Faenza ritrovata: 148 immagini per riscoprire la storia della città prima e dopo la guerra

Un libro che è un vero e proprio racconto, attraverso 148 immagini, lungo 55 luoghi di Faenza distrutti nel periodo compreso tra il marzo 1944 e l’aprile 1945. Dopo pochi mesi dalla prima pubblicazione, è in procinto di uscire la seconda edizione del libro “Faenza Ritrovata” a cura di Mauro Gurioli (ed. Tempo al libro) realizzato in collaborazione con la Fototeca Manfrediana, il patrocinio del Comune di Faenza e la collaborazione con lo studioso Stefano Saviotti. Un successo che testimonia il bisogno dei faentini di riscoprire i luoghi della propria città. Inoltre, visto il grande successo di pubblico, la mostra “Faenza distrutta, Faenza ricostruita” a cura dell’associazione Acsè viene prolungata e sarà visitabile fino al 23 febbraio 2020, sempre negli stessi orari (sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19), al Museo del Risorgimento a Palazzo Laderchi.

Intervista a Mauro Gurioli

Mauro, come è nata l’idea di questo progetto editoriale?

“Fondamentalmente dalla mia curiosità. Alcuni anni fa comprai delle vecchie cartoline di Faenza e me ne innamorai. Da quel momento ho desiderato riscoprire il volto della mia città prima della guerra e circa un anno fa ho iniziato a definire il progetto, contattando l’associazione Fototeca Manfrediana e consultando le fonti di cui disponevo”.

Qual è stata la cosa più difficile nel realizzare “Faenza Ritrovata”? E quale invece la soddisfazione più grande?

“La difficoltà maggiore è stata delimitare il campo di ricerca, incrociando tra loro le informazioni e creando una lista dei luoghi di Faenza ‘da ritrovare’. La soddisfazione più grande? Vedere, nella fase di impaginazione, che la città perduta riprendeva forma, almeno in parte”.

Al termine della stesura del libro, che cosa ti ha colpito di più della Faenza prima della guerra? E cosa invece ti ha colpito dell’epoca della ricostruzione?

“Mi ha colpito tutto ciò che la guerra ci ha tolto. Le 55 sintesi storiche che ho scritto mostrano come siano bastati pochi mesi per distruggere quello che i faentini avevano costruito nell’arco di secoli. E mi hanno colpito le vittime, i diari dei testimoni diretti dei bombardamenti: ho dato voce anche alle storie di alcuni degli oltre 1.000 civili faentini morti per cause belliche. Della ricostruzione mi ha colpito la forza di volontà, di ripartire da un cumulo di macerie per restituire a Faenza simboli come la Torre dell’Orologio, il Museo delle Ceramiche e la Biblioteca… altri luoghi, purtroppo, hanno avuto un destino meno felice”.

Tra le 148 immagini storiche della città, ce n’è una, in particolare, a cui sei più legato e che ci vuoi raccontare?

“Ti racconto l’immagine perduta per eccellenza. Una foto scattata dal campanile dei Servi verso il Lamone e il Borgo. Di quello scatto oggi restano solo alcuni edifici della parte destra di corso Saffi: tutto il resto, compreso il punto di osservazione, non esiste più: la chiesa di San Bernardo, Casa Bartoli, il Ponte di Ferro, e poi l’antico Borgo, di aspetto diversissimo da quello attuale. Un’immagine che mi ha fatto molto riflettere”.

Veduta di Faenza dalla Chiesa dei Servi – Dall’archivio storico della Fototeca Manfrediana.

“I luoghi ci parlano della nostra vita civile”

Perché, secondo te, è importante fare memoria dei luoghi del passato?

“Senza memoria non si costruisce il futuro. Vedo invece tanta indifferenza, superficialità e disinformazione rispetto al nostro passato. Ho voluto dare un peso tangibile – 630 grammi, per la precisione, ma il libro avrebbe potuto pesare molto di più – a ciò che abbiamo perso a Faenza a causa della guerra. Ho voluto raccontare nei dettagli come e perché è successo, ma soprattutto in quale contesto storico è avvenuto. I luoghi ci parlano della vita civile e l’annientamento di quest’ultima ci mostra quanto l’essere umano possa cadere in basso. Riunire in un libro tutto ciò che non c’è più, insieme alla sua storia, è un modo per comunicare l’importanza di costruire la pace ogni giorno, con le nostre azioni e le nostre scelte. Una lezione che noi umani, nonostante tutto, non abbiamo ancora imparato”.

Hai altri progetti in cantiere legati al tema affrontato in questo libro?

“Sì, certamente. Mentre leggevo e scrivevo, in biblioteca o nel mio ufficio, ho scoperto un nuovo amore: quello per la ricerca storica. Dopo la pubblicazione del libro ho ricevuto molti messaggi di apprezzamento e sono stato contattato per vari progetti: alcuni sono nuovi, altri partono proprio da Faenza Ritrovata per diffondere i contenuti del libro e farli arrivare anche ai più giovani”.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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