Cosa serve alla scuola del 2021? Prendersi cura dei più giovani: il progetto di Cesena

Quando qualcosa crolla, lo si può ricostruire. E quando qualcosa sta per crollare di nuovo? Si può fare in modo che ciò non accada? L’anno scorso nella nostra rubrica “Per chi suona la campanella...” abbiamo cercato di fotografare la realtà educativa del territorio faentino e abbiamo scoperto che Faenza sa essere una comunità educante, ma abbiamo anche constatato che la pandemia ha fatto crollare qualcosa che forse già prima era pericolante: la scuola. Lo scorso anno infatti è stata troppo tempo vuota. Oggi abbiamo un’ importantissima arma vincente: la vaccinazione degli insegnanti e dei ragazzi – estesa ora anche ai giovanissimi dai 12 anni in su – che ha permesso la ripartenza delle lezioni in presenza a settembre. Tuttavia, è di questi giorni la discussione al Governo sulle norme di contenimento del contagio tra gli studenti. Alla luce dell’aumento di casi riscontrati tra ragazzi e ragazze in età scolare, si stanno infatti rivalutando le possibilità di predisporre la didattica a distanza e la quarantena nelle classi in cui vengano riscontrate positività al coronavirus. Ma quali sarebbero gli effetti di questi provvedimenti in un momento delicato di ripartenza? E soprattutto, come sta la scuola alla fine di questo 2021? Proviamo a tracciare un quadro della situazione attuale.

Cosa ha lasciato la pandemia tra i banchi?

A settembre la scuola ha ripreso ad accogliere i ragazzi e le ragazze in presenza, ma si è ritrovata ad avere molti banchi vuoti, segno evidente di una dispersione scolastica in aumento. A gennaio del 2021 erano quasi 100 le segnalazioni di abbandono riscontrate tra i 14 e i 16 anni nel territorio faentino. Si segnalava anche una sempre più frequente fobia scolare, ovvero la paura di andare a scuola, tra gli studenti delle scuole medie. Oltre al ritiro sono sempre più evidenti i segni di un malessere diffuso che spesso viene etichettato come “disagio giovanile”, ma che in realtà non è riassumibile in due parole. Si tratta di un aumento di episodi di autolesionismo, attacchi di panico, disturbi di ansia e del comportamento alimentare. Nell’ultimo quadrimestre dello scorso anno, da gennaio a maggio, nel nostro territorio sono state 26 le richieste prioritarie di intervento presentate alla neuropsichiatria infantile. Quelli che possiamo riportare qui sono solo numeri che non parlano, ma tra i corridoi silenziosi delle scuole queste cifre sono storie di ragazzi con un nome e uno sguardo che deve essere colto dall’attenzione dei più grandi. Non sarà il 2021 a portare via con sè queste ferite; un problema complesso quasi sempre ha una soluzione complessa.

Formazione insegnanti: il progetto delle scuole di Cesena

Non è possibile quindi pensare che i ragazzi possano rialzarsi da soli. E’ necessaria ora più che mai la presenza degli insegnanti. Non si deve però pensare al corpo docente come a una pietra magica dai poteri salvifici: anche i prof hanno bisogno di essere formati, di essere aiutati ad aiutare i ragazzi. Proprio da queste concrete esigenze ha preso il via un progetto Dbt per le scuole, partito a Cesena all’inizio di ottobre. Sono 37 gli insegnanti delle scuole cesenati secondarie di secondo grado – istituti tecnici, professionali e licei – che hanno aderito all’iniziativa. Si tratta di 26 ore di formazione che hanno l’obiettivo di far acquisire agli insegnanti competenze in merito allo sviluppo della personalità, ad aiutare la regolazione delle emozioni, ad attivare tecniche preventive rispetto a eventi psicosociali stressanti e a sviluppare relazioni familiari, con i compagni e con i professori, applicando le tecniche della terapia dialettico comportamentale. Il progetto nasce da un’iniziativa del Centro di documentazione educativa del Comune di Cesena, in collaborazione con il team Dbt formato da Michele Sanza, psichiatra e psicoterapeuta, e Gianluca Farfaneti, piscologo e psicoterapeuta. Quest’ultimo, attivo presso l’Unità operativa dipendenze patologiche di Cesena dell’Asl Romagna e in collaborazione anche con l’Asp Cesena-Valle Savio, supervisionerà il lavoro dei formatori,  Giovanni Gavi e Barbara Mazzarella, psicologi selezionati dal’Asp Cesena-Valle Savio.

La cultura della cura: imparare a cogliere ciò che sfugge

Più volte si è detto che la scuola deve occupare il primo posto nella società. E’ una di quelle frasi che nessuno si permetterebbe certo di smentire. Ma non è sufficiente dire qualcosa perchè si realizzi. Occorre allora iniziare a diffondere una cultura della cura: imparare a cogliere quello che sfugge, i famosi “occhi ridenti e fuggitivi” di un’adolescenza che non è fatta di silenzi, ma di parole che vogliono essere ascoltate e capite. Occorre iniziare a realizzare, a far diventare concreta, quella comunità educante che crede nell’importanza della scuola e la mette al primo posto. Una comunità che è composta dai cittadini di oggi che hanno il compito di aiutare a crescere i cittadini di domani.

Letizia Di Deco

Classe 1998, vivo a Faenza. Mi sono laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna e qui continuo a studiare Italianistica. In attesa di tornare in classe da prof, mi piace fare domande a chi ha qualcosa di bello da raccontare su ciò che accade dentro e fuori le pareti della scuola. Ho sempre bisogno di un buon libro da leggere, di dire la mia opinione sulle cose, di un po' di tempo per una corsetta…e di un caffè

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.