Gianluca Alberani: da Faenza a Rio 2016 passando per gli States

Ci sarà anche un po’ di Faenza nelle gare di nuoto alle prossime Olimpiadi di Rio. Segnatevi questo nome: Marcelo Acosta, classe 1996, atleta dei 1.500 metri a stile libero proveniente da El Salvador. E questa di per sé è già una notizia: mai nella storia El Salvador si era qualificata alle Olimpiadi “di diritto”, grazie a un tempo raggiunto nelle qualificazioni. Ma cosa centrano Olimpiadi, El Salvador e Rio con Faenza? L’allenatore che è riuscito a portare per la prima volta il piccolo Paese caraibico ai Giochi Olimpici è un faentino, Gianluca Alberani, attualmente coach di nuoto a Davie, pochi chilometri a nord di Miami, con la squadra Azura Florida Aquatics, di cui e’ proprietario ed head coach.

Ci sarà lui, a bordo vasca, a guidare la prestazione di Marcelo ai Giochi Olimpici. Un traguardo storico che – come tutti i grandi traguardi – non avviene per caso ma parte da molto lontano e che ci dà la possibilità di raccontare i successi di un “faentino nel mondo”, partito dall’Italia sette anni fa e che forse, alla partenza, mai si sarebbe immaginato di raggiungere obiettivi così importanti.

Gianluca Alberani e gli Usa: amore a prima vista

Amore a prima vista, quella di Gianluca Alberani per gli States. La prima volta nel 2004, quando andò negli Stati Uniti per disputare un periodo di allenamenti a Fort Lauderdale. «Da quel momento – racconta Gianluca, classe 1982 – mi sono innamorato di quella cultura sportiva e mi sono detto che un giorno sarebbe diventata la mia nuova casa». Sono tanti gli aspetti che lo colpiscono del modo di vivere lo sport in Usa: la voglia di divertirsi, l’assenza di stress, la professionalità portata avanti giorno dopo giorno. Quello di trasferirsi in America è però solo un sogno al momento, non c’è nulla di concreto e così dopo quella toccata e fuga nel 2004 si torna a casa. Seguono poi esperienze prima a Roma, poi a Bologna.

Selfie di gruppo di Gianluca con la sua squadra Azura
Selfie di gruppo di Gianluca con la sua squadra Azura Florida Acquatics

Ma come in tutti i grandi sportivi, anche in Gianluca la tenacia per raggiungere i propri obiettivi è tanta. E così riesce, seppur occasionalmente, a partecipare a dei camp estivi in America, dove pian piano il suo carattere colpisce e la sua voglia di fare si fa strada. «Al mio allenatore in America piaceva come lavoravo – spiega Coach Alberani – e mi ha offerto la possibilità di rimanere». La nuova vita da “faentino nel mondo” comincia così ad ottobre 2009, quando ottiene un visto di lavoro per gli States e si lancia in questa nuova avventura come allenatore di una squadra di nuoto nella zona di Fort Lauderdale, la Davie Nadadores. Che però dopo quattro anni chiude i battenti. Gianluca non si perde d’animo e, assimilando per bene la lezione del self-made man americano, a settembre 2013 ha la soddisfazione di fondare un proprio team, Azura Florida Acquatics. La nostra storia potrebbe concludersi tranquillamente già qui, gli ingredienti ci sono tutti: tenacia, successi, un protagonista che non si arrende alle avversità. E invece il meglio deve ancora arrivare.

L’incontro con Marcelo Acosta

Marcelo Acosta e Gianluca Alberani. L'atleta di El Salvador è il primo del suo Paese a qualificarsi di diritto a un Olimpiade
Marcelo Acosta e Gianluca Alberani. L’atleta di El Salvador è il primo del suo Paese a qualificarsi di diritto a un Olimpiade

È proprio all’interno della sua squadra che ha conosciuto Marcelo Acosta. «La nostra squadra ospita molti atleti stranieri, in particolare provenienti da paesi caraibici e latinoamericani, ma è questa la nostra forza. Marcelo si allena con noi da gennaio 2014, quando arrivò direttamente dal suo Paese, El Salvador». Al suo arrivo Marcelo era sicuramente un buon atleta, ma non certo un fenomeno. Eppure il bravo allenatore è quello che riesce a tirare fuori il massimo dai propri allievi e così in due anni i progressi sono incredibili, tra questi anche una medaglia d’argento nei 400 stile libero alle Olimpiadi giovanili a Nanjing, in Cina, ad agosto 2014.

