Rapporto Caritas della diocesi: i numeri della povertà nel 2016

Dalle donne straniere che si fanno “portavoce” delle esigenze della famiglia agli uomini italiani over 60 privi di reddito e abitazione. Giovedì 6 luglio 2017 è stato presentato a Faenza il “Rapporto povertà e risorse 2015/2016” a cura della Caritas diocesana, realizzato in collaborazione con l’associazione Farsi Prossimo e l’Osservatorio delle povertà e delle risorse Faenza-Modigliana. Gli ideatori del dossier hanno scelto per l’edizione di quest’anno il titolo “Equilibrio instabile”, per descrivere una situazione nella quale i dati degli ultimi otto anni (cioè dall’insorgere della crisi economica) hanno visto fra le 700 e 800 persone incontrate nelle strutture diocesane, senza grandi stravolgimenti. «L’andamento dà proprio l’idea di una bilancia che oscilla: dove basta poco per smettere di venire al Centro di Ascolto, come basta poco per ricominciare» affermano i responsabili della Caritas, guidata dall’anno scorso da don Marco Ferrini, parroco di Sant’Antonino.

Rapporto Caritas parrocchiali: accolte principalmente donne straniere

Il rapporto Caritas su povertà e risorse evidenzia come siano 22 le Caritas parrocchiali attive nella diocesi di Faenza-Modigliana, distribuite su un territorio che va dal faentino, alla Bassa Romagna (Alfonsine, Fusignano, Bagnacavallo), alla provincia di Forlì (Modigliana e Tredozio). Da segnalare l’apertura del nuovo punto Caritas di San Marco a Faenza e dell’unità pastorale “Madonna del Monticino”, attiva invece a Fognano. I numeri raccontano di 846 persone che si sono rivolte alle Caritas delle varie parrocchie, in aumento rispetto alle 673 dell’anno precedente, così come il dato risulta superiore al picco di 827 toccato nel 2013. Il 68,3% delle persone che si rivolgono a queste strutture sono donne e quasi al 70% di cittadinanza straniera (principalmente marocchina, albanese e nigeriana). La richiesta più pressante è quella di pacchi viveri (638 richieste su 890), un fattore che riflette il ruolo delle donne richiedenti aiuto come portatrici dei bisogni di tutta la famiglia.

Centro di ascolto diocesano: utenti diversificati portatori di specifici bisogni

La situazione si fa più eterogenea quando si prende in considerazione il Centro di ascolto diocesano, al quale si sono rivolte 722 persone nel 2016 (dato in calo rispetto ai numeri registrati fra il 2012 e il 2015). Innanzitutto qui troviamo una leggera prevalenza di uomini (50,4%), così come sono presenti utenti di tutte le fasce di età, pur con un aumento dei giovani fra 15 e 24 anni. Ciò dipende anche dalla maggiore differenziazione dei sostegni offerti dal Centro d’ascolto, in grado di rivolgersi ad un gruppo più variegato di individui: utilizzo delle docce, mensa, alloggio, scuola di italiano. I bisogni da cui emerge la situazione di necessità sono collegati alla povertà/problemi economici, ai problemi di occupazione/lavoro e a problematiche abitative. Il dato che rispecchia la situazione nelle Caritas è invece la forte presenza di stranieri, che rappresentano il 73% delle persone incontrate (con Marocco, Nigeria e Senegal ai primi tre posti).

Situazioni specifiche degne di particolare attenzione emerse nei colloqui del Centro di ascolto sottolineano la presenza di diversi utenti: madri sole con bambini perché il partner si è spostato altrove in cerca di lavoro (situazione frequente fra gli stranieri, che presentano un dato di mobilità lavorativa più alta degli italiani); giovani stranieri usciti da progetti per richiedenti asilo che si muovono per l’Italia (l’assistenza è infatti riconosciuta dallo Stato fino all’ottenimento del diritto di asilo, al seguito del quale lo straniero non riceve più vitto e alloggio) e infine uomini italiani over 60 privi di reddito e di abitazione, una figura fortemente aumentata a seguito della crisi economica.

Nuovi progetti nel contrasto alla ludopatia e a favore dell’integrazione

Non soltanto i servizi tradizionali. La Caritas diocesana si è impegnata negli ultimi mesi a mettere in campo anche nuove progettualità per fronteggiare alcuni bisogni particolarmente sentiti nei nostri territori. In primis il contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo, con il primo Slotmob, l’evento che propone di premiare quegli esercenti che hanno deciso di bandire le slot machine dai propri locali. Per il 2017 è stato premiato il Cafè Il solito posto in via Giuliano da Maiano, con una merenda aperitivo in cui sono stati assegnati un attestato ed un marchio etico “Slotfree”. L’iniziativa è stata organizzata da una serie di movimenti ed associazioni laiche e cattoliche di Faenza.

Un altro progetto che vedrà la luce a breve si chiama “Dress Again” e riguarda invece la gestione di uno spazio pubblico che sia un luogo di incontro e di apprendimento lavorativo rivolto a persone in stato di bisogno e a richiedenti asilo. Il lavoro di sartoria svolto da chi parteciperà al progetto, con l’assistenza di persone dell’ambito del Centro di ascolto diocesano, consentirà di aggiustare, trasformare e recuperare abiti usati, realizzando poi un negozio di vestiti. I richiedenti asilo potranno quindi seguire un percorso di formazione su varie mansioni: addetti alla vendita, sartoria ed altro ancora.

Andrea Piazza

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