THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

Siamo negli anni della Guerra Civile nordamericana: una diligenza diretta ad un emporio sta attraversando un passo innevato per sfuggire all’imminente bufera. A bordo troviamo il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), desideroso di condurre alla forca la ricercata Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh). Incontrerà lungo la strada il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), anch’esso intento a consegnare diverse taglie (morte in questo caso), e il “quasi” sceriffo Chris Mannix (Walton Goggins). I quattro saranno costretti a una nottata molto intensa all’emporio, dove li attenderanno altri quattro personaggi altrettanto odiosi.

Un palco uniforme e claustrofobico

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“The Hateful eight” è l’ottavo film di Quentin Tarantino.

L’ottavo film di Quentin Tarantino è un grande ritorno alle origini per il regista/sceneggiatore: si discosta molto dalla spettacolarizzazione degli ultimi lavori e mette in scena una rappresentazione di stampo teatrale che strizza l’occhio ai gialli di Agatha Christie (su tutti “Dieci piccoli indiani” e “Trappola per topi”), mettendo in primo piano il dialogo su tutto. Sulla base dell’interazione tra gli otto personaggi, l’emporio diviene un palco uniforme e claustrofobico della crescente tensione avvertibile sin dalle prime inquadrature, anche grazie alle evocative tracce sonore del maestro Ennio Morricone, che non solo cita sé stesso ai tempi del grande Sergio Leone, ma riesce anche a regalare uno sfondo unico per l’inferno bianco di Tarantino. La suddivisione in capitoli, elemento ricorrente dei lavori di Tarantino, aumenta l‘effetto teatrale del film (i capitoli suddividono il film come gli atti di uno spettacolo).

Dialogo e violenza al centro di tutto

Quentin Tarantino ha conquistato la Palma d'Oro al Festival di Cannes grazie al film Pulp Fiction (1994)
Quentin Tarantino ha conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes grazie al film Pulp Fiction (1994).

The Hateful Eight è la testimonianza della passione e dell’abilità di Tarantino di raccontare storie costruite su personaggi ambigui e unici, sempre in bilico sulla bilancia della morte, sempre pronti a stringersi la mano per poi puntarsi la pistola contro, in attesa di arrivare al finale esplosivo, grottesco e dissacrante che da sempre caratterizza il suo stile. Questa pellicola rappresenta inoltre un punto d’arrivo interessante per quanto riguarda la sua maturità autoriale: l’ambientazione western di “Django Unchained”, il circolo chiuso e soffocante de “Le iene”, la frammentazione cronologica di “Pulp Fiction”, la violenza surrealista di “Kill Bill” sono alcuni degli elementi più riscontrabili. È noto, inoltre, che per questo film si è avvalso della regia in Ultra Panavision 70, ovvero in 70mm, che dona ai fotogrammi maggior spessore e un gusto retrò rispetto al classico formato in 35mm.

Gli 8 personaggi nelle mani di Tarantino

Innumerevoli le citazioni al grande cinema cui si ispira, qui influenzate soprattutto da pellicole horror per via dell’inquietante situazione in cui i protagonisti si ritrovano. Pur caratterizzato da una lunghezza non indifferente (ben 167 minuti nella sua versione in digitale, venti minuti aggiuntivi in quella meno diffusa in 70mm), il film riesce a trascinare lo spettatore nella sua spirale di morte, grazie a una regia attenta che focalizza l’attenzione sui dettagli e vira tra i numerosi personaggi coinvolti, donando al tutto quel tocco di mistero che tiene alta la tensione nonostante il ritmo dilatato. Deciso a voler personalizzare il più possibile la sua nuova opera, Tarantino non pone freni di fronte al massacro compiuto dagli otto, sia verbale che fisico. Un confronto destinato a finire nel sangue sin da principio, ma sviluppato attraverso un intreccio continuo ed esasperante.
Da non perdere.

Alessandro Leoni

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