometeo, che ha coinvolto una psicologa ed un avvocato esperti in materia.

Il progetto è stato patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito ‘Parità nella differenza’

Non solo conferenze, ma anche concerti e performance artistiche, come quella dei tableau-vivant creati dal progetto ​Dress Again e il body painting a cura di ​Free Art​. Il progetto Sorelle di Corpo si completa con una proposta dedicata agli studenti degli istituti superiori faentini, per accompagnarli in una visita guidata all’interno di Palazzo delle Esposizioni e per offrire loro la possibilità di confrontarsi con un’equipe di esperti del settore sanitario, specializzati in problematiche legate ai disturbi alimentari e all’accettazione della propria immagine. Un programma ben strutturato, fitto e intenso, dall inequivocabile valore culturale e sociale, riconosciuto anche dal Comune di Faenza e dall’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, e dalla regione Emilia Romagna, che concede il proprio patrocinio nell’ambito del progetto “Parità nella differenza”. Un festival in grado di mettere in rete tante realtà locali ma non solo, trovando un filo conduttore comune ed intrecciando tematiche e stimoli differenti. L’obiettivo finale è chiaro: fare un ulteriore passo avanti sulla strada dei diritti delle donne e della piena uguaglianza di genere, favorendo una maggiore sensibilità riguardo a queste tematiche.

L’emergenza Coronavirus ha portato mostre, talk e iniziative online

Ma le cose non vanno come previsto. L’8 marzo, giorno di inaugurazione del festival, l’emergenza coronavirus impedisce di aprire le porte di Palazzo delle Esposizioni al pubblico, e le mostre, le performance, gli eventi, restano congelati tra le sue mura. La delusione e lo scoraggiamento però durano poco, perché la determinazione e il desiderio di non fermarsi sono tali da permettere di trovare una soluzione alternativa: Sorelle di Corpo diventa digitale, e molti degli appuntamenti riescono ad essere riconfermati. Talk, conferenze, dialoghi filosofici sono svolti attraverso la piattaforma web Zoom e, nonostante qualche cambiamento, il pubblico partecipa attivamente e con entusiasmo. Anzi, la nuova veste del festival permette di coinvolgere ancora più persone, abbattendo le barriere geografiche e arricchendo il palinsesto con nuovi protagonisti, come la scrittrice ​Giulia Blasi e l’avvocata e attivista per i diritti civili Cathy La Torre​. Grazie al lavoro di un team di videomaker torna accessibile anche a distanza Palazzo delle Esposizioni, con un ​tour virtuale in realtà aumentata che consente di camminare dentro le quattro sale espositive, guidati dalla voce di Angela e Veronica, le organizzatrici del festival. Questo video è fruibile gratuitamente sul canale YouTube del Festival Sorelle di Corpo, che raccoglie tutte le dirette, le videoconferenze e i contenuti della prima edizione, ed è in continuo aggiornamento.

Ed è così che la quarantena si è trasformata da limite ad opportunità, in occasione per dimostrare ancora una volta quanto il valore e il potere di un messaggio condiviso sia in grado di superare qualsiasi barriera. Una prima edizione senza dubbio indimenticabile e ricca di emozioni, che ha gettato le basi per un progetto a lungo termine diretto a dare voce ad ancora più realtà, persone e progetti nuovi e diversi, ma accomunati dall’impegno nella lotta alla parità di genere e al progresso sociale e culturale di tutta la comunità. E’ una strada lunga, ma non vediamo l’ora di percorrerla.

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