I sindaci di Faenza. Gallo Marcucci: cattolico e liberale (1895-96, 1902-03, 1904-1913)

Il sistema che vedeva egemoni le due forze liberali andò presto in crisi. Alcuni elementi lo minarono dall’interno: anzitutto con Regio decreto 10 febbraio 1889, n. 5921 veniva rivoluzionato da un lato la figura del sindaco (ora eletto tra i consiglieri e non di nomina regia), e al contempo venne allargata la platea degli aventi diritto al voto, estendendo cioè a coloro che pagavano le imposte dirette e le tasse patrimoniali (escludendo inoltre gli inabili, i falliti e gli analfabeti). Era il primo passo che avrebbe portato verso il suffragio universale maschile, toccato poi nel 1919 (passando poi per la legge 30 giugno 1912, n. 666).
Altro elemento detonante per l’implosione del “sistema” fu la comparsa alcune nuove forze incardinate nel concetto di “partito di massa”, poiché nascevano per dare voce e per difendere gli interessi a grandi quantità di uomini.

La nascita dei partiti di massa: il Psi di Andrea Costa

La prima di queste forze era il Partito Socialista Italiano (PSI): fondato a Genova il 14 agosto 1892, esso voleva essere rappresentativo delle istanze operaie – e lavoratrici – che non si riconoscevano nei due schieramenti liberali. La Romagna era stata terra di precursori del movimento: Andrea Costa, imolese, nel 1881 aveva organizzato il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, che chiedeva – tra le altre cose – più rappresentanza dei lavoratori nelle amministrazioni locali e nazionali. Con la legge elettorale del 1882 egli riuscì a essere eletto alla Camera, portando quindi tali richieste massimaliste nel dibattito pubblico nazionale. Dietro a questa nuova forza politica (come per i partiti liberali stava l’ideale dell’unità nazionale, frazionata poi nel modo in cui essa doveva essere raggiunta), risiedeva un concetto basilare: l’idea di una società di liberi e di uguali, dove la popolazione non fosse divisa, dove il bene comune fosse superiore al profitto del singolo. Anche dentro il PSI ovviamente si scontravano visioni diverse (solo per citare, la forma “francese” incarnata dal filosofo Saint Simon, e la versione “tedesca” di Karl Marx).

L’alleanza tra Socialisti e Repubblicani: Giuseppe Masoni, un mazziniano, alla guida del Comune

Questo fermento socialista aveva avuto nelle elezioni comunali del 1889 un punto di convergenza con i repubblicani, dentro il partito detto l’Estrema, gruppo politico che, a Faenza, aveva una voce: il giornale “Il Lamone” (lo stesso che nel 1898 fu scomunicato per una poesia satirica di Olindo Guerrini contro il vescovo Gioacchino Cantagalli). Per capire l’importanza politica che questa testata ebbe nel 1889, basti pensare che tre membri del consiglio d’amministrazione del giornale vennero eletti in consiglio comunale, ovvero Pompeo Babini (con 1.523 voti), Vincenzo Brussi (con 1.475) e Clemente Caldesi (2.088 voti).
Il consiglio comunale a trazione repubblicana-socialista elesse a sua volta l’avvocato Aristide Bucci. Pochi anni dopo, lo stesso consiglio in mano all’Estrema giunse a portare un mazziniano alla guida del comune: nel 1894 venne infatti eletto Giuseppe Masoni il quale rifiutò di prestare giuramento al Re e rimase invece facente funzione di sindaco.

La reazione dei cattolici: Faenza dalle prime deroghe al non-expedit all’essere perla bianca nel mare rosso

