Anche a Sant’Umiltà si sperimenta la didattica a distanza

Nel pieno dell’emergenza coronavirus, anche le scuole si sono ritrovate in una situazione del tutto nuova e imprevista. Dopo avervi raccontato le esperienze dell’Itip Bucci e dell’Istituto Oriani, oggi è la volta delle scuole della Fondazione Marri – S. Umiltà che, tramite la coordinatrice delle attività didattiche Sandra Scalini, racconta la propria esperienza nel fronteggiare questa realtà. «Certamente – ha spiegato Sandra Scalini – la situazione ha colto di sorpresa tutti, ma dopo qualche istante di sconcerto, superato anche grazie al dialogo e alla condivisione tra noi, abbiamo cominciato a lavorare sodo per reperire risorse e mettere in atto strategie per la comunicazione educativa a distanza, consolidare gli apprendimenti e favorirne di nuovi. L’obiettivo era ed è non lasciare soli bambini e famiglie, ma continuare a fare il nostro lavoro in sinergia con loro, al loro servizio».

Un’offerta diversificata per ogni ordine e grado

Le scuole della Fondazione vanno dall’asilo nido alla secondaria di primo grado e dunque è stato necessario differenziare l’offerta per venire incontro alle diverse necessità: «Le maestre di Nido e Scuola dell’Infanzia raggiungono tutti i giorni i loro piccoli con brevi video di saluti, lettura di fiabe e filastrocche, canzoni, proposte di giochi insieme e di esperimenti, attraverso canali Telegram (cui si accede attraverso link comunicato a ciascuna famiglia) e Whatsapp. Tutti i giorni i bimbi Nido e Infanzia ricevono qualcosa, si sentono “visti”, salutati, cercati dalle loro maestre. Nella Scuola Primaria gli insegnanti stanno utilizzando la piattaforma Argo, quella GSuite con i servizi Drive, Mail e Calendar, il canale Whatsapp. Da subito hanno raggiunto i loro allievi assegnando compiti, allegando documenti, inviando brevi audio e video con saluti e spiegazioni, inserendo link per la fruizione di video professionali e altri materiali di valore presenti sulla Rete, per accompagnare lo studio di alcuni argomenti. Gli insegnanti prevalenti e specialisti delle classi più alte hanno fornito ai ragazzi i loro indirizzi istituzionali di posta elettronica per poter avere con loro un contatto libero anche quotidiano, e lo scambio in termini di dialogo che ne viene fuori è sorprendente!»

Alla secondaria di primo grado, invece, si arriva a organizzare una lezione più articolata: «In questo caso, oltre agli strumenti già citati, si aggiungono GClassroom e GMeet, che permettono azioni didattiche più complesse e vere e proprie lezioni a distanza, con tanto di orario stabilito, dove si contano assenti e presenti, si alza la mano per chiedere il turno di parola, si interviene in diretta per chiedere spiegazioni o fare osservazioni. Insomma una modalità adatta a ragazzi più grandi, peraltro già abituati all’utilizzo di certa tecnologia, che prevede ad esempio che sappiano gestire il loro account in piattaforma».

L’inclusione è uno dei princìpi della didattica, anche a distanza

Una didattica, quella a distanza, che deve tenere conte anche degli alunni con certificati: «Per i bimbi e i ragazzi con bisogni educativi speciali, dalla scuola dell’infanzia alla Secondaria, abbiamo cercato di mantenere lo stile consueto con attività specifiche, invio di file audio e video, compiti ad hoc. Previo accordo coi genitori, abbiamo utilizzato le vie che potevano essere più adeguate alle esigenze delle famiglie: i canali digitali, dove possibile, ma anche in qualche caso fascicoli cartacei completi fatti arrivare a destinazione in modo anche… originale!»

Alessandra Scalini: “Nelle nostre scuole, le tecnologie sono una consuetudine”

È la prima volta che come scuola vi trovate ad usare questi strumenti o venivano già impiegati? «Nella nostra scuola le tecnologie per la comunicazione vengono assai utilizzate nella didattica, e spingiamo molto perché tutti gli insegnanti si formino in tal senso, fin dalla scuola dell’infanzia. Lavagne interattive multimediali, PC, tablet, posta elettronica, registro elettronico, piattaforma GSuite, canali social come Whatsapp o Facebook della scuola, Twitter e tanti altri: sono strumenti che utilizziamo quotidianamente per fare il nostro lavoro, per insegnare, comunicare tra noi e con le famiglie, con i ragazzi. Il loro campo di impiego è sterminato, e abbiamo ancora tanto da imparare per rendere tali risorse funzionali al nostro scopo, che è l’educazione e la crescita dei nostri bambini e ragazzi, il loro bene-essere».

