Scuola e valori nella Costituzione della Repubblica: un approfondimento

In seguito all’appello per il rispetto dell’art. 2 della Costituzione che degli studenti faentini hanno rivolto alle massime istituzioni dello Stato in occasione dell’esame di maturità con il presunto beneplacito di alcuni docenti, molti attori politici e sociali sono intervenuti nel dibattito pubblico locale portando a sostegno delle proprie posizioni argomenti di carattere costituzionale. La scuola deve essere apolitica e non può essere tollerata nessuna forma di indottrinamento, si dice da un lato. Gli altri rispondono: ai professori è garantita libertà di insegnamento e a tutti, in ogni circostanza, libertà di manifestazione del pensiero. Tanto più, sottolinea qualcuno, se il contenuto di questa manifestazione è uno degli articoli fondamentali della nostra Costituzione.

A seguito dell’appello degli studenti faentini, un articolo per fare chiarezza sul ruolo della scuola e degli insegnanti

Se tutti questi argomenti apparentemente contrastanti sono veri, allora si potrebbe pensare che la Costituzione non prenda una posizione chiara su queste questioni. Non è così e cerchiamo di capire perché.  In effetti nessuno di questi argomenti è falso, se preso singolarmente. La Costituzione tuttavia non è un insieme di regole e principi totalmente autonomi tra loro, ma un sistema in cui ognuno di essi è da leggere in relazione a tutti gli altri. Nel corso degli ultimi giorni sono stati elencati pressoché tutti gli elementi di diritto costituzionale che concorrono a caratterizzare la scuola della nostra società, si tratta ora soltanto di metterli insieme.

La scuola deve trasmettere un sapere oggettivo, critico e pluralista

In generale, alla scuola repubblicana è richiesto di trasmettere il sapere in modo oggettivo, critico e pluralista. Quest’affermazione discende da due ordini di ragioni. In primo luogo, la scuola è un’amministrazione pubblica e, come tale, deve essere imparziale verso tutti i cittadini senza distinzioni, tra le altre cose, di religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. In secondo luogo, la Costituzione riconosce a ciascuno il diritto di educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche e tale interesse sarebbe evidentemente frustrato se la scuola perseguisse finalità di promozione e trasmissione dei valori propri di alcune di queste.

Il ruolo dell’insegnante: può manifestare le proprie idee?

D’altra parte, ciò non significa che ai singoli professori sia interdetta qualsiasi manifestazione di convinzioni personali, religiose o politiche, nella scuola e, anche, nell’insegnamento. Un simile comportamento assume connotazioni antigiuridiche se e solo se le concrete modalità del suo svolgimento sono tali da mettere a rischio la finalità, già indicata, che il sapere sia trasmesso agli studenti, nel suo complesso, in modo oggettivo, critico e pluralista. Solo in questi termini più circoscritti il cosiddetto “divieto di indottrinamento” è rispettoso delle libertà individuali di tutti i soggetti coinvolti.

E’ possibile una “scuola neutra”?

Resta da chiarire un ultimo punto fondamentale. Se si vuole parlare rispetto a questi temi di “scuola apolitica”, lo si può fare, ma con la consapevolezza che il contenuto di tale definizione non può spingersi fino a postulare una “scuola neutra”. In altre parole, la scuola dello Stato costituzionale non è neutrale rispetto a tutti i valori presenti nella società perché lo Stato costituzionale stesso, di cui essa è un’articolazione, è fondato su un insieme determinato di valori positivi. La democrazia, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà, il pluralismo sono quelli che vengono più facilmente alla mente e possono perciò essere citati come esempio.

Rispetto a questi valori costituzionali, la scuola svolge una funzione specifica di trasmissione attraverso l’educazione. Non si può parlare pertanto di “indottrinamento” nemmeno quando la loro esposizione nella scuola sia fatta allo scopo specifico e con modalità concretamente idonee a promuovere l’adesione agli stessi da parte degli studenti, poiché tali comportamenti sono da considerarsi costituzionalmente legittimi (diversamente che per tutti gli altri valori, come già detto sopra). L’adesione della popolazione a questi valori fondamentali costituisce infatti un interesse costituzionalmente tutelato perché rappresenta il più importante presupposto del buon funzionamento dell’ordinamento giuridico.

Un documento nel Miur a favore della conoscenza della Costituzione e dei suoi ‘valori positivi’

Di più, l’art. 1 del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137 ha previsto proprio a questo fine uno specifico insegnamento da attivare già dai primissimi gradi di istruzione denominato “Cittadinanza e Costituzione”. L’importanza di questo insegnamento è stata riaffermata, da ultimo, anche nel documento del Miur “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” emanato agli inizi del 2018, nel quale si evidenzia il suo carattere “trasversale” e si afferma la responsabilità condivisa di tutti i docenti nel perseguimento degli obiettivi a esso sottesi. Anche a livello europeo, del resto, la Raccomandazione del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente aveva già individuato nello sviluppo di specifiche “competenze sociali e civiche” il contributo che si può richiedere all’istruzione ai fini «[della] conservazione e [del] rinnovo del contesto culturale comune nella società nonché [dell]’apprendimento di valori […] essenziali quali la cittadinanza, l’uguaglianza, la tolleranza e il rispetto» senza peraltro mancare di considerare «la sua particolare importanza in un momento in cui tutti gli Stati […] si trovano innanzi al problema di come affrontare la crescente diversità socioculturale».

Non è mia intenzione entrare in questa sede nel merito delle ultime vicende di cronaca locale, mi limito perciò, per concludere, a un auspicio sincero che questa sommaria descrizione dei principali istituti di diritto costituzionale rilevanti possa essere di qualche utilità a chi, invece, intenda farlo o, anche solo, che essa possa rappresentare un sostegno per lo sviluppo di opinioni più informate su quanto è accaduto.

Pier Francesco Bresciani

Pier Francesco Bresciani si è diplomato nel 2013 al liceo Torricelli ed è attualmente laureando in diritto costituzionale all’Università di Bologna e allievo del Collegio Superiore.

Approfondimenti

Sul tema dei valori e dell’etica pubblica costituzionale indico due contributi dottrinali recenti rimandando il lettore ai loro ampi apparati bibliografici:

SCACCIA, Gino, Constitutional Values and Judge-Made Law, 2017

SPADARO, Antonino, Laicità e confessioni religiose: dalle etiche collettive (laiche e religiose) alla “meta-etica” pubblica (costituzionale), 2007

Sul tema dell’insegnamento dell’educazione civica e in generale del ruolo della scuola nelle democrazie costituzionali europee segnalo invece due decisioni del Tribunal Supremo spagnolo e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, di cui si trovano, anche in rete, i più svariati commenti:

 

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