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Ceramiche Déco al Mic: ecco come Faenza interpretò questo “stile di vita”

Jazz, fox-trot, tango, identità tra maschile e femminile, emancipazione femminile, orientalismo, ritmo, velocità delle automobili, modernità della metropoli, innovazione e glamour, questi sono i tratti distintivi della moda che investì gli stili di vita della classe borghese internazionale tra gli anni Venti e Trenta del 1900. E il Mic, il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, investigherà con il suo punto di vista privilegiato quest’arte con “Ceramiche Déco. Il gusto di un’epoca”, a cura di Claudia Casali, in mostra dal 18 febbraio al 1° ottobre 2017. L’esposizione faentina – parallela a quella in atto ai Musei San Domenico di Forlì – concentra la propria attenzione sulla produzione ceramica italiana e internazionale a partire proprio da quella faentina, che in quegli anni, fu fondamentale per lo sviluppo e l’affermazione del gusto Déco in Italia.

Il ruolo di Faenza sulla scena artistica internazionale

décoIl Déco, fu appunto uno stile di vita, un gusto, come ha sottolineato Rossana Bossaglia nel catalogo della sua mostra “L’art Déco in Italia” al Museo archeologico di Aosta nel 2003 , una moda che portò a una grande scoperta delle arti artigianali per la produzione di suppellettili: oggettistica, arredi, grafiche e tessuti. Una strada già avviata dal Liberty che nel Déco vide l’abbandono delle linee biomorfe per quelle astratte, più rigorose, attente alla funzione e alla produzione in serie, avviate dalle ricerche futuriste di Depero e Balla. Nel contesto romagnolo questo avvenne grazie a figure di spicco come Domenico Rambelli, Francesco Nonni, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Riccardo Gatti, Giovanni Guerrini, Ercole Drei aggiornati e invasi di fermento creativo grazie all’aggiornata “scena” stimolata dal Museo Internazionale delle Ceramiche e dalla Regia Scuola Ceramica fondati da Gaetano Ballardini rispettivamente nel 1908 e nel 1919. Autori poliedrici che si occuparono anche di grafica, ebanisteria, intarsio, moda, e che furono protagonisti – come partecipanti e curatori – a tutte le tre Biennali Internazionali dedicate alle arti decorative (1923, 1925, 1927) organizzate da Guido Marangoni a Villa Reale di Monza, e poi alle triennali.

Per la prima volta il Corteo Orientale del 1925 di Francesco Nonni

Una selezione di 130 opere per raccontare lo “stile di vita” del déco. Nella mostra al Mic di Faenza un ruolo di rilievo è dato alla figura di Francesco Nonni di cui saranno esposte diverse opere alcune pressoché inedite. Per la prima volta sarà esposto al pubblico il “Corteo Orientale” del 1925 (nella foto di copertina all’articolo, ndr) – il Mic possiede una versione successiva del 1927 – che vinse la medaglia d’Argento all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi, ( Parigi sancì la nascita ufficiale dell’ Art Dèco) e la “Danzatrice” (1924) opera totalmente inedita. «Il Corteo Orientale del 1925 – spiega Claudia Casali, direttrice del Mic – ha un’impostazione simile a quello che appartiene al Museo, ma la decorazione è molto differente».

Claudia Casali: “Un’epoca instabile, che definì il segno di un tempo”

ceramiche décor«Déco definisce il senso e il segno di un tempo che si mescola con le categorie di ritorno all’ordine, Valori Plastici, Novecento, astrazione e realismo magico – commenta Claudia Casali – Déco esprime il gusto eclettico di un’epoca instabile, risultato e commistione di vari stimoli, il quale, nonostante le avversità economiche e politiche, prosegue il suo cammino fino alla metà degli anni Trenta» e aggiunge «Francesco Nonni (1885-1976) dal 1919 al 1926 realizzò con Anselmo Bucci, Pietro Melandri e Paolo Zoli i pezzi più significativi del Déco italiano».

Massimo Isola: “Artisti faentini capaci di raccontare la storia nazionale”

La mostra curata da Claudia Casali vuole raccontare i protagonisti faentini e le loro relazioni, la documentazione storica di quest’arte, e le grandi manifatture italiane ed estere. «A inizio Novecento a Faenza – racconta il vice sindaco Massimo Isola – vivevano una moltitudine di artisti che sono riusciti a raccontare la storia nazionale. Si è avuta una concentrazione di creatività e un sistema di relazioni che Faenza sono stati molto importanti. Quella generazione ha scelto di unire la tradizione allo scenario europeo, senza autoreferenzialità».

Art Déco: un’arte internazionale ed eclettica

deco arteLe ceramiche in mostra, saranno affiancate anche da vetri, arredi e i metalli di Guerrini, dalle xilografie di Nonni, dagli arredi di Berdondini, dalle ceramiche di Melandri (di cui in mostra si espone un servizio da tavola inedito), dai magnifici esemplari realizzati presso la Regia Scuola sotto la direzione artistica e creativa di Domenico Rambelli e Anselmo Bucci. Diversi i raffronti nazionali, con gli splendidi esemplari di Gio Ponti e Giovanni Gariboldi per la Richard Ginori, le manifatture Lenci e Rometti, ed internazionali con le ceramiche tedesche della Repubblica di Weimar, l’austriaca manifattura Wiener Werkstätte con nuovi stilemi introdotti da Michael Powolny, Otto Prutscher, Dagobert Peche, le belghe con le manifatture di Boch Frères e la Fabbrica Imperiale e Reale di Nimy e le danesi manifatture Bing e Gröndhal di Copenhaghen, i cui pezzi esposti a Monza furono donati dall’allora storico direttore Poul Simonsen al Museo faentino, a seguito della Biennale di Monza del 1927, per arricchire le collezioni internazionali.

La mostra si inserisce nell’ambizioso progetto Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia dei Musei di San Domenico di Forlì promosso dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e fa parte di un circuito espositivo collaterale, promosso dalla stessa Fondazione di Forlì, in cui è compresa anche “Magiche Atmosfere Déco” curata da Beatrice Sansavini e Paola Babini, presso il Padiglione delle Feste e del Divertimento di Castrocaro Terme (FC) in programma dal 18 febbraio al 2 luglio 2017.

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