Faenza elezioni 2020: cosa è cambiato rispetto 5 anni fa?

Cosa è cambiato a Faenza rispetto alle elezioni amministrative 2015? È un po’ come guardare vecchie fotografie e piano piano cercare di mettere a fuoco nella memoria dov’eri quel giorno, cosa stavi facendo, con chi eri. Tornano così alla mente fatti dimenticati oppure riesci per un momento a riassaporare le stesse sensazioni che provavi nell’istante in cui è stata scattata la foto: gioia, tristezza, stupore. Rivedi dunque le tavole di confronto con nove (nove!) candidati sindaco a cui abbiamo assistito nel 2015, cerchi di riconoscere tra le foto le espressioni dei protagonisti dell’epoca per capire come si è evoluto il loro percorso politico nei successivi cinque anni, oppure vedi in qualche scatto che tutto è rimasto esattamente come nel 2015, come se il tempo si fosse fermato.

Fare memoria o ritornare con la mente a cinque anni fa non è un semplice esercizio di stile. Anche in questo modo è possibile riguardare indietro, vedere il cammino fatto e capire dove la città sta andando, per esprimere un voto consapevole, qualunque esso sia. Qui troverete sette punti che evidenziano differenze o similarità con le elezioni amministrative 2015 ma ogni lettore, a seconda della propria sensibilità, può fare l’esercizio di riconoscere cosa è cambiato a livello politico a Faenza negli ultimi cinque anni, per essere così cittadini veramente attivi nel condurre il dibattito politico e non semplici spettatori.

Faenza 2015-2020: cosa è cambiato?

1. Effetto Covid

video coronavirus

Agosto non è aprile e settembre non è maggio. Come nel campionato di calcio, l’emergenza Covid ha rimescolato le carte in tavola per queste elezioni amministrative, tanto nei tempi della campagna elettorale quanto nei modi in cui verrà svolta. Gran parte del dibattito presumibilmente, si concentrerà sui social o in modalità digitale – già cinque anni fa molto importanti e analizzati dalla giornalista Sara Servadei – mentre i gli incontri pubblici saranno, giocoforza, limitati nei numeri di partecipanti a causa delle normative anti-Covid. Allo stesso tempo, agosto sarà un mese anomalo nel quale condurre la campagna elettorale, con esponenti politici e cittadini che completeranno o leggeranno il programma elettorale dopo aver appena staccato dal lavoro o mentre sono in ferie. Difficile dunque ipotizzare pronostici, ma, come nel campionato di calcio, dietro l’angolo attendiamoci possibili sorprese: il 21 settembre si tireranno le somme e vedremo se tra le liste in campo ci sarà una Atalanta capace di stupire.

Le elezioni arriveranno poi appena prima di un momento cruciale per la nostra città: l’impatto economico portato dalla pandemia vedrà acuire i suoi effetti concreti solo in autunno per cui un punto centrale del dibattito pubblico dovrà essere quello di come Faenza risponderà nei prossimi mesi (e negli anni) a questa crisi. Come cittadini, sarà importante stimolare i candidati sindaco soprattutto su questo tema, avendo una prospettiva a lungo termine e non guardando solo all’oggi. La possibilità di anticipare i tempi ce l’abbiamo: ai cittadini e alla politica sta coglierla.

2. Insieme per Cambiare correva con il centrosinistra

insieme per cambiare

“Paolo Cavina è il candidato sindaco del centrodestra”. Oggi questa sembra un’affermazione scontata, ma se tornassimo indietro nel tempo e dicessimo a un elettore di Insieme per Cambiare che cinque anni dopo la stessa lista avrebbe espresso il candidato sindaco del centrodestra sarebbe curioso vedere la sua reazione. La lista civica che lanciò Giovanni Malpezzi nel 2010 cinque anni fa si presentava a sostegno dell’attuale primo cittadino tra le fila del centrosinistra, diventando il principale alleato del Pd. Un cammino che è proseguito nel 2015 alla guida dell’Amministrazione per altri quattro anni e poco più, prima dello strappo Piroddi/Malpezzi che ha portato la lista all’opposizione negli ultimi mesi del mandato. Un percorso parallelo, sul versante opposto, lo si potrebbe fare anche con Alessio Grillini, ora a guida di Italia Viva, già membro di Forza Italia e del Nuovo Centro Destra, passato a sostenere Massimo Isola quando cinque anni fa correva da solo, ma dichiaratamente nell’area di centrodestra.
Consapevolezza di un mondo cambiato e del ruolo che si potrà svolgere in un nuovo scenario politico o trasformismo? Saranno le urne e gli elettori a dire se per IxC o per Alessio Grillini la decisione è stata quella giusta.

3. Da Malpezzi a Isola: un cambiamento?
Malpezzi e isola

La parola ‘cambiamento’ è dal 2018 una delle più abusate nel campo politico, in particolare dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Al netto della retorica del cambiamento che abbiamo ascoltato in questi mesi, un dato di fatto è che i grandi protagonisti di questa campagna elettorale non sono certo ‘uomini nuovi’ rispetto al passato, tanto che il centrosinistra si presenta alla sfida elettorale con un candidato che per dieci anni ha già ricoperto il ruolo di vicesindaco: al netto degli inevitabili nuovi scenari post-Covid, a lui il compito di dimostrare che veramente di ‘un nuovo inizio’ si tratta dopo due mandati amministrativi.
Vero è che allargando lo sguardo anche alle altre forze politiche di nuovi nomi di spessore non ne sono emersi in questi anni: il candidato sindaco Paolo Cavina è stato in consiglio comunale negli ultimi cinque anni, nel centrodestra troviamo a guidare la coalizione nomi già conosciuti e di esperienza come Gabriele Padovani e Andrea Liverani per la Lega; Tiziano Cericola e Bruno Fantinelli per Rinnovare Faenza e Forza Italia. Per quanto riguarda i 5 Stelle, i tre portavoce del Movimento, come cinque anni fa, sono Bosi, Palli e Mengozzi.