Questa alleanza portò tuttavia ad attivare tutta quella parte esclusa, come dice Pietro Albonetti:

nel 1889 […] Faenza ebbe una maggioranza municipale, che pure appartenendo nei suoi vertici dirigenti al ceto borghese aveva raccolto attorno a sé il voto repubblicano e socialista. Evidentemente l’antagonismo politico anche all’interno degli indirizzi borghesi si era radicalizzato. Questa svolta fece uscire allo scoperto i cattolici. Dietro l’impulso della Rerum novarum il fenomeno fu generale, ma a Faenza in breve tempo i cattolici non fecero solo pendere l’ago della bilancia verso i moderati, bensì ebbero facilmente in tasca la borghesia laicista e in seguito alle prime flessioni repubblicane poterono spostare il tiro contro i socialisti. Entrò nell’agone politico una forza reale e consistente […] per potere affermare il loro peso i cattolici ricorsero agli intellettuali della città, alle masse contadine, a tutto quel mondo che era restato fedele alle direttive e all’organizzazione della Chiesa. Forte di questi contingenti il risveglio cattolico si mostrerà decisivo anche nell’ideologia economica: di freno tanto agli sviluppi capitalistici e borghesi quanto agli orientamenti borghesi.

Anche Luigi Lotti scrive di quel momento fondamentale per la storia cittadina, identificato – forse – come l’attimo in cui Faenza diventò, davvero, la perla bianca nel mare rosso:

a Faenza al contrario proprio il voto cattolico delle campagne doveva rafforzare la vittoria del 1895 e trasferirla poi, nel 1904, anche sul piano politico allorchè la Santa Sede concesse le prime deroghe al non-expedit. […] Le cause erano molteplici: in città l’attaccamento alla Chiesa, tradizionalmente radicatissimo a Faenza, anche su solide basi culturali, e di conseguenza un laicato proporzionalmente più numeroso, e soprattutto più pronto, attivo e dinamico; e in questo laicato la presenza di uomini come il conte Carlo Zucchini e, sul piano delle organizzazioni coloniche, come Antonio Medri, infaticabile creatore e trascinatore dei mezzadri cattolici […] Tuttavia, per oltre un quindicennio, l’indiscussa egemonia cattolica nelle campane e il peso schiacciante anche in città rispetto agli alleati liberali non portò mai a una preminenza formale del mondo cattolico. I ricordi, ancora così vicini, del Risorgimento in una ex-città pontificia, il fatto che la questione romana fosse ancora aperta […] rendeva inimmaginabile che i cattolici potessero andare oltre l’appoggio ai liberali. Cosicchè il Comune fu retto per anni da un uomo – per altro di rara levatura e dedizione – come il liberale Gallo Marcucci, e la rappresentanza parlamentare del collegio faentino fu affidata nel 1904 e nel 1909 a un liberale d’estrazione cattolica come il conte Giovanni Gucci-Boschi, e dopo la sua morte, all’ingegner Luigi Cavina.

Gallo Marcucci: “uomo di Chiesa ma orientato da spirito critico, praticante ma non bigotto”

Ecco allora affacciarsi la seconda forza “di massa”, e anch’essa, dal 1899, con una propria voce per diffondere il proprio ideale – a oggi il giornale più longevo della città -: “Il Piccolo”. E, proprio nel 1895, allentando le restrizioni del non expedit (superate solo nel 1912 con il “patto Gentiloni”, che diede il via libera ai cattolici per il proprio impegno in politica), sullo scranno del sindaco salì il primo uomo appoggiato dai cattolici: Gallo Marcucci.

Gallo Marcucci nacque a Faenza il 14 aprile 1862. Dopo aver compiuti gli studi a Lucca e nel Liceo Classico di Faenza, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Roma, dove si laureò ed aprì uno studio legale. Antonio Zecchini nel suo “Cenacolo Marabini” dà una descrizione interessante di Gallo Marcucci, quale uomo sì “di Chiesa”, ma orientato a una sorta di spirito critico capace di coniugare alcuni elementi radicali della città con il nuovo movimento popolare che stava avanzando: nutrito di Fede cristiana fin dagli anni più belli, [… ] aveva si abbandonato le pratiche della Chiesa come superflue; le aveva confinate lontano con i ricordi dell’adolescenza […] e ritornò praticante, ma non bigotto, perché egli aveva della Religione un’idea ben lontano da quel convenzionalismo onde alcuni la impoveriscono e la deturpano a proprio comodo personale. Egli appunto si tratteneva dal mostrarsi convinto osservante e francamente usando alle chiese e assistendo ai sacri ministeri faceva pubblica professione dei propri convincimenti, né esitava a frammischiarsi al popolo in tali atti, in ossequio al Cristo, che fu a tutti fratello.