La storica qualificazione a Rio 2016

El Salvador è uno stato dell’America centrale, situato poco sotto il Messico. Ha sei milioni di abitanti ed è uscito da una feroce guerra civile nel 1992. Un Paese povero, in cui i successi sportivi possono dare riscatto a una popolazione intera. Ci sono due modi per qualificarsi alle Olimpiadi: ricevere l’invito FINA – la Federazione internazionale del nuoto -per i “paesi minori” (una misura per consentire anche a paesi meno competitivi di partecipare) oppure ottenere un tempo di qualificazione inferiore al cosiddetto “tempo A”. Chiaro che l’obiettivo sia questa seconda possibilità. «Non è stato un percorso per niente facile, la pressione per ottenere questo risultato è stata altissima, ma la soddisfazione è stata incredibile, specie per come si erano messe le cose».

analilsi post gara
Analisi di un post gara

Marzo 2016, Orlando. Marcelo ha la grande occasione per ottenere il visto per Rio 2016. Durante il primo giorno di gare però le cose non vanno come previsto: la pressione sul giovane atleta si fa sentire e i tempi sono molto al di sotto delle aspettative. Di questo passo, Rio rimarrà un sogno. «Anche la pressione che era su di me era tanta – racconta ricordando quei giorni Gianluca Alberani – C’è stata grande delusione, nei 400 Marcelo aveva fatto un tempo addirittura di cinque secondi superiore al suo standard. Così mi sono confrontato con lui e ci siamo scaricati a vicenda. In questi casi un allenatore non ha una strategia unica per tirare fuori il meglio dal proprio atleta, ogni nuotatore è un universo a sè». Il confronto però dà i suoi frutti: il giorno dopo Marcelo ottiene il tempo di 15’13’’09, buono per staccare il biglietto per Rio (il tempo A da superare era 15’14’’76, ndr). È fatta: per la prima volta El Salvador “se la gioca alla pari” con tutte le altre nazioni del mondo in un’Olimpiade.

Scuola e sport: un binomio vincente (in America)

coach guatemala giochi centramericani mexico 2014 (1)Faenza-America, storie di differenze e complementarietà. È il legame tra il mondo sportivo e quello scolastico una delle cose che più ha colpito Gianluca al suo arrivo negli Stati Uniti. «Quando io nuotavo in Italia, per la scuola era un problema, qui negli Stati Uniti invece scuola e sport vanno di pari passo». Lo sport non rappresenta un “di più” nei percorsi scolastici e anzi, se vuoi essere un bravo sportivo devi anche essere un bravo studente. «L’attenzione degli americani per lo sport lo si vede nei College dove è quasi più seguito di quello professionistico. In Italia invece si vive tutto con uno stress che è molto figlio della predominanza della cultura calcistica». Lo stesso Marcelo ha potuto usufruire di una borsa di studio per poter proseguire la propria carriera.

America però vuol dire tante cose: Gianluca Alberani vive in Florida, dove si trovano persone provenienti da tantissime culture diverse con cui ci si confronta e si acquisisce grande apertura mentale. «In America si cerca sempre di innovare, mentre l’Italia è un po’ chiusa in questo settore forse perché è un “Paese antico” con millenni di storia. È difficile cambiare mentalità. Lo stesso faentino, visto ora con occhi esterni, come mentalità è molto chiuso». Cosa porterebbe Gianluca Alberani dagli States a Faenza? «L’organizzazione e la velocità nel fare le cose: in Italia c’è troppa burocrazia».

Faenza e la famiglia: il valore delle proprie radici

Gianluca-Alberani
Gianluca Alberani con la moglie Oriana. Da qualche mese hanno avuto il loro primo bambino, Lorenzo.

Ma come sono gli americani visti con gli occhi di un “faentino nel mondo”? «Organizzati, eccellenti lavoratori e materialisti»: Gianluca li descrive con questi tre aggettivi. «L’americano non è molto attaccato alla propria terra. Magari si spostano da un anno all’altro in regioni molto lontane per ricevere uno stipendio più alto… non c’è molto il concetto di nucleo famigliare come da noi». Un’attenzione alla famiglia che lui invece – da buon faentino – porta ancora dentro di sé. In America ha creato una nuova famiglia con Oriana da cui ha avuto da pochi mesi un bambino, Lorenzo, ma «Faenza sarà sempre la mia casa, è il nido da cui è partito tutto. Ringrazierò sempre la mia famiglia per avermi appoggiato in questa avventura». Un’avventura partita sette anni fa e che continuerà ancora per molto tempo. Nel frattempo, tanti faentini faranno il tifo ad agosto anche per un atleta di El Salvador: anche questi sono piccoli miracoli sportivi di cui andare fieri.

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