Giornata mondiale dei Poveri: Laura Liverani (Apg XXIII) racconta la ‘Notte senza dimora’ a Faenza

“Non amiamo a parole ma con i fatti”, inizia così il messaggio di papa Francesco con il quale indice la prima Giornata Mondiale dei Poveri e con il quale invita tutta la chiesa a misurarsi con fatti concreti. È una bella provocazione per tutti e abbiamo deciso di accoglierla anche noi nella diocesi di Faenza-Modigliana, con diverse iniziative parrocchiali e diocesane. Tra queste, abbiamo pensato ad un evento che potesse essere segno di condivisione e di riflessione. Ma iniziamo dal principio! Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, associazione Farsi prossimo, AC, Ami, la Pastorale Giovanile, il Seminario, tutti, insieme anche ad altre realtà impegnate in questo ambito, abbiamo imbastito un programma che rispettasse sia la parte fondamentale di condivisione, aiuto concreto e reale ai poveri ma anche la parte di messa in discussione del la nostra quotidianità da “ricchi”. “La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce”, il messaggio di Papa Francesco era molto chiaro e ci ha guidati nella direzione giusta.

Dal vescovo Toso alle famiglie faentine: 150 persone a condividere un pasto prima della nottata in Piazza del Popolo

La festa in Seminario è iniziata verso le 19 con la benedizione del nostro vescovo che si è fermato con noi passando a salutare tutti, uno ad uno. Abbiamo condiviso una prelibatissima cena in circa 150 persone; erano tutti invitati: famiglie, case di accoglienza del nostro territorio, persone in difficoltà e chiunque volesse passare una serata al caldo, mangiando in compagnia e sperimentando una serata di leggerezza. Dopo la cena infatti ci siamo divertiti a cantare, ballare ma anche ad ascoltare qualche testimonianza di vita vera e concreta come quella di un ex senza fissa dimora, di una ragazza che ha fatto il servizio civile volontario, di chi organizza la cena solidale e che svolge servizio di strada ogni settimana. Insomma tante parole di vita vera, di esperienze significative per se e per gli altri. La festa è continuata nell’incontro con Gesù Eucarestia: la possibilità di fermarsi, nel silenzio della cripta del seminario, per poter ripartire da Gesù povero e cercare di vederlo in ogni viso e ogni mano che incontriamo ogni giorno. Con questo spirito abbiamo preso i nostri cartoni, sacchi a pelo e poco altro e ci siamo incamminati verso la piazza dove avremo passato la notte. Eravamo un gruppo molto vario: giovani, meno giovani, una volontaria di 65 anni (!) una suora, un prete, un assessore (!) e due ex senza fissa dimora… Eravamo equipaggiati è vero, ma la sensazione di scomodità, incertezza, precarietà, freddo e di disagio si sono fatte sentire in ogni caso. 30 barboni sotto la Molinella di Faenza: era strano vederci lì, ma era necessario per noi e per i ragazzi che avevano aderito provare sulla nostra pelle, anche solo per una notte, tutto ciò che vivono ogni giorno della loro vita e non per scelta, i senza fissa dimora, per poter conoscere e comprendere almeno in parte cosa significa vivere in quelle condizioni bisogna mettersi nei loro panni, non solo immaginandolo ma sperimentarlo realmente. Anche il corpo italiano di Soccorso dell’ordine di Malta ha collaborato in questo momento, offrendoci te caldo e vegliando su di noi.

Proprio loro ci hanno raccontato che verso le 5 del mattino hanno avvicinato un ragazzo africano che era in piazza per offrirgli tè caldo. Lui per tutta risposta ha detto che non aveva bisogno, che stava andando a fare colazione prima di andare a lavorare… nel salutare ha detto: “andate piuttosto ad aiutare quel gruppo di barboni sotto la loggia, loro si che hanno bisogno!!!”. Quel gruppo, eravamo noi!

La mattina un momento per verificare l’esperienza e per accogliere il mandato di testimonianza nella propria realtà

L’indomani mattina dopo esserci scaldati con una buona colazione siamo andati all’Ara Crucis dove con l’aiuto delle suore del monastero abbiamo rielaborato le esperienze vissute e abbiamo affidato a loro le nostre intenzioni di preghiera. Guardare negli occhi, svestito, consapevolezza, unione, condivisione, silenzio… sono state alcune delle parole con cui abbiamo concluso e raccolto la risonanza della Notte senza Dimora. Perché cio’ che abbiamo vissuto non si perda, abbiamo consegnato ad ognuno una speciale “tessera sanitaria” con alcune opportunità di servizio ai piu’ poveri. Ci siamo salutati, con il mandato e l’impegno di andare a testimoniare nelle nostre parrocchie e comunità cio’ che avevamo vissuto e provato.

Siamo certi che non abbiamo cambiato la vita di nessuno ma speriamo che sia l’inizio di un cammino come ci dice Papa Francesco, non sia stata solo una buona pratica di volontariato da fare una volta a settimana, ma un’introduzione all’Incontro con i poveri e che la condivisione diventi uno stile di vita, che dia vita in ogni contesto e realtà credente e non a forme di solidarietà e fratellanza. È stato un momento bello di comunione anche tra tutte le varie realtà della diocesi che ogni giorno, ognuno nei propri servizi, incontrano i bisogni e le povertà e cercano di dare risposte adeguate e dignitose. Credo che il modo migliore per chiudere questa esperienza sia tenere nel cuore le parole che in modo diverso ci hanno detto due persone che hanno passato la notte con noi e che in strada hanno vissuto molto tempo. Il primo, al mattino ci ha detto di aver passato una delle piu’ belle notti della sua vita, perché anche se in strada, non era solo ma in nostra compagnia. Il secondo ci ha lasciato le sue parole in un biglietto, (foto a fianco). Davvero i poveri sono i nostri maestri!

 

di Laura Liverani, una delle coordinatrici della serata e membro di Associazione Papa Giovanni XXIII

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