Politica faentina: il punto della settimana

Integrazione delle comunità rom a Faenza, ruolo dei cattolici in politica, striscioni affissi in Comune durante blitz notturni. Nelle ultime settimane il dibattito politico è tornato ad accendersi. Se da un lato questo è sintomo di una città che vuole democraticamente discutere, dall’altro il rischio è quello di cadere nella solita autoreferenzialità politica, perdendo di vista obiettivi, strategie e progetti su cui è bene che i cittadini si informino e discutano.

Stare sul pezzo degli argomenti di interesse pubblico: anche questo dovrebbe essere uno dei compiti degli organi di informazione locale. Per questo proponiamo un sintetico, ma speriamo sufficientemente esauriente, punto sulla situazione del dibattito pubblico faentino delle ultime settimane. Si spera di poter fornire al lettore una mappa con la quale potersi orientare. A lui spetta poi il compito di decidere di cosa ha senso parlare. A lui il compito di decidere quanto spazio dare a un argomento rispetto ad un altro per costruire un dibattito politico migliore.

1. Fondazione Romanì: 3 mesi di rinnovo

A metà marzo del 2015 il comune di Faenza ha stipulato una convenzione da 10mila euro per un anno con la Fondazione Romanì, associazione di Pescara fondata nel 2012 e composta principalmente da rom e sinti integrati, attraverso cui si è cercato di mettere in atto un approccio meno assistenziale sulla questione zingari nella città faentina. Una questione che è di fatto rimasta in sospeso dopo la fallimentare esperienza dei campi nomadi, chiusi per legge nel 2005. Nel contratto stipulato tra la Fondazione e il Comune troviamo tra le altre cose: 24 giornate di attività, promozione di attività di welfare, animazioni, incontri con le realtà associative e i cittadini di Faenza.

Nel frattempo la Giovanni XXIII e altri associazioni di stampo cattolico e non, hanno deciso di portare avanti un tavolo di lavoro comune attraverso cui dare il loro contributo per favorire l’integrazione di questa comunità romanes nella nostra città – che ricordiamo, consta di una cinquantina di individui in un contesto di 60mila abitanti. Obiettivo principale era riuscire a garantire a queste persone i diritti segnalati dai documenti dell’Unione Europea su quattro punti: abitazione, istruzione, possibilità lavorativa e assistenza sanitaria. Nonostante il riconoscimento reciproco, i due organi (Fondazione Romanì e tavolo di lavoro) non sempre sono riusciti a convogliare assieme i propri progetti paralleli.

Un anno dopo, alla scadenza del rapporto che lega il Comune alla Fondazione, il contratto è stato rinnovato di altri tre mesi, suscitando «il disappunto e l’irritazione» del consigliere comunale Edward Necki (l’Altra Faenza, lista di sinistra) per il mancato coinvolgimento in questa decisione delle altre forze politiche e per l’assenza di una relazione che spiegasse i risultati raggiunti durante l’anno di lavoro.

2. Nerio Tura: “Smettiamola di seguire gli slogan”

Nel frattempo, il 16 febbraio scorso, si è dimesso il direttore della Caritas Nerio Tura. In un’intervista rilasciata al Resto del Carlino il 21 febbraio, l’ex direttore ha affermato che sarebbe stata l’assenza della politica ad aver consentito il fiorire di una «cultura dell’esclusione» all’interno della nostra città (la Caritas è uno degli enti che ospita richiedenti asilo all’interno del nostro Comune). «I partiti sono presi dalla rincorsa del consenso immediato. – ha dichiarato Nerio Tura, che è stato anche ex sindaco della città manfreda – Le loro scelte sono corte nel tempo. Negli ultimi anni il dibattito politico è stato tutto impostato su venti rom e cinquanta profughi, un dibattito che ha condizionato pesantemente l’azione politica. E intanto la città perdeva duemila posti di lavoro, diverse aziende, anche importanti, hanno chiuso». L’invito dell’ex direttore Caritas è chiaro: «Smettiamola di seguire lo slogan del giorno». Nell’intervista i partiti politici sono stati messi sotto accusa da Nerio Tura: «Non si fanno più dibattiti, non c’è più selezione». Le dichiarazioni di Tura sono state riprese da Tiziano Cericola (Rinnovare Faenza) che ha affermato come i cattolici faentini non siano riusciti a creare in questi anni «una classe dirigente adeguata a proporre e poi gestire progetti per il rilancio della città». L’invito per la costruzione di un nuovo progetto politico che riunisca i cattolici faentini è lanciato.

