Chiude la pagina facebook satirica Faenzanot: l’intervista al gestore

Dopo due anni di attività, giovedì 12 gennaio 2017 la pagina facebook Faenzanot ha chiuso definitivamente i battenti. Due settimane prima la pagina aveva avvisato i suoi followers con un post di commiato in cui si spiegava di non avere «assolutamente intenzione di andare avanti e rischiare qualcosa per 2 o 3 sgrammaticati che fanno i fenomeni e mandano in giro i loro “sicari” a regolare gli scomodi. E’ stato un viaggio bellissimo, grazie a tutti». Faenzanot nasce a settembre del 2014 con l’idea di creare un luogo di riflessione e satira in merito alla linea editoriale e ai contenuti proposti dal portale d’informazione Faenzanet. La pagina ha raccolto per due anni i consensi di un pubblico recalcitrante a un certo modo di fare informazione – più di 2.600 fan. Poi, senza entrare nel merito degli eventi, la pagina ha deciso di eliminarsi.

Abbiamo intervistato il gestore di Faenzanot per conoscere meglio come i faentini usano internet e i social per informarsi. Abbiamo discusso del ruolo dell’informazione nella vita pubblica faentina, di responsabilità e del ruolo dei nuovi media.

Con quale scopo è nata la pagina facebook Faenzanot nell’autunno 2014 e che eredità lascia alla cittadinanza dopo due anni di attività?

“La pagina è nata il 9 settembre 2014 senza grosse pretese. Volevo poter dire quello che pensavo di Faenzanet ed ero curioso di vedere quanti fossero stanchi quanto me. Creare una pagina era la soluzione migliore per farlo. Non ho mai avuto la pretesa di “cambiare” la gente e il modo di pensare dei faentini, Facebook non è lo strumento adatto e onestamente non ne avrei il tempo. Credo di non lasciare alcuna eredità, non ho fatto niente di particolare e non ho aiutato nessuno.”

Ritiene che pagine satiriche come Faenzanot possano incentivare il cittadino a sviluppare un pensiero critico nei confronti delle notizie e delle realtà che fanno informazione – o pseudo giornalismo – sparse sul territorio?

L'annuncio della chiusura sulla pagina Facebook di Faenzanot
L’annuncio della chiusura sulla pagina Facebook di Faenzanot

“Lo spero ma come ho già detto non avevo e non ho pretese. Purtroppo facebook è terreno fertile per chi vuole fare disinformazione. E la politica lo sa. La politica italiana (da entrambi i lati) vive sull’ignoranza e sulla rabbia della gente. Non avendo argomenti né idee sfrutta le miserie e le disgrazie. Non lo scopro io e non è una novità, ma ci caschiamo lo stesso in mancanza di alternative ai nostri occhi. Ecco dunque che basta scrivere che una signora è caduta su una rampa ghiacciata che raccogli consensi per invocare dimissioni nell’amministrazione comunale. Per pochi giorni di prognosi in ospedale. Rendiamoci conto, non esiste più il senso della misura. In questo scenario è difficile emergere con qualcosa di oggettivo. L’oggettività non porta voti, non porta click, non porta soldi. Molte pagine tipo “Ah ma non è Lercio” evidenziano quotidianamente lo schifo di un certo tipo d’informazione web e non. Il problema è che molta gente leggendola si fa una risata senza approfondire, ride perché fa ridere. Ma spesso a me verrebbe da piangere. Mi parli di pensiero critico ma il pensiero critico deve arrivare da più lontano, non da una pagina facebook. Deve arrivare dall’istruzione, da un professore che ti stimola all’indagine e alla ricerca della verità. Facebook, nel mio caso, mi fa semplicemente ricordare quanto sia fortunato ad aver ricevuto istruzione e stimoli e a non essere diventato come certa gente.”

