Purosangue ammessi alle giostre storiche: il Ministero dà l’ok ufficiale

Ora è ufficiale: il Ministero della Salute ha dato l’ok per far gareggiare i purosangue nelle giostre storiche. Il Niballo di Faenza esulta, così come tutte le altre giostre italiane che utilizzano questo tipo di cavalli per i loro tornei. Esclusi dall’ordinanza invece i “pali” propriamente detti, ossia quelli in cui conta solo la velocità dei cavalli. Come è scritto nell’ordinanza pubblicata lo scorso primo agosto infatti: «Nelle manifestazioni che prevedono corse di velocità, intese come corse al galoppo in cui la vittoria viene attribuita solo in base alla velocità degli equidi, è altresì vietato l’utilizzo di razza purosangue inglese». In quanto giostra storica, Faenza, per il 2017 (assieme ad altre giostre d’Italia) aveva già ottenuto, in virtù del suo prestigio, una deroga speciale del Ministero, ma ora arriva un’ufficialità ordinaria che durerà per tutto il 2018 e rimarca in maniera chiara la linea che seguirà il Ministero anche per i prossimi anni.

Arriva l’ufficialità dopo il convegno di Foligno

«Il testo emanato dal Ministero è ora molto più chiaro dei precedenti – spiega Aldo Ghetti, per anni coordinatore dell’Ufficio Palio del Comune di Faenza – adesso è esplicitato in maniera netta che il divieto ai purosangue è relativo solo alle corse a galoppo dove la velocità è l’unico parametro per decretare la vittoria». Il Niballo di Faenza, pur chiamato “palio”, è in realtà a tutti gli effetti una giostra storica: a vincere la tornata infatti non è semplicemente il primo fantino che arriva sul traguardo: contano anche destrezza e abilità nel colpire il bersaglio. L’ultima edizione della Bigorda d’Oro (la giostra faentina per i giovani cavalieri) ha ben dimostrato come non sempre conta arrivare primo per vincere il torneo.

Questa decisione del Ministero non era scontata: è il risultato di una lunga discussione che ha avuto anche la partecipazione attiva dei rappresentanti del Niballo di Faenza. Tappa fondamentale per la decisione presa dal Ministero è stato il convegno di Foligno dello scorso 13 maggio, dove erano partecipi i componenti dello staff ministeriale e i rappresentanti delle principali giostre italiane, tra cui anche i rappresentanti del Palio del Niballo. «Già durante il convegno di Foligno la questione era stata chiarita – spiega Aldo Ghetti – ma solo verbalmente, e infatti per tutta l’estate molte giostre sono state molto preoccupate per lo svolgimento delle loro gare. L’incidente alla giostra di Foligno (dove si è ferito un cavaliere ed è morto un cavallo, ndr) ha destato poi molta preoccupazione nell’ambiente. Fortunatamente questo triste episodio non ha cambiato le cose: ora finalmente è arrivata l’ufficialità scritta per tutte le giostre storiche».

I purosangue, i cavalli più adatti a correre il Niballo

Perché sono tanto importanti i purosangue nelle giostre storiche? «La questione fondamentale – spiega Aldo Ghetti – è che, in genere, il purosangue, a parità di qualità, è molto più bravo a imparare. Si addestra meglio, per certi versi è un cavallo più sveglio. Ed è tendenzialmente più snello e più veloce. Viene selezionato proprio per correre, e il purosangue si diverte a correre, vive bene la competizione e sopporta meglio lo stress». Un cavallo dunque molto adatto per essere addestrato alla giostra del Niballo, una delle più difficili in campo italiano, con delle tornate molto particolari. Perché allora vietare i purosangue nei palii? «Ovviamente essendo più veloce e più snello – risponde Ghetti – i parametri di rischio per la sua corsa aumentano. I mezzosangue sono più robusti e resistenti, anche se meno veloci».

Come per i fantini, imparare a correre la giostra del Niballo non è semplice e necessita di anni e anni di addestramento. Cosa che non tutti i cavalli riescono a fare. «Il purosangue è il cavallo ideale per il Niballo – conclude Aldo Ghetti – e, se fosse stato vietato, avrebbe creato non pochi problemi. Sarebbe stato un disastro escluderli, non solo a livello economico (il costo dei mezzosangue sarebbe cresciuto), ma anche per la difficile reperibilità sul mercato di altri tipi di cavallo. In Sardegna e Lazio, le aree principali da cui vengono presi i nostri cavalli, di mezzosangue non ce ne sono tanti disponibili».

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