Al Ridotto “L’uomo che non cambiò la storia”, docu-thriller sul prof Bandinelli

Avere la possibilità di poter cambiare il corso della Storia. E non farlo. Mercoledì 10 maggio alle ore 21 al Ridotto del Masini sarà proiettato “L’uomo che non cambiò la storia”, un film di Enrico Caria presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016. Il docufilm racconta le vicende di un professore universitario: Ranuccio Bianchi Bandinelli, massimo studioso italiano d’arte romana e tra i padri dell’archeologia moderna. Un personaggio di cui il regime fascista negli anni ’30 andava fiero. Salvo che il professore era un convinto antifascista. I nodi vengono al pettine in occasione del famoso viaggio di Hitler in Italia nel 1938, quando Ranuccio viene cortesemente invitato ad accompagnare in veste di interprete e cicerone Mussolini e il Fürher, in giro per musei e siti archeologici. A questo punto si ritrova davanti a un bivio: vestire in orbace e scattare sull’attenti davanti ai due odiati dittatori o compromettere studi, carriera e forse l’incolumità personale?

Uno studiose d’arte nel 1938 poteva cambiare la Storia

L’ingresso alla proiezione sarà, come sempre, gratuito. Il film sarà l’ultimo appuntamento con l’edizione 2017 de Il Cinema della Verità al Ridotto del Teatro Masini di Faenza, rassegna interamente dedicata al docu-film d’autore realizzata dall’amministrazione comunale e Accademia Perduta/Romagna Teatri in collaborazione con Cineclub Il Raggio Verde, Cinemaincentro, Cooperativa di Cultura Popolare, Sunset Studio e Associazione D.E-R Documentaristi Emilia Romagna.

Enrico Caria: “Ho cercato di esaltare la tensione del viaggio dell’eroe”

«L’uomo che non cambiò la storia è concepito come un docu-thriller – spiega il regista Enrico Caria – laddove la suspense non attiene al come andrà a finire (la fine è nota), ma al come è andata, una delle possibili formule, appunto, del thriller. Un modo forse eterodosso, certamente pop, di maneggiare il racconto storico con gli strumenti d’un preciso genere cinematografico. A partire dalla sceneggiatura che, per quanto fedelmente tratta dal diario del protagonista, è liberamente costruita per esaltare la tensione del viaggio dell’eroe, incastrando le sue tappe nel non meno ansiogeno scenario d’un mondo che s’avvia sull’orlo del precipizio a passo d’oca».

Il professor Bandinelli a un passo dall’uccidere Hitler e Mussolini

La Storia per il professor Bandinelli è a portata di mano. Una volta “reclutato”, il professore si rende conto che nessuno lo perquisisce, nessuno lo controlla, che può avere la massima libertà d’azione decidendo tempi e percorsi delle visite guidate. Mettendogli (per quattro giorni di seguito) quei due mostri a meno d’un metro di distanza, la Storia gli sta offrendo un’occasione incredibile: lui potrebbe fermare la loro follia. Potrebbe ucciderli. Nonostante la sua pacifica natura di tranquillo studioso, non solo prende l’ipotesi in considerazione, ma addirittura inizia a pianificarla nei dettagli. Come egli stesso annota minuziosamente su un taccuino che, ritrovato qualche anno dopo, sarà stampato col titolo: Hitler e Mussolini 1938, il viaggio del Führer in Italia.

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