Libri: Martina Nuccitelli racconta tre donne alla corte dei Manfredi

La storia ricostruisce gli episodi che vedono come protagonista quell’animale mutevole e sfaccettato che è l’essere umano, e per questo il suo racconto è sempre in evoluzione e revisione: ogni nuovo approccio a vecchie questioni porta a una rilettura del nostro passato. Nel libro Gentile, Cassandra e Francesca: tre donne alla corte dei Manfredi, che verrà presentato sabato 19 giugno alle 17 alla Bottega Bertaccini di Faenza, Martina Nuccitelli ha deciso di narrare un pezzo di storia manfreda e della società faentina al tempo delle signorie attraverso la vita di tre donne dell’epoca. Il libro è una rivisitazione in chiave narrativa delle tesi dell’autrice, laureata alla triennale in Storia e alla magistrale in Beni archeologici, artistici e del paesaggio presso l’Università di Bologna.

Il coraggio di tre donne rinascimentali: Gentile Malatesta, Cassandra Pavoni e Francesca Bentivoglio

Se l’incontro tra Nuccitelli e le tre figure femminili è avvenuto quasi per caso, il libro nasce con la volontà precisa – di donna, giovane e storica – di ridare valore a una categoria il cui peso specifico nelle vicende storiche non è del tutto riconosciuto. Ecco, quindi, che viene presentata Madonna Gentile Malatesta, reggente della dinastia dei Manfredi dal 1417, dopo la morte del Signore di Faenza Gian Galeazzo; seguono le vite intrecciate di Cassandra Pavoni e Francesca Bentivoglio, due donne molto diverse tra loro ma unite da Galeotto Manfredi – il grande amore della prima e il consorte imposto dell’altra. L’autrice dimostra l’importanza rivestita da queste donne nello sviluppo delle vicende signorili, senza tralasciare il contesto politico, sociale e di costume: il risultato – nonché dichiarazione d’intenti fin dall’introduzione – è un sentimento empatico tra il lettore e i tre personaggi, poiché in loro è possibile riconoscere le emozioni e le difficoltà che anche le donne di oggi affrontano nella vita personale e professionale.

Intervista a Martina Nuccitelli

Questo libro non è un saggio, ma ha comunque l’impronta di chi con la storia ci lavora: quanto è stato difficile trovare il giusto equilibrio tra le esigenze narrative e il linguaggio didascalico della storica?

«La mia formazione mi ha portato a usare un linguaggio scientifico, sintetico, poco descrittivo, non è stato facile riformularlo in chiave narrativa per farlo diventare accattivante e più fruibile. In questo mi è stata molto di aiuto la mia editor e secondo me l’obiettivo è stato centrato: sono riuscita a coniugare la veridicità storica con uno stile che avvicinasse il lettore alle protagoniste. Abbiamo cercato di ricreare gli odori, i tessuti degli abiti, il fango, i paesaggi, tutto quello che ci può portare a rivivere una storia che non è più con noi e che possiamo solamente leggere attraverso le pagine di un libro».

Qual è l’aspetto che ti ha maggiormente colpito di queste tre donne?

«Il coraggio dimostrato nei diversi ambiti. Gentile, pur non essendo mai stata preparata per ciò che affronterà durante la seconda parte della sua vita, non scappa da nessuna sfida e dalle difficoltà. Cassandra decide di seguire l’uomo che ama in una vita piena di incognite e Francesca… Francesca è coraggiosissima, anche se in un modo che potrebbe non essere compreso, compiendo delle azioni fuori dal normale per una donna del Medioevo»

Nell’introduzione dichiari subito il tuo amore per Faenza, che vivi in maniera attiva anche partecipando alle rievocazioni storiche e che è cornice e al tempo stesso grande protagonista delle vicende che narri. La Faenza attuale, ha qualcosa in comune con la Faenza storica di cui parli?

«Nei secoli Faenza ha subito diverse modificazioni che hanno cambiato il suo aspetto, soprattutto nel Settecento, ma ancora oggi ci sono alcuni scorci che possono aiutare a immergerci nel passato. Due su tutti, che secondo me sono molto belli e particolari: Santo Stefano Vetere, che si affaccia da un lato su corso Mazzini, mentre da via XX Settembre si può vedere il retro, l’abside ottagonale; San Maglorio, una chiesa su via Campidori, vicinissima al museo delle ceramiche, che purtroppo è stata completamente dimenticata, mentre meriterebbe di essere valorizzata».

Il libro, edito dalla casa editrice White Line, fa parte della collana Faenza a 360° dedicata a autori e temi faentini e ha al suo interno i disegni di Romolo Liverani.

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