Rom a Faenza: il progetto “Housing first” promosso dalla Fondazione Romanì

Analisi dei nuclei famigliare, regolarizzazione dei documenti e inclusione abitativa. Sono questi i tre punti focali su cui ha lavorato la Fondazione Romanì durante l’anno di consulenza che ha fornito al comune di Faenza e alle associazioni locali nella gestione della questione Rom. Un «cambio di passo – come spiega l’assessore all’associazionismo del comune di Faenza Andrea Luccaroni – che vuole promuovere un atteggiamento meno assistenzialista verso i rom coinvolti». “Housing first”: l’approccio utilizzato in questi mesi si può riassumere con questa espressione. «Prima la casa, come base su cui costruire l’integrazione – ha spiegato Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì – solo così di seguito arriverà il resto: lavoro, scuola e sanità».Tre famiglie rom della città infatti hanno avviato un processo di inclusione abitativa il cui progetto è stato raccontato da vari esponenti venerdì 20 maggio nel corso dell’incontro pubblico “Il corpo estraneo, prove di comunità”.

Rom a Faenza: 3 famiglie nel progetto di inclusione abitativa

Sono 36 le persone della comunità rom a Faenza, di cui 20 minori. Dei nove nuclei famigliari presenti sul territorio tre hanno avviato un percorso di inclusione abitativa in alcune case popolari della città. «Con due di loro le cose vanno molto bene – racconta Nazzareno Guarnieri – con la terza (quella che riguarda via Corbari, ndr) c’è qualche difficoltà che si cerca di affrontare assieme. L’obiettivo di questo progetto non è certo creare danni o avvantaggiare i Rom. Obiettivo a lungo termine è cercare di garantire a queste persone di essere parte propositiva della città».

Gatta: “Le procedure sono le stesse utilizzabili da qualsiasi altra famiglia”

«Le procedure avviate per fare trovare loro una casa – spiega l’assessore alle politiche sociali Claudia Gatta, rispondendo indirettamente alle polemiche sollevate nei giorni scorsi dalla Lega Nord – sono le stesse che può utilizzare qualsiasi altra famiglia presente sul territorio». Il concetto è stato ribadito anche da Martina Laghi dei Servizi sociali del comune di Faenza, che da anni si occupa della gestione delle famiglie rom sul territorio faentino: «Come lavoriamo con le famiglie rom così lavoriamo per tutte le famiglie».

Due famiglie rom procedono bene, la terza ha più difficoltà

Fondamentale per trovare a questi tre nuclei famigliari una casa è stato il supporto di Acer (Azienda casa Emilia Romagna) e Asp (Azienda di servizi alla persona). «Il nostro lavoro riguarda l’accompagnamento pedagogico dei nuclei famigliari – racconta Emanuela Capellari di Acer Ravenna – Nello specifico abbiamo avuto in carico due realtà rom diverse: una ha funzionato con più facilità e vari fattori si sono incastrati al meglio, con l’altra c’è più da lavorare, ma le famiglie sono state trattate in maniera uguale».

L’associazionismo locale: il ruolo dei tutor

Molto importante in questo periodo è stato il ruolo dei tutor: un riferimento più informale fornito alle famiglie rom dal mondo associativo e che testimonia loro quanto sia importante aiutare in modo incondizionato. «In passato non sono stati aiutati come dovevano essere – racconta Anna del Cav (Centro aiuto alla vita), tutor di una delle famiglie rom – Seguo una famiglia con due bambini e si è inserita bene nella casa. Sono molto soddisfatta». Non è stato facile convogliare l’associazionismo faentino nel progetto della Fondazione Romanì: in particolare i primi mesi sono stati particolarmente difficili, come testimoniato dal presidente Nazzareno Guarnieri. Alla fine però Caritas, Cav, Giovanni XXIII, Farsi Prossimo, Qualcosa di sinistra e la Fondazione dalle Fabbriche sono riusciti a essere interlocutori utili a questo processo. «Noi non siamo venuti a Faenza per gestire la situazione – spiega Guarnieri – ma per accompagnare dei processi a fianco alla politica e associazionismo locale, altrimenti non siamo utili».

Marcello Nannini: “E’ schifoso combattere con delle bugie”

Particolarmente sentito è stato il racconto di uno che con i successi e le difficoltà di questo processo ha a che fare ogni giorno. «Noi siamo in prima linea – racconta Marcelo Nannini, presidente responsabile del Condominio Corbari che ha accolto la famiglia Halilovic – Noi stiamo vivendo un disagio tutti insieme, un disagio che riguarda sia i condomini sia la famiglia Rom che è arrivata all’improvviso, senza che noi fossimo preparati. Una cosa è parlare e una cosa è vivere. Ma non bisogna fare falso buonismo, se no non si fa integrazione. Nessuno di noi è stato preparato ad accogliere loro, ma noi li abbiamo accettati. Però fanno fatica». Il capo scala ha criticato molto i media locali, rei di diffondere allarmismo e false notizie «La famiglia rom è stata accusata di aver fatto dei danni quando ancora non erano nel condominio – racconta – È una cosa schifosa combattere con delle bugie. Loro si devono integrare, ma anche noi dobbiamo integrarci. L’odio verso i Rom è un veleno che si trasmette di padre in figlio».

Giugno: gli ultimi appuntamenti della Fondazione Romanì

Sono due gli appuntamenti ancora in programma nel progetto della Fondazione sui rom a Faenza: a fine giugno si avranno degli incontri con gli insegnanti volti a dar loro una formazione tecnica per gestire situazioni particolari di studenti Rom.

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