L’EMERGENZA ROM A MILANO. ESPERIENZE UTILI PER NOI FAENTINI – PARTE#1

L’emergenza Rom a Milano. Esperienze utili per noi faentini – Parte#1

 

La scorsa settimana 110 firme sono state presentate in Comune chiedendo l’intervento da parte dell’amministrazione sulla situazione “Graziola”, che coinvolge alcuni nuclei Rom faentini. Molti cittadini sono venuti a conoscenza di questi episodi tramite commenti al vetriolo, post e immagini che hanno intasato le bacheche su Facebook. 110 richieste d’intervento non sono molte, ma neanche sottovalutabili, espressione dell’interesse dei cittadini faentini che hanno a cuore la propria città.

Queste 110 persone, mettendo la firma su quel documento, ci dicono che l’immobilismo non è più tollerabile, che la situazione va affrontata apertamente e che i diritti civili devono essere materia di campagna elettorale aldilà di slogan retorici e di un’amministrazione a volte troppo attenta a non perdere voti piuttosto che a spiegare le proprie intenzioni sul tema. Pensiamo sia superficiale nascondersi dietro la bandiera della “difficoltà del problema” ma, ancor di più, smettiamo di credere che la sua risoluzione possa essere raggiunta tramite un commento lampo su Facebook. Soprattutto, non deleghiamo la nostra formazione critica a certi articoli provocatori il cui obiettivo sembra tutto all’infuori che proporre contenuti validi e proposte concrete.

Una cosa è importante chiarire: il problema Rom a Faenza non è un problema irrisolvibile.

Come abbiamo già scritto in un precedente articolo,  pensiamo che un primo passo per cambiare gli eventi stia nel conoscerli approfonditamente. Raccontare storie italiane, anche lontane e per questo poco conosciute, in cui l’emergenza Rom non è più un’emergenza non è essere buonisti. Significa invece alimentare buone intenzioni, attraverso l’esempio di chi ha usato, a nostro parere, buonsenso e progettualità.

INTERVISTA A FLAVIANA ROBBIATI, UNA DELLE MAESTRE DEL RUBATTINO. 

Flaviana Robbiati è una maestra elementare di una scuola periferica di Milano, fondatrice (insieme con altri) delle Maestre e Maestri del Rubattino, movimento nato nel 2009 che ha portato nel giro di 7 anni, con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio, a un forte aumento della scolarizzazione dei bambini Rom.

Che cosa sono le Maestre e Maestri del Rubattino? Com’è nato questo movimento?

Le maestre non si scelgono i bambini e i bambini non si scelgono le maestre.” Inizia Flaviana. “Nell’anno scolastico 2007-2008 la comunità di Sant’Egidio iscrisse nella nostra scuola elementare 9 bambini Rom. Io ho avuto Cristina come prima bimba, e, pian piano, cominciammo a conoscere le famiglie e le persone della baraccopoli del Rubattino. La baracca non è della cultura rom, è necessità di chi non ha niente.” Continua Flaviana: ”Per circa 2 anni (dal 2007 al 2009) i Rom del Rubattino non subirono alcuno sgombero e noi avemmo il tempo di portare a scuola altri bambini (da 9 diventarono 36) e di instaurare relazioni con loro. Scopri che i bimbi sono uguali a tutti gli altri, non sono bimbi ROM; hanno la stessa voglia di giocare, di essere stimati, di imparare. Tiri via l’etichetta e sei Florìca e sei Irina. Questo salto, che sta dentro agli occhi di noi italiani, lo si fa nel momento in cui le persone le conosci. Non c’è più l’idea ROM che hai in testa, ma diventano persone con un nome e un cognome, più o meno simpatiche, più o meno attive.”

Poi il comune decise per lo sgombero della baraccopoli Rubattino…

Esatto. Essere sgomberati vuol dire perdere tutto. Parliamo del 2009, al tempo gli sgomberi (ora sono più rispettosi sia della legge che delle persone) erano condotti così: avevi 30 minuti di tempo e in quella mezz’ora ognuno doveva prendere tutto ciò che poteva, vestiti, materassi, la bombola del gas, le pentole e anche lo zaino con i quaderni. Scattati i 30 minuti, arrivava la ruspa che distrugge le baracche, senza la possibilità di potervi rientrare, certe persone hanno addirittura perso il passaporto. L’unica destinazione era un’altra baracca, un ponte, magari all’altro capo di Milano e a quel punto è impossibile non perdere anche la scuola: il problema è cosa mangiare e dove alloggiare.

Lo scopo dello sgombero non è risolvere il problema, ma dimostrare che si sta facendo qualcosa, che si sta contrastando la presenza Rom. Le amministrazioni di allora sgomberavano i campi perché ciò portava voti; al momento il comune sta finalmente facendo sforzi nell’intraprendere percorsi d’integrazione attraverso azioni concrete.

Come avete reagito alla notizia dello sgombero?

Noi maestre ci siamo ribellate, non accettavano che i banchi rimanessero vuoti. Abbiamo iniziato a scrivere al Sindaco, agli assessori, all’arcivescovo e ai giornali. Abbiamo raccolto parecchie firme e la notizia ha avuto risonanza nazionale: di solito si raccolgono firme per mandare via i Rom in questo caso era il contrario, per tenerseli. “ Continua Flaviana. “Noi non difendevamo la baraccopoli che è un luogo disumano, noi ci battevamo per l’unità dei gruppi famigliari e la scolarizzazione, per il rispetto dei diritti dei cittadini che devono essere rispettati aldilà che il cittadino faccia il suo dovere o no. Questo impatto mediatico ha portato a un movimento di solidarietà: gli articoli che scrivevamo sono stati letti, e tanta gente ci ha contattato. Dopo lo sgombero, molte famiglie dei compagni di scuola dei bimbi Rom hanno ospitato nuclei interi. Sorride. “Altro polverone che non ti dico: “I milanesi si prendono i Rom in casa.””

 E ora, che obiettivi avete raggiunto?

Oggi i bambini a scuola sono un centinaio su un totale di 1200, anche se è difficile censirli tutti; alcuni stanno addirittura frequentando le scuole superiori, ma molti crollano alle medie, pagando la mancata scolarizzazione elementare provocata dai continui sgomberi. Dal punto di vista lavorativo, la crisi si è fatta sentire anche per loro: molti uomini sono nel campo edile, le donne sono impiegate come badanti o in ditte di pulizie; molti, sia uomini che donne, in alberghi. Siamo riusciti anche a fornirgli delle abitazioni: in questi anni abbiamo allocato 15 nuclei famigliari in appartamenti e altri 4 seguiranno la stessa strada nel 2015.

[Fine prima parte]

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