Le reazioni di insegnanti, alunni e famiglie

Di fronte a una situazione come questa le reazioni possono essere le più diverse ma gli insegnanti non si sono fatti trovare impreparati: «Gli insegnanti sono partiti subito “in quarta”, con eccezionale prontezza, attingendo al loro bagaglio di conoscenze e ai loro strumenti, mettendo a frutto le competenze maturate nell’ambito della tecnologia grazie alla loro personale esperienza sul campo e alla formazione ricevuta. Direi di più: si sono trasformati in veri e propri “ricercatori” di strade nuove, alternative, più proficue, senza accontentarsi del già saputo e del già fatto, con straordinaria creatività. E lo dico a ragion veduta anche dopo il collegio di ieri con i docenti della scuola primaria (a distanza, ovviamente, ciascuno collegato da casa con hangouts), nel quale, dopo due settimane di lavoro, ci siamo scambiati esperienze, riflessioni, suggerimenti. Domattina (giovedì) ci incontreremo sulla rete con gli insegnanti della Scuola dell’Infanzia e venerdì coi docenti della Secondaria: è indispensabile sentirsi e confrontarsi in un momento in cui il lavorio è incessante».

Un ruolo importante, inoltre, è quello svolto dalle famiglie: «Le famiglie sono state e sono straordinarie, collaborative a mille, a partire dai genitori rappresentanti: si sono rese disponibili per tutto e, anche quando hanno offerto suggerimenti, lo hanno fatto con garbo e molta capacità di condivisione».

Ma le reazioni più sorprendenti arrivano dagli alunni: «Gli studenti sono in generale molto collaborativi e presenti, con modalità diverse a seconda del grado di scuola. I bimbi dell’infanzia godono e si divertono come se fossero ad una festa quando vedono la loro maestra che legge loro una favola o propone un gioco; i ragazzi della primaria, mi dicono alcune mamme, hanno addirittura i lucciconi agli occhi se hanno la possibilità di ascoltare o vedere la maestra, oltre al fatto che sono molto puntuali rispetto agli impegni stabiliti, fanno compiti ed esercizi, studiano e scrivono testi. Gli studenti della secondaria sicuramente soffrono molto la mancanza del rapporto diretto coi prof, però stanno mettendo tutta la buona volontà possibile per corrispondere alle richieste e lavorare secondo le indicazioni che ricevono. Certo, forse per loro all’inizio la tentazione di dire “siamo in vacanza” c’è stata, ma poi sono emersi consapevolezza e senso di responsabilità. Alunni insospettabili scrivono agli insegnanti per raccontare di sé, delle loro esperienze di questi giorni, della loro solitudine a volte, e così il tessuto della condivisione a cui erano abituati prima non viene meno, e si continua a fare la strada insieme».

“La relazione resta un elemento indispensabile”

La didattica a distanza in questo momento è necessaria, ma non si può pensare che sostituisca in toto la lezione in classe: «Quel che manca è la relazione in presenza, vero e proprio motore del rapporto educativo a scuola, ma direi in assoluto. La relazione personale allievo-docente è l’aspetto centrale dell’insegnamento, oltre il fatto che anche la relazione allievo-allievo contribuisce in maniera decisiva in termini di confronto, sostegno, educazione reciproca. La classe è una vera e propria comunità, con le sue difficoltà certo, ma anche con le sue enormi opportunità. La didattica a distanza permette condivisione, collaborazione, e quindi vicinanza quando non si può fare altro, come in questi tempi difficili e strani, oppure ad integrazione e facilitazione della relazione in presenza quando c’è. E quindi in ogni caso ben venga!»

 

 

Matteo Nati

Nato a Faenza nel 1993, sono laureato in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Ho insegnato per un anno all’Istituto Alberghiero di Riolo Terme ma continuo a non sapermi orientare in una cucina. Appassionato di pallacanestro, politica e storia inglese, datemi una serie tv con dialoghi ben scritti e sarò completamente vostro.

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