Bruna Tanesini, oltre 100 anni trascorsi tra Faenza e Buenos Aires

Tratto da il Piccolo – venerdì 23 novembre 2018

La Bruna l’avevo conosciuta sei anni fa quando era ricoverata in un reparto del nostro ospedale civile in seguito a un grave infortunio domestico che l’ha poi costretta per sempre su una sedia a rotelle, ma non le ha tolto la lucidità e la voglia di relazionarsi con gli altri. Mia madre era ricoverata nella sua stessa stanza e così, mentre le facevo assistenza, io e Bruna di chiacchiere ne abbiamo fatto veramente tante. Mi piaceva stare ad ascoltarla quando parlava di quanto le era capitato nella sua lunga esistenza (allora stava marciando i 96 anni) e, in particolare, del lungo periodo che aveva trascorso in Argentina. Mia madre fu poi dimessa così si interruppero le nostre chiacchierate e la persi di vista perché, quando tornai in ospedale per farle visita, lei era stata trasferita in una struttura fuori Faenza. All’inizio del 2017, durante una delle mie, purtroppo rare, presenze al tour nelle residenze per anziani del coro degli Smémber diretto da Giuliano, con mia grande sorpresa ritrovai Bruna a Villa Stacchini. A cent’anni, compiuti da alcuni mesi, aveva la stessa grinta e parlantina di quando l’avevo conosciuta! Mi ripromisi di dedicarle un articolo per i suoi prossimi 101 anni, ma, preso da vari altri impegni, non lo feci. Cerco di rimediare quest’anno perché Bruna è sempre lì, tale e quale, e sabato 24 novembre ha festeggiato i 102. L’altro lunedì, prima dell’esibizione del coro degli Smémber a cui ero presente, le ho fatto qualche domanda per dare una rinfrescata a quanto mi aveva già raccontato nel 2012 e ora ve lo riporto pari pari.

La storia di una partenza e di un ritorno

Bruna Tanesini è nata il 24 novembre 1916 a Faenza in una casa della Filanda Vecchia; suo padre Antonio Tanesini e sua madre Domenica Donati avevano messo al mondo nove figli (sei maschi e tre femmine) e lei era la penultima. Il babbo faceva il cantoniere e quando nacque Bruna i suoi fratelli più grandi, il maggiore morì soldato durante la Prima guerra mondiale, lavoravano già. Lei poté frequentare le elementari fino alla quinta, poi cominciò a lavorare da Pompeo Riva che aveva la bottega sulla piazza; lì imparò a cucire le scarpe con un’apposita macchina e continuò a farlo poi per tanti anni. Da bambina aveva frequentato la casa di Ernesta Rotondi, la Zaputéna, e l’aveva osservata e aiutata tante volte a prillare le palline dei suoi famosi pcõ a base di erbe e chissà cos’altro. “I pcõ dla Zaputéna j’andeva be par tót i mel”, dice la Bruna, e si presentava sempre molta gente per acquistarli.

Con la famiglia a Buenos Aires negli anni ’50

Nel 1939 si sposò con Ferdinando (Nando) Natalucci che faceva l’orologiaio. Si conoscevano fin da ragazzini, lui era del ’14, e si erano fidanzati molto presto. Andarono ad abitare in via Croce e nello stesso anno nacque Seba, la loro unica figlia. Nando volle chiamarla così a ricordo del nome di un fortino nell’Africa Orientale dove era stato da militare. All’anagrafe quel nome non lo accettarono e lo trasformarono in Sebastiana. Per i suoi però, lei fu sempre Seba. Passato il fronte, durante il quale erano sfollati a Pieve Cesato, Bruna e Nando, come gran parte degli italiani, dovettero affrontare la grave crisi del Dopoguerra. Per questo Nando nel 1950 emigrò in Argentina a Buenos Aires, dove un suo amico, già là da tempo, gli aveva trovato un posto da orologiaio in una oreficeria. Era un negozio importante nel centro della capitale Argentina a poca distanza dalla residenza del presidente Juan Domingo Perón. Nando si trovò subito molto bene, specialmente con il proprietario e dopo sei mesi volle che Bruna e Seba lo raggiungessero. Una volta arrivati in Argentina per loro incominciò una nuova vita, impararono abbastanza in fretta lo spagnolo e Bruna cominciò a lavorare anche lei nell’oreficeria perché il proprietario, costretto a trasferirsi in un’altra località per problemi di salute della propria moglie, aveva voluto che Nando prendesse la gestione del suo negozio.

Il marito, Ferdinando Natalucci, divenne presidente di un club di romagnoli in Argentina

Erano arrivati da poco, non avevano soldi, ma le favorevoli condizioni di pagamento fatte dal titolare convinsero Nando e Bruna ad accettare. Gli affari andarono subito bene e in poco tempo si trovarono proprietari del negozio. A Buenos Aires c’erano molti italiani, fra questi diversi romagnoli e faentini, che avevano fondato un club di cui Nando divenne presidente. Pur avendo imparato molto bene lo spagnolo in casa continuarono sempre a parlare il romagnolo, anche Seba. Lei aveva una voce bellissima (quando era ancora in Italia aveva preso lezioni di canto dal maestro Ino Savini) e cantava in importanti locali argentini e pure alla tv. “Furono anni bellissimi”, dice Bruna!

“Furono anni bellissimi quelli in Argentina”, poi il ritorno a Faenza

Purtroppo Nando, poco più che sessantenne, morì quasi all’improvviso; Bruna e la figlia, con l’aiuto di due dipendenti italiani, un orologiaio e un orefice, continuarono a gestire l’oreficeria affrontando con coraggio anche alcune rapine. Poi la morte prematura di Seba! Bruna rimase da sola a portare avanti l’attività. A 80 anni, convinta dal fratello Luigi, il più piccolo dei nove, Bruna decise di vendere tutto, prese l’aereo e portando con sé le ceneri di Nando e di Seba ritornò a Faenza. Sabato prossimo compirà i 102 anni e dalla sua carrozzella, soddisfatta di come sta, continuerà a guardare al suo lungo passato e a parlarne con tanta serenità.

Bruna Tanesini, durante i festeggiamenti dei 100 anni nel 2016.

Mario Gurioli

Foto di copertina tratta dal Museo dell’Immigrazione di Buenos Aires

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