Un volume per ricordare l’ex sindaco Veniero Lombardi

Una generazione politica ha avuto in lui il suo punto di riferimento all’interno del PCI, nel momento in cui la sinistra faentina per la prima volta andava al governo della città. A quattordici anni dalla scomparsa di Veniero Lombardi, primo cittadino di Faenza fra il 1975 ed il 1981, viene pubblicato un volume per raccontare la sua vicenda politica, inserendola nel contesto dei cambiamenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, spiegandone il significato per tutta la città. Sabato 8 aprile, alle 9.30 presso la Sala del Consiglio Comunale, si terrà la presentazione del libro “L’acqua e le rose. Storia di Veniero Lombardi sindaco di Faenza… e un po’ anche di noi”, scritto da Gabriele Albonetti, già presidente della provincia di Ravenna e deputato, casa editrice Il Ponte Vecchio di Cesena.

Veniero Lombardi è una figura peculiare fra gli amministratori locali manfredi: segretario comunale del PCI e consigliere regionale, nel 1975 sarà il primo – ed unico – comunista a guidare il Comune di Faenza, da sempre appannaggio delle forze cattoliche. Dopo i saluti dell’attuale sindaco Giovanni Malpezzi, si analizzerà la figura di Lombardi ed il contesto storico e politico nel quale ha agito anche attraverso le testimonianze di tre ex sindaci faentini: Pietro Baccarini (DC, sindaco fra il 1974 e il 1975), Giorgio Boscherini (PSI, 1981-1993) e Claudio Casadio (Ds e poi PD, 1999-2010).

Gabriele Albonetti: “Veniero Lombardi ha dato molto a Faenza”

1970. Lombardi il giorno dell’insediamento del primo Consiglio Regionale (foto archivio storico Assemblea legislativa)

Ma qual è stata la motivazione per intraprendere questo ruolo di ricerca? «L’esigenza era prima di tutto morale e personale – spiega l’autore Gabriele Albonetti – Ho cominciato la mia vita politica a 24 anni, come Capo di gabinetto del sindaco Veniero Lombardi. In quei sei anni da lui ho imparato i rudimenti dell’attività politica, amministrativa, a trattare con le persone, a gestire e risolvere i problemi con grande concretezza. Io devo tutto a Lombardi: sentivo prima di tutto il dovere verso un uomo». Un uomo che negli ultimi anni della sua vita, a causa di una grave malattia, era praticamente scomparso dalla vita pubblica. L’ultimo ruolo politico decisivo fu nel 1994, durante la formazione della giunta De Giovanni (il primo sindaco dell’Ulivo), quando convinse molti vecchi militanti a “mettersi insieme” a una parte dei vecchi nemici, i democristiani.

«Dopo la morte di Lombardi si diede vita ad un’associazione in suo nome, con principale scopo statutario quello di promuovere la memoria dell’ex sindaco. In quel frangente mi venne chiesto se me la sentivo di scrivere un libro, ma allora ero parlamentare e non avevo tempo. Nel 2013, cessata l’attività politica, mi ci sono messo dietro, documentandomi presso le sedi di partito, la biblioteca, gli archivi del Comune, per sostenere la mia memoria ed integrarla”. Albonetti non nasconde la soddisfazione per il risultato finale: “alla fine è venuta fuori la storia di due generazioni: la sua, che ha fatto la resistenza (come Lombardi, staffetta partigiana a 15 anni), e quella successiva, che si affaccia alla vita pubblica dopo la grande catarsi del Sessantotto, che aveva visto in Lombardi il proprio principale interlocutore all’interno del PCI”. Molti quindi si potranno ritrovare nelle vicende, nelle fotografie e nelle situazioni presenti nel volume.

“La storia di Lombardi è molto attuale per la vita amministrativa e politica di Faenza”

La storia di Veniero Lombardi non rimane però cristallizzata all’esperienza individuale, ma si inserisce a pieno titolo nella complessa vita politica della Faenza degli anni Settanta. «Ci sono cose molto attuali, come la discussione sul pareggio di bilancio, fra i rigoristi formali (nella DC al governo della città, ma anche fra i comunisti) e chi come Lombardi riteneva che la priorità fossero i servizi per i cittadini, in una situazione che vedeva Faenza senza gli asili e con meno servizi sociali rispetto agli altri Comuni vicini», afferma l’autore. Una discussione che si avrà poi all’interno della stessa giunta comunista, con Veniero Lombardi che una volta arrivato a Palazzo Manfredi sostenne l’idea di non approvare un bilancio di contenimento, volendo incrementare la spesa sostenuta dal Comune. Una scommessa poi vinta, visti i Decreti Stammati del 1977, che risanarono la finanza pubblica ed introdussero il criterio della spesa storica (i contributi statali a favore dei singoli enti locali era pari alla spesa corrente sostenuta l’anno precedente, aumentata di una certa percentuale fissa), un approccio che premiò chi aveva scelto nel ’76 di approvare bilanci espansivi, come il Comune di Faenza.

