UTÈV – ALL THE FAENZA’S FUTURES – Dalla Biennale a Faenza verso il futuro

ALL THE FAENZA’S FUTURES

Dalla Biennale a Faenza verso il futuro

 

 

BIENNALE 2015

Dov’è il futuro?

Il titolo della 56ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, ALL THE WORLD’S FUTURES, si concentra su una parola in particolare: “futuro”. Il tema è stato scelto e sviluppato dal curatore della mostra, il nigeriano Okwui Enzewor, e il messaggio politico sottostante è molto forte. Questo titolo ci riporta ad alcuni scenari tipici del mondo contemporaneo: guerra, disgrazie, sfruttamento, ambiente. D’altronde era possibile forse aspettarsi qualcosa di diverso dal primo curatore di origini africane della Biennale?

L’esposizione messa in scena non è certo facile. Tra le scelte del curatore colpiscono alcuni artisti: il racconto paradisiaco di Ricardo Brey, le inquietanti pitture di Tetsuya Ishida, la sala dedicata all’artista italiano Fabio Mauri.

Si rimane sorpresi però da un fatto significativo. In realtà di “futuro” inteso in senso stretto c’è poco in questa Biennale, specialmente nei materiali utilizzati dagli artisti. C’è molto ritorno alle materie plastiche del passato (pittura, fotografia e carta su tutti) ed ai riferimenti alla cultura degli anni ’70. Di installazioni tecnologiche quasi niente, di immagini che ritraggono i futuri possibili ancora meno, pochi i video. C’è più passato che futuro in questa Biennale. Perché? Anche l’Arte è dunque incapace ormai di pensare al futuro? Siamo inesorabilmente presi da quell’”assedio del presente” che Claudio Giunta ha descritto in un suo libro (spesso citato dal nostro sito)?

Sicuramente per metabolizzare questa strana Biennale ci vuole tempo… nel frattempo torniamo a Faenza, richiamati dal ballottaggio che andrà in scena domenica 14 giugno.

FAENZA – Elezioni amministrative 2015

Dov’è il futuro?

Durante queste elezioni amministrative, Faenza è stata chiamata a decidere il proprio futuro, tra i tanti proposti durante la campagna elettorale. Un po’ come la Biennale, anche Faenza ha esposto il “meglio” della cultura politica che in questo momento può offrire. ALL THE FAENZA’S FUTURES, insomma. Cosa resta però di questa esposizione? Anche qui di “futuro”, di una #Faenza2020, c’è ben poco. Abbiamo avuto invece tanta improvvisazione, che è uno dei mali più grandi del nostro tempo. Non ci deve stupire che la gente si senta distante dalla politica e non vada a votare se durante i cinque anni precedenti si è “sonnecchiato” badando ognuno (classe politica e cittadini) solo al proprio orticello o i propri interessi contingenti. Per realizzare un programma politico serio ci vuole tempo. Per essere cittadini informati ce ne vuole altrettanto. Politici di professione e cittadini attivi non ci si improvvisa, non basta uno slogan o un commento all’ultimo minuto su Facebook. C’è chi dice che con la rivoluzione digitale i cittadini abbiano la possibilità di informarsi di più. In realtà questa è un’illusione, chiunque frequenta abitualmente il web sa che “icontitornano”, “ruspa!” e tante altre frasi spot più che favorire la discussione soffocano ogni altro possibile approfondimento. La politica continua a essere sempre più un fatto estetico e di marketing, come già aveva intuito Walter Benjamin parlando di “estetizzazione della politica”. E la colpa è innanzitutto di noi cittadini che accettiamo tutto questo. Ecco allora che “la campagna elettorale si accende” a Faenza solo quando entrano in campo i VIP che vediamo così spesso in televisione: Matteo Salvini, Maria Elena Boschi. Per quanto politicamente importanti, nel contesto faentino questi personaggi non rappresentano delle persone capaci di comprendere la realtà della nostra città, ma delle figurine cattura-voti a cui deleghiamo la nostra decisione per l’una o per l’altra parte e in questo momento a Faenza abbiamo bisogno di persone reali, non di figurine.

Rimangono invece spesso nell’ombra le idee messe in campo dai 264 candidati al Consiglio Comunale. Persone che camminano al nostro fianco per le strade della città, che conosciamo, che non sono semplicemente un’immagine su un manifesto ma persone reali che si sono messe in gioco per fare del proprio meglio per la loro città. È possibile che tutti coloro che non hanno votato per “protesta” (o pigrizia?) il 31 maggio non siano riusciti a trovare tra queste 264 persone una che meritasse la loro fiducia? Quando finiscono i demeriti della classe politica e iniziano i nostri, per non essere riusciti ad informarci adeguatamente?

Come quando siamo usciti dalla Biennale, anche in ALL THE FAENZA’S FUTURES di “futuro” non s’è visto molto. Forse anche qui prima di dare giudizi netti dobbiamo prenderci del tempo per metabolizzare, ma di “Faenza2020” abbiamo un’idea molto confusa. L’augurio è che da dopo il ballottaggio la nostra città possa migliorare il proprio senso civico, e arrivare tra cinque anni, chiunque sia chiamato ad amministrare la città, sia Malpezzi o Padovani, senza improvvisazione e con cittadini informati. Magari con un Salvini e una Boschi in meno, ma con tante idee da mettere in campo.

Questo mi ha insegnato, credo, la Biennale di Venezia.

Samuele Marchi

RIFERIMENTI:

C.Giunta, L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso

W.Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

APPROFONDIMENTI

Lo speciale di Repubblica sulla Biennale 2015

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