Sviluppo economico e culturale: nel 1908 Faenza ospita l’Esposizione Torricelliana

Al primo mandato, appena un anno dal 30 giugno 1895 al 29 luglio 1896, seguì un secondo anch’esso breve (dal 17 ottobre 1902 al 15 settembre 1903) e infine un terzo mandato dal 25 luglio 1904 al 3 aprile 1913, anni in cui Gallo Marcucci e la sua giunta influirono sulla città, lasciando molte e tangibili testimonianze. Ci facciamo guidare in questo caso da Stefano Saviotti:

Il nuovo secolo portò trasformazioni urbanistiche sempre più estese e consistenti, legate allo sviluppo economico e demografico del Comune, che nel 1901 raggiunse i 39.838 abitanti. Nel 1905 il rettifilo di viale Baccarini fu prolungato, mediante il taglio della facciata del seicentesco palazzo Strozzi (oggi Istituto d’Arte). La soppressione della cinta daziaria in quello stesso anno permise l’apertura di nuove strade di collegamento fra centro e periferia, favorendo l’espansione dell’abitato fuori dal vecchio nucleo, ritenuto malsano in più zone per carenza di aria e luce solare. Viale Baccarini in quegli anni fu l’asse portante della Faenza moderna e culturalmente vivace del primo Novecento: lungo di esso sorsero il Museo delle Ceramiche (1908) e l’Istituto d’Arte Ceramica (1916), ma anche l’Ebanisteria Casalini, la già citata fabbrica di ceramiche Minardi, l’albergo Torricelli (1908) ed alcune ville di pregio. Il culmine si raggiunse con la grande Esposizione Torricelliana del 1908, che per l’appunto si svolse lungo viale Baccarini. Qualcosa del genere si sta ripetendo al giorno d’oggi lungo la via Granarolo, con l’insediamento di attività produttive collegate al previsto parco tecnologico “Torricelli” ed al nuovo Scalo Merci, e relativo corollario di attività commerciali, alberghi e residenze. Nel 1910 fu aperto il collegamento fra via S. Ippolito ed il Borgotto, vennero ricavati due passaggi a lato di Porta Imolese ed inaugurato il Teatro Sarti. Nello stesso anno, ben più importante fu l’approvazione del piano regolatore del primo quartiere pianificato della città, il quartiere di Mezzocampo (zona fra via G. da Oriolo e via Paradiso). Il terreno da urbanizzare misurava 23.277,50 mq., e vi fu tracciata una semplice scacchiera stradale con due strade parallele alla via Emilia e due perpendicolari, larghe 9 metri ad eccezione di via Donati, larga sedici. Le nuove strade furono provviste fin da subito di fognature, lavabili con l’acqua del vicino Canal Grande, e di marciapiedi asfaltati, mentre la carreggiata fu pavimentata con massicciata macadam (ghiaia di varie pezzature compattata con il rullo compressore mentre viene innaffiata).

Il 15 aprile 1915 Gallo Marcucci lasciava la città di Faenza, essendo stato quell’anello di congiunzione che portò il mondo cattolico  ad affacciarsi alla politica, gettando – insieme ad altri – un seme che, al termine del primo conflitto mondiale sarebbe germogliato e diventato un alto albero. Ma di questo parleremo nel prossimo appuntamento.

Mattia Randi

Per saperne di più?

A. Montevecchi, B. Nediani, M. G. Tavoni (a cura di), Politica e società a Faenza tra ‘800 e ‘900. Saggi e testimonianze dall’antifascismo alla Resistenza, Imola, Grafiche Galeati, 1977

Alessandro Montevecchi (a cura di), Faenza nel Novecento, vol. I, Faenza, Edit Faenza, 2003

Antonio Zecchini, Il cenacolo Marabini, Faenza, Stab. grafico F. Lega, 1952

Altri articoli sulla storia dei sindaci di Faenza

Carboni e Betti: due liberali in scontro

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.