Faenzanot chiude dopo 2 anni di attività: “Facebook terreno fertile per veicolare disinformazione”

A suo giudizio, in questi due anni il modo in cui i faentini acquisiscono informazioni e partecipano alla vita pubblica tramite i social network è cambiato?

“Non ho gli strumenti per dirlo. Mi piacerebbe poter rispondere di sì. Ovvio che se dovessimo basarci sui dati di lettura di Faenzanet…”

Cosa può fare il singolo cittadino, a suo parere, per migliorare la qualità dell’informazione a Faenza?

“Il cittadino deve essere testimone. Testimone del senso civico, testimone dell’onestà, testimone di principi. Molto spesso i fatti smentiscono le notizie stesse e questo è l’unico modo per il cittadino di migliorare la qualità dell’informazione. Smentire l’informazione facendo. Il cittadino giornalista dovrebbe invece battersi nelle sedi opportune per denunciare le condotte di chi non esercita in maniera professionale il mestiere e chi invece lo esercita senza averne titolo”.

I social network ci danno la possibilità di esprimere la nostra opinione senza l’obbligo di argomentare o di intraprendere una discussione democratica ed edificante. Per questo motivo la violenza del linguaggio, l’enfasi del discorso e il turpiloquio tendono a vincere sulla buona creanza, la complessità e l’analisi. Non è forse giunto il momento di levarci le maschere e organizzare degli incontri pubblici dove discutere apertamente dei problemi che affliggono la città?

“Assolutamente sì ma la mia generazione, io stesso probabilmente, non è capace di esporsi, non è capace di assumersi responsabilità, non è capace di incazzarsi. Quelli che oggi sembrano i più incazzati sono i militanti del M5S ma cosa fanno? Insultano, sfottono, fanno disinformazione, non sono preparati. Sono figli del “tutti possono dire tutto” di stampo social network. Parlo del M5S perché sono quelli che dicono di essere più stanchi bravi e onesti di tutti gli altri (sappiamo tutti come sta andando…) e perciò si mettono sotto i riflettori più di altri. In occasione del referendum ci sono stati diversi incontri di dibattito, a mio avviso poco pubblicizzati, che vanno nel senso del faccia a faccia e del confronto. Apprezzabile. E’ logico che se al dibattito sul “no” partecipano solo gli “anti Renzi” e al dibattito sul “sì” partecipano i “renziani” non si va da nessuna parte. Bisogna mettersi in testa che non siamo infallibili e che 9 volte su 10 abbiamo torto nelle nostre convinzioni. Ecco, partendo da questo si può costruire qualcosa. Manca la cultura dell’accettazione del diverso. Manca la cultura dell’ammissione di colpa. Manca la cultura del mettere in gioco le proprie idee in maniera costruttiva, che significa “io ti dico come la penso ma son convinto che tu possa farmi cambiare opinione”.

Dopo due anni di attività Faenzanot chiude i battenti, e di certo non vogliamo entrare nel merito degli eventi che hanno portato a questa decisione. Gli oltre 2.600 fan che vi hanno seguito in questi anni si staranno però chiedendo chi sono le persone che hanno portato avanti il progetto. Cosa ci è concesso sapere di voi?

“Sono uno e non siamo tre come si evince dalle mie risposte precedenti. L’escamotage è stato adottato per ovvi motivi di anonimato. Anonimato che si è rivelato inutile ma era se non altro necessario un tentativo di “proteggermi” ben conoscendo il profilo dell’utente medio a cui sarei andato contro. Anonimato che quindi non nasce per insultare a gratis senza pagarne le conseguenze, mai insultato nessuno su Faenzanot. Io sono un trentenne laureato, con un lavoro e una moglie. Pago un mutuo e vivo in centro. Sono come tanti altri faentini. La cosa più curiosa (e triste se vogliamo) di tutta l’esperienza Faenzanot, se posso permettermi di aggiungere qualcosa, è stata leggere l’identikit che spesso è stato fatto di me. Identikit che non coincide per nulla con quello che sono davvero. Forse ognuno dovrebbe fare l’esercizio di nascondersi, fingersi qualcuno di diverso ma con le tue stesse idee, e vedere le reazioni. Ecco, si imparerebbe che molto spesso diamo giudizi superficiali e totalmente fuori strada su persone, cose e fatti. E’ questo forse che voleva far capire Faenzanot.”

