#FAENTINIeMIGRANTI – Come percepirne il valore?

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COME PERCEPIRNE IL VALORE?

Ricordo ancora una delle prime volte che mi sono chiesto cosa fosse “l’immigrazione”. Avevo circa 13 anni, e notai una cartolina appesa alla vetrinetta della camera di mia sorella, ritraeva una faccia abbastanza conosciuta, sotto c’era una scritta a caratteri eleganti.

 “Il rifugiato non entra mai nel suo paese a mani vuote. Einstein era un rifugiato”.

Quelle quindici parole possono essere serenamente giudicate come pura retorica nei confronti di una situazione che è molto più complicata di quello che si possa pensare. Una situazione che, col passare del tempo, è oggettivamente sfuggita di mano.

Vi è mai capitato di dirvi, nella vostra testa: “Sarebbe meglio stessero a casa loro!”? Lo ammetto, io parecchie volte. In più casi, leggendo le notizie delle morti del Mediterraneo e vedendo in questi giorni l’immagine di quel bambino ho pensato che, molto probabilmente, evitare la loro partenza gli renderebbe salva la vita. Tutto sarebbe più facile e si risparmierebbero di certo parecchi quattrini più utili se investiti nel mercato del lavoro. Non me ne vergogno, tutti pensieri che son transitati nella mia testa.

Non solo il buonsenso, ma anche i dati (185.000 richieste di asilo in Italia, oltre 150.000 profughi sbarcati in Sicilia nel 2014) ci dicono di un’Italia affaticata nel gestire, da sola, una delle ondate migratorie più imponenti che si sia mai infranta sulle coste europee negli ultimi vent’anni.

Cosa pensare? Che posizione prendere? Come comportarsi? Domande non banali!

Oggi, riscopro le parole di quella cartolina come un invito a non fermarmi alle apparenze e ad andare oltre al muro di buonismo da un lato e scetticismo dall’altro, che dilaga nelle nostre terre.

Così, solo dopo averci riflettuto parecchi giorni, vorrei condividere con voi i miei pensieri al riguardo: sono convinto che non stiamo vivendo un “avvenimento”, bensì un’evoluzione umana e mondiale! Seneca diceva: “Non si ferma il vento con le mani”; la scomparsa dei confini territoriali è perfettamente in linea con la filosofia “global” che la maggior parte del mondo occidentale professa. Quasi 4,5 milioni sono gli italiani che vivono all’estero per lavoro o studio e 57mila quelli andati a vivere a Londra fra marzo 2014 e marzo 2015. Scommetto che ciascuno di voi conosce almeno una persona che ha fatto una scelta di vita simile. Ecco perché credo siamo solo all’inizio di un fenomeno immigratorio del quale non abbiamo ancora percepito il suo senso all’interno della storia del mondo (è già successo in maniera simile per le scoperte scientifiche spesso mai immediatamente comprese in toto nella loro potenzialità).

Ora, se non ne abbiamo ancora percepito il senso, impossibile, ad oggi, percepirne il valore!

Per farlo dobbiamo ritornare ad usare correttamente le parole. Pare che oggi sia più facile essere definito “non razzista” piuttosto che il contrario, sulla base di ciò che non fai: se non ti poni negativamente verso gli avvenimenti di questi giorni, allora non sei xenofobo. Ciò però non significa che il livello di conoscenza della questione fra i favorevoli e i contrari al flusso immigratorio sia diverso ma, anzi, è probabilmente lo stesso. A questo fine, dunque, vi chiedo: possiamo discutere d’immigrazione senza essere accusati di “buonismo” da una parte, o di “ruspismo” dall’altra? Possiamo sederci ai tavoli locali e trovare soluzioni che oltrepassino il colore politico? Siamo capaci di mettere in crisi l’idea che sosteniamo per evolverci come comunità?

Come cittadini della modesta ma viva realtà faentina, dobbiamo sforzarci di andare aldilà delle nostre convinzioni e della nostra storia personale. Dobbiamo chiederci se crediamo in un futuro cosmopolita e se siamo capaci di superare la facile associazione “immigrato = disonesto”, come si è iniziato a fare da alcuni anni per le parole omosessuale=pedofilia, minigonna =“ragazza disponibile”. Questa sovrapposizione di concetti diversi fa male alla nostra città e soprattutto alla discussione che tutti dovremmo ricercare e sostenere. Abbandoniamo la logica del facile slogan e sposiamo quella dello studio, dell’approfondimento come unico mezzo per trovare soluzioni.

Come redazione, percepiamo questo tema come essenziale per il benessere dei cittadini e vorremmo sottrarlo tenacemente a coloro che vogliono cavalcarlo per interessi personali di qualsiasi tipo, sia appoggiandolo che criticandolo. Da oggi per circa un mese, vi proporremo diversi articoli sui richiedenti asilo giunti a Faenza, sulle associazioni che si sono attivate per affrontare il problema e sui diversi punti di vista nati dalla questione. Vi presenteremo come, nel faentino, alcuni enti stiano lavorando per risolvere un problema e assicurare che la situazione progredisca verso una risoluzione. Ciò che definisce la nostra posizione nei confronti del fenomeno migratorio non sono le ideologie ma bensì i fatti.

Formare la propria coscienza è un fatto. Informarsi, ne è una prova.

Francesco Ghini

2 pensieri riguardo “#FAENTINIeMIGRANTI – Come percepirne il valore?

  • 16 settembre 2015 in 13:03
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    Come figlio di emigrati italiani nato e cresciuto in Australia, ora residente a Faenza, ma auguro che ci sarà un dibattito sano. Ce n’è bisogno.

    Sento in giro sui nuovi faentini quel che dicevano (e dicono tutt’ora…) di noi in Australia. Gli stessi luoghi comuni, gli stessi pregiudizi e le stesse paure che portano alla xenofobia.

    Parliamo insieme per trovare una soluzione ai problemi che ci sono. Ma con rispetto reciproco perché utilizzare frasi scontate non è un dialogo.

    Poi bisogna ricordare, legalmente e per etica, abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri, senza eccezioni. Solo con questo in mente potremo dare un contributo per rendere meglio Faenza…

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  • 17 settembre 2015 in 10:57
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    Caro Gianni, grazie per il tuo intervento! Crediamo tu abbia toccato un tema interessante, ovvero quello dei luoghi comuni che spesso sviano da ciò che è il nocciolo della questione. Vero è che anche il clichè ha ragione di esistere ed ha un suo valore, quindi crediamo sia importante rispettarlo, ma rispettarlo anche nel senso del metterlo in crisi e trattarlo seriamente, non banalizzandolo, impugnandolo e andando oltre. Ci vuole tanta buona volontà ma ci si può riuscire!!! Francesco Ghini

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