La missione di Lombardi: far uscire il PCI dal settarismo e aprire il dialogo con il mondo cattolico

Ma quale fu la ricetta che permise a Veniero Lombardi di ribaltare i tradizionali rapporti di forza fra la DC e il PCI? “Faenza non è l’Emilia-Romagna: nella Romagna rosso-verse, socialcomunista-repubblicana, è la famosa isola bianca – spiega Gabriele Albonetti, richiamando la specificità faentina e le profonde motivazioni strutturali, radicate nella storia – C’è un filone che tiene assieme molti secoli, per il quale nella città è sempre prevalsa un’egemonia cattolica che ha coperto sia la parte conservatrice che quella innovativa della società. E’ sempre dentro al mondo cattolico che si sviluppano la destra e la sinistra, la conservazione e il progresso. In sostanza Lombardi capisce che dopo le sconfitte del 1948 alle politiche e del 1951 alle amministrative sarà dura vincere a Faenza per il PCI, e dopo l’entusiasmo della Resistenza si deve cominciare una lunga traversata nel deserto”.

Negli anni seguenti il futuro sindaco matura così una sua idea su Faenza, che si presenta come meno industrializzata e più agricola rispetto alle città vicine, a forte trazione agraria e mezzadrile, mentre sono poco presenti i braccianti, il settore sociale che tradizionalmente sostiene le forze socialiste e comuniste.  “Lombardi capisce che non si potrà mai governare Faenza e fare uscire il PCI dal minoritarismo e dal settarismo se non si apre un dialogo con il mondo cattolico: il PCI deve diventare anche il partito di una parte dei cattolici. Veniero ha la prontezza e la lucidità di interpretare un dialogo con le nuove spinte progressiste fra i cattolici, anche al costo di mettersi contro ad una parte del partito che era sulle tradizionali posizioni anticlericali”. Così ad inizio anni Settanta avremo una nuova leva di membri della segreteria del partito e nella CGIL, molti dei quali provenienti da famiglie “bianche”. Questa capacità di apertura porta il PCI a diventare con il 40,6% il primo partito a Faenza, riuscendo a conquistare il governo della città. Straordinario il successo di Lombardi, che raccolse circa 2.600 preferenze.

Primo partito nei Comuni della provincia di Ravenna – Elezioni regionali 1970

Faenza (e Brisighella) “isola bianca”, mentre negli altri comuni ravennati è il PCI ad essere primo partito

Le testimonianze degli alleati e degli avversari

«La sua rovina sono le comunali del 1980, nel momento in cui il PCI aumenta di un seggio ed i socialisti ne perdono uno, contrariamente a quello che accade negli altri Comuni del comprensorio dove erano i comunisti a perdere terreno. E’ chiaro che è il traino di Lombardi: il sindaco di tutti, che aveva relazioni con tutti, che piaceva a tutti. I socialisti non possono tollerare che lui continui a fare il sindaco, e la DC ne approfitta, portando al ribaltone dopo un anno e mezzo», cioè l’abbandono della maggioranza da parte del PSI, sapientemente organizzato da Pietro Baccarini.

Ma nella sua vicenda politica Lombardi ha conosciuto anche molti amministratori ed uomini politici dal resto della regione, alcuni dei quali saranno presenti durante la presentazione del volume che si terrà l’8 aprile a Faenza. Fra questi troviamo l’ex assessore regionale Emilio Severi, reggiano, con cui esisteva aveva un’amicizia personale durante gli anni in cui è stato consigliere regionale fra il ’70 e il ’75. Proprio l’attività da consigliere consentì al futuro sindaco di costruire un ulteriore sgabello per la vittoria, dal momento in cui era la prima volta che i comunisti faentini avevano un loro rappresentante in Regione. Fra le testimonianze di sabato mattina ci sarà anche quella di Vasco Errani, che giovanissimo venne mandato dalla federazione di Ravenna per aiutare il PCI nelle elezioni comunali di Faenza nel 1975 e a Brisighella nel 1976.

Veniero Lombardi: la tenacità dell’acqua e la dolcezza delle rose

Resta da scoprire un’ultima curiosità sul volume: il titolo. L’idea dell’acqua e delle rose hanno una valenza sia storia, sia simbolica. Come ci racconta Albonetti, in una delle tante e ricorrenti crisi dell’Omsa, nel giugno 1977 il tribunale di Milano emette una sentenza di fallimento, consentendo però una proroga delle attività produttive per dar modo di capire se ci fosse qualcuno interessato a rilevare lo stabilimento produttivo. “Una mattina Lombardi mi dice che dobbiamo andare a Desenzano del Garda. Arriviamo nella bellissima villa di Nerino Grassi, proprietario insieme al fratello della Golden Lady. Lombardi prova a sbloccare quest’ultimo disperato tentativo e, durante la discussione, Grassi non oppone mai motivazioni di merito, sapendo bene che il marchio Omsa è ben noto in tutta Italia, ma obiezioni politiche: “non posso venire in un posto dove governano i sindacati, dove governano i rossi””.

Anni ’70. Ca’ di Malanca. Veniero gioca a carte con amici e compagni partigiani (foto conservata da Franco Conti)

Lombardi cerca quindi di spiegargli pazientemente che la sua amministrazione farà di tutto per aiutare le aziende ad insediarsi nel territorio, e che in un’impresa è meglio avere un sindacato organizzato che delle schegge impazzite. “Lui aveva inoltre la capacità di rendersi simpatico e gradevole… alla fine della giornata dopo il pranzo, il caffè e tutte queste discussioni Grassi disse: “Lei mi ha convinto. Ma solo per una cosa: lei è un comunista all’acqua di rose”. Io credo però che le categorie dell’acqua e delle rose possano servire per illustrare la figura di Lombardi: tenacemente come l’acqua ha scavato per decenni il terreno della città per renderla capace di accogliere un’idea di governo dove fossero presenti i comunisti, ma lo ha fatto con la dolcezza e la tenerezza tipica delle rose”.

Andrea Piazza

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