Al Mic arriva Made in Japan: tra ceramiche e stampe il racconto di una civiltà

Dalle stampe originali dell’Ottocento a preziosi manufatti orientali passando per arredi e opere ceramiche: tanti linguaggi diversi per raccontare le tante sfumature di una civiltà, il Giappone. Nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia che si svolgono in tutta Italia, dal 23 ottobre al 27 novembre 2016, il Mic, il Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza, propone la mostra “Made in Japan. La scultura ceramica giapponese del XX secolo nelle collezioni del Mic”, a cura della direttrice del Museo Claudia Casali. L’inaugurazione è prevista per il 22 ottobre 2016, alle ore 18, alla presenza del console generale del Giappone a Milano e della direttrice dell’Istituto di Cultura Giapponese a Roma. La mostra Made in Japan sarà visitabile fino al 27 novembre 2016.

Al Mic la più grande raccolta extraterritoriale di ceramica giapponese

Jun Nishida, Nought, 2002-porcellana
Jun Nishida, Nought, 2002-porcellana

Cento opere realizzate da artisti giapponesi, tra le più significative della sua collezione, per raccontare la storia della scultura ceramica nipponica del XX secolo. Grazie al Premio Faenza, il Concorso internazionale della Ceramica d’arte contemporanea istituito dal 1938, il Mic possiede la più grande raccolta extra territoriale di ceramica giapponese. «Il mondo ceramico italiano – spiega Claudia Casali, direttrice del Mic – fu invaso dalla presenza giapponese dalla metà degli anni ’60, grazie alle tante partecipazioni al Premio Faenza e alle iniziative collaterali organizzate dal governo giapponese (tramite la Japan Foundation o lo stesso Istituto Giapponese di Cultura di Roma e il Consolato Generale del Giappone a Milano), vere e proprie mostre che fornivano uno spaccato importante dell’arte ceramica contemporanea, caratterizzata, come sottolineò il critico Yoshiaki Inui, da una doppia personalità: quella legata più alla tradizione, dove forma e materia sono elementi fondamentali della ricerca, e quella più scultorea, dove l’elemento estetico è dominante». La maggior parte delle opere esposte in Made in Japan rimangono solitamente nei depositi del Museo.

Dieci stampe per raccontare una civiltà

Per contestualizzare la tradizione giapponese, che dalla metà dell’Ottocento affascinò tanto l’Europa, saranno esposte insieme alle sculture dieci stampe giapponesi d’epoca concesse in prestito dalla collezione d’arte Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in deposito al Museo di Palazzo Poggi di Bologna. La collezione è costituita da oltre 500 stampe xilografiche giapponesi raccolte agli inizi del Novecento. La collezione è composta quasi esclusivamente da stampe ukiyo-e (“immagini del mondo fluttuante”) del XIX secolo, collezionate da un ignoto amatore giapponese alla fine dell’Ottocento, costituisce una preziosa testimonianza del gusto dell’epoca. Accanto al nucleo principale costituito dalle stampe di Utagawa Kunisada (1786-1865), uno dei maggiori autori di xilografie dell’epoca, popolarissimo ai suoi tempi, poi trascurato e ora nuovamente rivalutato, vi sono numerose stampe di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), al quale oggi si dedicano numerose mostre e pubblicazioni in tutto il mondo. Molto importante è anche il nucleo delle stampe pubblicate a Ôsaka, piuttosto rare e lussuose, che si distinguono da quelle del filone principale dell’ukiyo-e, che fiorì soprattutto a Edo (l’attuale Tokyo). Unico e prezioso, infine, è l’insieme di stampe per l’infanzia.

Europa e arte giapponese: un amore nato nell’Ottocento

«Vedute del monte Fuji e beltà giapponesi – continua Claudia Casali – si imposero all’attenzione del pubblico europeo in occasione dell’Esposizioni Internazionali del 1987 e 1878, grazie all’apertura verso occidente dell’illuminato governo Meiji che supportò la cultura nipponica in Occidente. Lacche, ceramiche, metalli, bronzi, abiti, accessori incantarono gli spettatori, imponendo nuovi codici stilistici poi adottati dagli stessi artisti europei e un nuovo collezionismo». Tra gli altri Bonnard, Cézanne, Toulouse-Lautrec, Vallotton, Gaugin furono influenzati dalla sensibilità per la natura delle stampe giapponesi e dalle loro rappresentazioni di vita quotidiana.

Made in Japan: gli eventi collaterali

una-foto-di-tomoko-gotoLa mostra Made in Japan si chiude con uno sguardo fotografico sul Giappone oggi, attraverso la serie “Tokyo lost and found” dell’artista Tomoko Goto (1975). Scatti che raccontano la quotidianità della città giapponese attraverso i suoi abitanti, i suoi scorci, le sue incongruenze e le sue tanto assurde quanto piacevoli contraddizioni. Il 23 ottobre, inoltre, alle 11, all’interno della mostra, ci sarà lo spettacolo musicale “Favola di verdure” con poesie e prose del giapponese Yasuo Fujitomi e musiche originali di Hidehiko Hinohara e la partecipazione di Noriko Yakushiji, voce soprano e la Modern Sarti Ensemble. Infine sabato 26 novembre, alle 16.30, finissage della mostra con una conferenza sul fascino delle stampe giapponesi a cura di Alessandro Guidi, direttore del Centro Studi d’Arte Estremo-Orientale di Bologna. All’interno di questi eventi, grazie alla collaborazione con Caviro, si è deciso di organizzare durante le domeniche (su prenotazione con posti limitati) un aperitivo “nippoitaliano” composto dai vini dell’azienda faentina abbinati a un piatto giapponese.

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