3. La questione Paradiso

Dal generale al particolare. Dopo le analisi di Tura e Cericola, ecco entrare nel dibattito Maria Rita Sartoni, neo presidente di Insieme per Cambiare, lista civica di maggioranza, che ha rispedito all’ex direttore le critiche sull’«assenza della politica» ribaltando duramente la questione. In un’intervista rilasciata al Resto del Carlino, ha criticato duramente la decisione della parrocchia di S.Savino di ospitare nei mesi scorsi una famiglia rom. «La scelta di don Luca Ravaglia di ospitare una famiglia rom nella sua parrocchia – ha dichiarato Maria Rita Sartoni – mi pare incomprensibile. Le pecore smarrite sono molte: non guasterebbe concentrarsi di più sulla comunità». Una posizione ripresa anche da Stefano Fantinelli (Lega Nord) che ha ricordato come da mesi, e non solo da oggi, la sua parte politica definisca la situazione del Paradiso come «inaccettabile».

Non si è fatta attendere la risposta di Don Luca, parroco di S.Savino, che difende la decisione presa circa un anno fa che prevede un progetto che coinvolge tutta la parrocchia. Un progetto, come spiega Don Luca, che non vuole prevalere sull’amministrazione comunale: «La nostra parrocchia non si sostituisce a nessuno: siamo in costante contatto con i servizi sociali e con le scuole. La situazione, lo ribadisco, è temporanea. Ed è migliore delle sue possibili alternative».

4. Lettere e polemiche

Strascico di questo dibattito la polemica che ha coinvolto Claudio Valmori (La tua Faenza) e Roberto Pasi (Pd) su temi completamente avulsi alla questione, come i risultati elettorali e il lavoro dei propri esponenti. A seguire, sulla pagina Facebook di un discutibile organo di informazione locale è stata pubblicata una lettera anonima scritta da alcuni cittadini di via Paradiso che «non hanno capito in cosa consista il progetto» di integrazione rom, e criticano ferocemente la gestione di Don Luca che porta «soldi alle associazioni». Dettagli. Non vi nascondiamo che, come cittadini, ci domandiamo in primis il motivo e, soprattutto, il senso di queste azioni mediatiche. Ci fa sorridere come siano state facilmente sovrapposte dinamiche di maggioranza/opposizione a temi civili, questioni chiaramente convergenti ma sostanzialmente opposte. Ci sembra poi che lettere come quella dei cittadini di via Paradiso, il cui intento crediamo fosse quello di riportare il tema in discussione, non siano state sfruttate come spunto di riflessione (e quindi di azione rivolte verso chi è coinvolto nella gestione di sfide complesse: il Comune il Terzo settore, la Diocesi), ma come sterili strumenti per giustificare giochi di opposizione o polemiche che nascondono attacchi personali.

5. Chi ha fatto qualcosa?

Nella Costituzione vengono sancite due tipi di uguaglianze, quella formale, per cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza alcun tipo distinzione dettata dalla razza, cultura, religione, sesso o opinione politica. La seconda, quella sostanziale, per cui la Repubblica (quindi chi l’amministra: lo Stato; sia chi ne è artefice e fondamento: i cittadini) è protagonista nel rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano, appunto, l’uguaglianza fra i cittadini.

Ora, ancor prima di chiederci cosa non funziona, possiamo chiederci chi, come membro della Repubblica, sta facendo qualcosa?

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