Sara Cirone: “La Romagna è un territorio felice. Ora più dialogo con cittadini e imprese”

Con il ritorno a una vita almeno in parte normale riprendono anche le nostre interviste agli esponenti dei diversi settori che animano il nostro territorio in vista delle elezioni amministrative. Oggi abbiamo intervistato Sara Cirone, manager della società benefit Sara Cirone Group: negli scorsi mesi il suo nome era stato tirato in ballo come possibile candidato delle liste di centrodestra ma Cirone aveva pubblicamente smentito un’ipotesi di questo tipo: ai nostri microfoni ha confermato la volontà di non impegnarsi nella politica attiva.

Intervista a Sara Cirone

Sara Cirone, mi spiega innanzitutto cos’è una società benefit?

Una società benefit è una nuova forma giuridica d’impresa nata nel 2016. Ad oggi la Camera di Commercio annovera circa 500 società iscritte in quanto società benefit. Questa nuova forma giuridica prevede l’inserimento nello statuto l’aggiunta di un oggetto sociale di beneficio comune, mi spiego meglio: all’interno dell’oggetto sociale, oltre a quello profit, si specifica quale sarà il beneficio comune che l’azienda apporterà sul territorio. L’altro aspetto previsto dalla legge è che a fine anno, insieme al bilancio, si presenti una rendicontazione non finanziaria di ciò che si è fatto per quel beneficio comune. Dunque una società che lavora con ricadute positive sulla società e l’ambiente applicando un business model sostenibile.

A fine 2019 lei ha tenuto un roadshow che ha toccato diverse città della Romagna e alcune città fuori regione. Qual era lo scopo di questo ciclo di incontri? Quali sono stati i riscontri?

La Sara Cirone Group ha organizzato insieme alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici, con il patrocinio di The Economy of Francesco e di Asvis- Alleanza nazionale sviluppo sostenibile oltre a diversi comuni ed enti e associazioni partner, un roadshow dal titolo “Per il bene comune” organizzato in dieci tappe, in ognuna delle quali veniva analizzato un argomento specifico della Laudato Si’ di Papa Francesco. Lo scopo era parlare di economia sostenibile partendo proprio dall’enciclica del Papa e della sua idea di ecologia integrale: abbiamo realizzato questo tipo di incontro anche fuori regione, in particolare a Udine e ad Ancona. Il riscontro è stato molto positivo. D’altra parte le persone sono sensibili a questo argomento e hanno voglia di contribuire alla società, di parlare di ambiente e di ecologia integrale: a livello antropologico, l’uomo è un essere sociale il cui desiderio principale è quello di vivere in una comunità felice su un pianeta sano. 

In questo ciclo di incontri e nel suo lavoro quotidiano che idea si è fatta del tessuto economico del nostro territorio? 

Io ho un’esperienza positiva in questo territorio, felice sia dal punto di vista sociale che economico con tante imprese e imprenditori positivi. Certamente la crisi economica c’è, ha colpito anche Faenza e la Romagna faentina, però, rispetto ad altri territori italiani, questo risulta più florido sia per le relazioni che per le possibilità economiche. Credo che l’Emilia Romagna possa diventare un modello per tutta l’Italia.

Provando a guardare al futuro, come dovrebbe essere secondo lei il mondo del lavoro e l’economia dopo il coronavirus? 

Io vorrei che riuscissimo per quanto possibile a capitalizzare al massimo questa esperienza negativa attraverso un forte senso di resilienza e quindi ne traessimo insegnamenti e nuove possibilità sia per la società che per l’economia. In particolar modo, dovremmo fare in modo che il sistema Italia non si trovi più in una situazione del genere: sbagliare umano, perseverare è diabolico. Noi ci siamo trovati in una situazione del genere anche perché nel passato qualche errore è stato fatto, mi riferisco ai tagli degli ultimi vent’anni nella sanità, nella scuola, nella cultura che emergono in questo momento drammatico. Quello che secondo me non ha funzionato nei territori è stata la mancanza di una visione d’insieme: non c’è una vera politica industriale nazionale, una pianificazione strategica di gestione dei territori, del terzo settore e di tutti i servizi che servono alle famiglie. L’Emilia Romagna è uno degli esempi positivi in Italia ma ha ancora tante sfide da affrontare. Il sistema paese deve recuperare il pensiero e la capacità di gestire la complessità attraverso lo sviluppo di un pensiero integrato che tenga conto dei vari aspetti economici, ambientali e sociali che incidono complessivamente sulla qualità e lo sviluppo dei territori. Quindi più in generale servono nuove modalità, nuovi strumenti e una rinnovata classe dirigente pubblica e privata molto attenta a: integrazione dei vari aspetti, misurazione degli impatti, capitali territoriali e partecipazione.

Tornando sul nostro territorio, in quanto imprenditrice quali devono essere secondo lei le priorità della prossima amministrazione?

Fortunatamente questo territorio si è dato molto da fare e ha lavorato bene. Quindi di sicuro la prossima amministrazione dovrà continuare su questa strada di attenzione alle dinamiche sociali ed economiche. Un’area in cui si può migliorare è il rapporto con i cittadini e le imprese attraverso delle iniziative di partecipazione con degli strumenti che creino dialogo. È necessaria una maggior condivisione con imprese, cittadini e terzo settore delle strategie e dei risultati. Io sono una strenua sostenitrice di valutazioni d’impatto innovative e partecipate: secondo me questo è quello che dovrebbero fare le amministrazioni pubbliche. Io ne ho fatta una, il primo Bilancio Integrato di un’amministrazione pubblica d’Italia e il primo d’Europa, il comune di Sasso Marconi, menzionato anche all’Oscar di Bilancio nel 2019.

Cosa si intende con valutazioni d’impatto?

Si tratta di documenti organici in cui vengono tracciate strategie, strumenti e risorse e il loro impatto sui territori attraverso una rendicontazione non finanziaria, uno strumento che semplifica quelli utilizzati normalmente nei comuni. È uno strumento secondo me evolutivo, esempio concreto di quale vantaggio può apportare un approccio manageriale: maggiore dialogo con tutti i soggetti e le parti interessate per aumentare la partecipazione e il senso di appartenenza a una comunità in modo concreto e strutturato fuori da ideologismi e dinamiche personalistiche. Di questo ha bisogno l’Italia.

 

Matteo Nati

 

Matteo Nati

Nato a Faenza nel 1993, sono laureato in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Ho insegnato per un anno all’Istituto Alberghiero di Riolo Terme ma continuo a non sapermi orientare in una cucina. Appassionato di pallacanestro, politica e storia inglese, datemi una serie tv con dialoghi ben scritti e sarò completamente vostro.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.