Al di là del confronto elettorale sui programmi, è necessario porsi degli interrogativi, tanto a sinistra quanto a destra: in questi anni si è promosso un ricambio generazionale reale? Cosa è stato fatto per avvicinare i giovani alla politica e all’impegno sociale? Dalle liste finora presentate si hanno sensazioni positive e vediamo la presenza di tanti giovani, bisognerà però vedere se nel tempo riusciranno ad avere il giusto spazio per diventare da semplici comparse a veri e propri protagonisti di vertice della politica faentina.

4. Il Movimento 5 Stelle puntava con forza a Palazzo Manfredi

Sembra passata un’era, ma cinque anni fa il Movimento 5 Stelle si presentava per la seconda volta alle amministrative faentine con l’ambizione di arrivare quantomeno al ballottaggio con il proprio candidato sindaco, Massimo Bosi. Forse i tempi erano prematuri e Faenza mancò l’ondata che invece ha portato Imola a essere pentastellata. Lo scenario attuale è profondamente mutato: dopo il boom del 4 marzo 2018, alle Regionali il Movimento 5 Stelle a Faenza si è attestato al 4,86%, ridimensionando questo ‘terzo polo’ spesso fondamentale in ottica ballottaggio. Al di là della presenza o meno come lista autonoma o nel centrosinistra (cosa che verrà definita nei prossimi giorni anche a seguito della votazione sulla piattaforma Rousseau), alle prossime amministrative i 5 Stelle lasciano in eredità dieci anni di battaglie in consiglio comunale che dovranno essere prese in considerazione dal dibattito pubblico.

5. La Lega non è più una sorpresa

padovani lega

Faenza è un laboratorio politico anche nell’indicare i futuri trend elettorali. Cinque anni fa si verificò uno dei primi grandi exploit della nuova Lega targata Matteo Salvini: Gabriele Padovani – senza il sostegno delle altre liste di centrodestra – arrivò al ballottaggio con Giovanni Malpezzi e sfiorò per 800 voti la scalata a Palazzo Manfredi. Se nel 2015 quella fu considerata una vera e propria impresa, oggi il centrodestra arriva all’appuntamento con ben altra consapevolezza dei propri mezzi. A differenza però di cinque anni fa, si punta ora su un candidato civico sul modello del successo ottenuto a Brisighella: anche qui solo dopo il 21 settembre sapremo se la decisione è stata quella giusta. Resta il fatto che sarà interessante analizzare il post voto faentino per capire come sono mutati i rapporti di forza post-Covid tra le varie compagini politiche anche in chiave di futuri trend nazionali.

6. Non più 9 candidati a sindaco

Quasi una squadra di calcio e dunque quasi impossibile poter garantire un confronto pubblico di qualità con ben nove esponenti differenti. Sinistra, Destra, 5 Stelle e mondo civico si presentavano nel 2015 con uno scenario ultra-frammentato, tanto che ai posteri non è rimasto molto di quella campagna elettorale se non le polemiche sul photoshop utilizzato per i manifesti elettorali di Malpezzi o la ‘querelle’ Necki-Santarelli sul passato in Msi dell’ex candidato sindaco dell’Altra Faenza. Chi ha seguito la campagna elettorale cinque anni fa ricorda ancora la noia e lo scoramento di doversi sorbire seguire lunghi dibattiti nei quartieri ascoltando nove posizioni differenti senza avere il minimo approfondimento o reale confronto. Se da un lato la democrazia deve essere giustamente pluralità e confronto, dall’altra deve esserci anche la giusta capacità di sintesi tra le varie forze politiche (e dei politici) per garantire una proposta di qualità a beneficio dei cittadini.

Il pericolo per il 2020, al momento, sembra scongiurato: il centrodestra con l’espressione di un candidato civico ha ricomposto le sue parti mentre il centrosinistra ha riabbracciato la componente dell’area Altra Faenza promuovendo una coalizione larga. Quanto ai possibili outsider, al momento sembrano essere limitati a tre: Potere al Popolo con Roberto Gentilini, Pci e Rifondazione con Paolo Vigilanti e Riconquistare l’Italia con Michele De Rosso. A loro il compito e la responsabilità di dimostrare di non essere semplici comparse autoreferenziali ma di essere promotori di un dibattito capace, al di là della candidatura a sindaco, di portare ai cittadini punti di vista nuovi con cui migliorare Faenza.

7. Il ritorno dei Verdi

Verdi

Da anni si parla di cambiamenti climatici, ma solo recentemente, e dopo il 2015, si è avuto ‘un nuovo scossone’ in questo campo a livello mediatico. Non tanto per i dati oggettivi: non sono stati infatti i gradi centigradi in aumento, le ghiacciate delle nostre campagne o l’aumento dei danni portati dai temporali ad avere fatto cambiare opinione alle persone, quanto il fenomeno ‘Greta Thunberg’ che ha portato tanti giovani (e non solo) a scendere in campo nella lotta in difesa dell’ambiente, con la nascita anche a Faenza del movimento Fridays for future che ha organizzato in questi mesi molte iniziative in città. I Verdi correranno al fianco del centrosinistra ma da soli, riusciranno a esprimere un consenso capace di portare ad avere qualche consigliere comunale o il voto ambientalista sarà disperso nelle varie liste, considerando anche la presenza della lista ambientalista e di sinistra “Faenza Coraggiosa”?

Samuele Marchi

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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