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Due nuove vie a Faenza dedicata agli ex sindaci Antonio Zucchini e Pietro Baldi

La Giunta del Comune di Faenza, dando seguito alle indicazioni della commissione Toponomastica, ha deciso di dedicare due nuove vie a due importanti amministratori locali: Antonio Zucchini e Pietro Baldi. Un destino cittadino gli unisce: entrambi sono stati primi cittadini (Zucchini negli anni Venti e Baldi negli anni Cinquanta del Novecento), entrambi nelle fila delle formazioni politiche di ispirazione cattolica (Zucchini nei Popolari e nella Democrazia Cristiana, Baldi nella Democrazia Cristiana). Di come abbiano inciso nella vita cittadina e come il loro nome è legato alla nascita dell’isola bianca abbiamo avuto modo di parlarne in un articolo apparso solo pochi mesi fa. Oggi vogliamo però dare spazio alle loro storie personali, con un evento per ciascuno. Un evento che ha segnato la loro vita, in maniera decisiva.

Un ricordo che si accompagna a quella targa che indica brevemente gli estremi, il nome e cognome, per capire di più dell’importanza di quel nome e di quel cognome.

Antonio Zucchini

“Martedì sera alle 21.30 alla Casa del Popolo, in via Giulio Castellani 25, erano, come al solito, radunati gli amici cattolici e popolari, intenti gli uni a conversare, altri a divertirsi nelle sale da gioco, altri nella sala di lettura. Ad un tratto, dalla entrata principale del Circolo, si sente un gran baccano e immediatamente avviene nella sala del buffet una invasione di fascisti, armati di rivoltelle, pugnali, mazze ferrate […] la spedizione si accanì poi particolarmente contro l’ex Sindaco conte avv. Antonio Zucchini, che si trovava nella sala di lettura. Ben presto da tre o quattro energumeni egli fu minacciato con le rivoltelle e percosso con bastoni. Inseguito quindi in una sala vicina, veniva, con rivoltelle e pugnali alla mano obbligato a firmare una dichiarazione in cui si riconosceva che i fascisti non avevano in precedenza fatto violenza contro i popolari. […] I fascisti alle 21.45, ed a richiamo di un loro capo, si allontanarono in formazione militare dalla Casa del Popolo […] I feriti furono tosto curati nel miglio modo all’Ospedale Civile, dove furono trasportati e giudicati guaribili dai 10 ai 25 giorni”

Un quarto d’ora della vita di Antonio Zucchini. Forse il più duro. Era martedì 13 febbraio 1923. Le parole sono chiare, precise. L’articolo qui riportato nell’edizione del 18 febbraio de “L’idea popolare” – oggi “Il Piccolo” – descriveva cinematograficamente quegli avvenimenti. Ma cosa aveva suscitato contro Zucchini la furia fascista? Cosa aveva fatto per meritarsi tanto astio? Sempre il medesimo giornale risponde: lunedì 12 febbraio la giunta comunale, presieduta proprio dal conte Antonio Zucchini, si era dimessa, accusando il Partito Fascista di imporre “ad ogni costo le dimissioni della amministrazione popolare”.

Antonio Zucchini lasciava alla città una importante eredità con la firma delle sue dimissioni: pareggio di bilancio; costruzione di alloggi presso la Caserma Francesco Carchidio; una nuova scuola in campagna e a Granarolo; la scuola di Musica; la Pinacoteca; il restauro del Teatro Masini. Tutto questo non era valso a bloccare la spinta fascista. La marcia su Roma aveva infatti inizialmente appoggiato un’asse tra i popolari e il Pnf, poi risolta dalle reciproche diffidenze e dalla necessità dei fascisti di giungere al governo da soli. Anche a Faenza il triennio di Antonio Zucchini era d’impiccio. Le dimissioni erano cercate – come si legge dall’articolo centrale – da un logorare di mancate risposte circa alcune rassicurazioni richieste dalla giunta faentina al governo centrale (rassicurazioni mai arrivate). A queste si accompagnarono poi i fatti: alle denuncia delle pressioni seguirono le botte. Antonio Zucchini si ritirò a vita privata dopo quell’esperienza. Ma presto la politica, quella seria, non quella dei manganelli, lo avrebbe richiamato al servizio.

Pietro Baldi

Nel 1956 si veniva da una stagione importante. La prima giunta a guida Dc aveva inanellato una serie di importanti interventi in tutta la città, dalla torre civica innalzata nel 1955 alla nascita della zona di via Marozza, senza dimenticare gli importanti interventi di edilizia scolastica. Tuttavia la dirigenza dello scudo crociato era preoccupata, perché il partito era passato al 44,9% dei consensi (1948) al 41,6%. Tuttavia era ancora il primo partito ed il sindaco uscente, Pietro Baldi, aveva ottenuto un personale score di 1132 preferenze. Tuttavia l’11 giugno 1956, scrive Pietro Baccarini, “il gruppo giovanile della sezione della democrazia cristiana di Faenza […] preso atto dei risultati delle elezioni amministrative del 27 e 28 maggio […] invita gli organi competenti a varare la formazione della Giunta Comunale affinché esprima, politicamente e socialmente, la volontà dell’elettorato, che vuole un indirizzo nuovo, idee nuove, uomini nuovi che antepongano il bene del cittadino a loro personali concezioni amministrative, esige una collaborazione tra Partito ed Amministratori, fino ad oggi mai avvenuta”.

Cosa stava accadendo? Una sfiducia nei confronti di Baldi? Non era proprio così: equilibri all’interno del partito minarono ben presto la candidatura a sindaco di Pietro Baldi il quale si trovò a essere oggetto del desiderio, ma a non poter scegliere con chi fare il suo mandato (la giunta non l’avrebbe scelta lui!). Continuità, chiedeva, con l’amministrazione che aveva visto rinascere la città, dal ponte delle Grazie inaugurato ad inizio del suo mandato, alla torre civica. Decise di recedere dalla proposta fatta di diventare nuovo sindaco, nonostante proprio Zucchini a più riprese cercasse di convincerlo. A quel punto Baldi spianò la strada alle richieste del gruppo G. Donati. Era iniziata l’era Assirelli.

Come si è visto entrambi i nomi hanno segnato la nostra città, con opere immortali che ancora oggi i faentini ammirano e guardano con affetto. Ricordare questi due uomini dedicando loro strade e vie significa tributare un grande grazie a chi ha reso questa città piena e viva.

Mattia Randi

Per sapere di più su Antonio Zucchini e Pietro Baldi:

Pietro Baccarini, Antonio Zucchini fra religiosità e politica, 1891 – 1971, Faenza, Edit Faenza 2015

Pietro Baccarini, Elio Assirelli fra impegno morale e servizio civile, 1923-2009,Faenza, Edit Faenza, 2018

Pietro Baccarini, La Democrazia cristiana di Faenza, 1943-1975. Microstoria di una grande stori,Faenza, Edit Faenza, 2006

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