4 pensieri riguardo “Chiude la pagina facebook satirica Faenzanot: l’intervista al gestore

  • 14 gennaio 2017 in 21:52
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    E per curiosita’ il presente sito che fa informazione e diffonde notizie, inchieste, foto di eventi, che numero di iscrizione ha all’albo giornalisti?
    “Smentire l’informazione facendo. Il cittadino giornalista dovrebbe invece battersi nelle sedi opportune per denunciare le condotte di chi non esercita in maniera professionale il mestiere e chi invece lo esercita senza averne titolo”

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  • 15 gennaio 2017 in 12:16
    Permalink

    Gentile Matteo,

    il presente sito rappresenta il blog di un’associazione culturale regolarmente registrata presso il Comune di Faenza.

    All’interno del blog Buonsenso@Faenza vengono lanciati agli utenti spunti di riflessione su diversi temi e viene svolto approfondimento giornalistico (di cui non recepiamo alcun compenso, teniamo a precisare). Questo viene fatto in quanto i componenti della redazione svolgono – o hanno svolto – attività professionale a livello giornalistico scrivendo per diverse testate registrate all’albo di carattere nazionale, regionale e locale, come per esempio Il Fatto Quotidiano, VenetoEconomia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, il Piccolo di Faenza. Quindi non si tratta di gente che si è improvvisata da un giorno all’altro delle competenze o un mestiere e per questo riteniamo di “esercitarle (queste competenze, ndr) in maniera seria e professionale”. Oltre a questo, come associazione vengono promossi e sviluppati eventi che abbiano una ricaduta culturale e territoriale sulla nostra città.

    Non ci siamo improvvisati su tutorial sul web, ma abbiamo fatto tanti sacrifici per imparare il mestiere dai migliori professionisti del settore, viaggiando per l’Italia e oltre, continuando ad avere a cuore la nostra città. Non ci siamo limitati a criticare, ma ci siamo presi le nostre responsabilità per offrire un punto di vista diverso. Abbiamo sbagliato tanto, ci siamo corretti, e pur sbagliando di nuovo ci siamo rialzati imparando cose nuove mettendoci sempre in gioco. Abbiamo creduto e continuiamo a credere in un progetto che porti – nel suo piccolo – qualcosa di nuovo e concreto per la nostra città.

    Visto il buon riscontro che abbiamo avuto in questi mesi di attività stiamo definendo di dare nei prossimi mesi una vera e propria struttura giornalistica a questo blog per avere la sostenibilità necessaria per mantenerlo attivo e questo richiede i tempi opportuni.

    Nel frattempo, continueremo a fare quello che facciamo innanzitutto perché crediamo sia possibile un diverso tipo di informazione per la nostra città, crediamo sia possibile poter discutere – anche con lei – del futuro di Faenza, crediamo sia possibile, in un mondo che sta andando in tutt’altra direzione, essere veramente una comunità che dialoga, costruisce e progetta assieme, anche grazie alle critiche di chi la pensa diversamente – purchè utilizzando un linguaggio appropriato. E con la consapevolezza che c’è poco tempo per fare tutto questo, domani sarà troppo tardi.

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    • 16 gennaio 2017 in 9:13
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      Il Sig. Matteo meritava una risposta lunga un quinto di quella che avete dato. Del resto non può che essere il campione di commenti di Faenzanet. Son curioso di leggere la sua replica.

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  • 17 gennaio 2017 in 17:18
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    il commento del Matteo non vale nemmeno la metà della metà di quello che va a difendere

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