Dal Brasile e dagli Usa a curarsi a Faenza: la tecnica innovativa del dott. Vanni Veronesi

Pazienti da tutto il mondo, affetti dalla rara patologia del “midollo ancorato occulto”, per essere operati all’Ospedale di Faenza con la tecnica chirurgica mini-invasiva, e innovativa, di sezione del filum terminale extradurale in anestesia locale. L’ultimo paziente straniero operato proveniente dal continente americano è un uomo di 36 anni arrivato nel marzo scorso dagli Stati Uniti d’America, ma dall’inizio del 2019 sono state operate anche due pazienti brasiliane di 49 e 28 anni .

Negli anni, diversi stranieri si sono operati all’ospedale di Faenza

Non un caso poiché l’esecutore di questo innovativo intervento svolto sin dal 2010 – il dottor Vanni Veronesi, della Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia del Sistema Nervoso Periferico, diretta dal dottor Guido Staffa – l’ha descritto in un articolo che ha recentemente pubblicato sulla rivista scientifica americana “Operative Neurosurgery”. Non è la prima volta che il dottor Veronesi opera un paziente straniero (il primo risale al 2015, un paziente bosniaco di 36 anni; a seguire, nel 2017 un paziente ungherese di 33 anni, nel 2018 un paziente polacco di 25 anni e il 2 maggio 2019 una paziente francese di 45 anni), ma questi sono i primi pazienti non europei.

La patologia del ‘midollo ancorato occulto’ operata dal dott. Vanni Veronesi

«Dopo essere stata sottoposta in Brasile a due interventi a livello cranico per il trattamento della malformazione di Chiari associata alla siringomielia, Gabriela, la prima paziente brasiliana operata a gennaio 2019, è giunta in Italia – racconta il dottor Veronesi -. Con il supporto diagnostico della nuova metodica con risonanza magnetica lombare in posizione prona e in accordo con l’esito della visita medica è stata posta l’indicazione chirurgica. Il decorso postoperatorio è stato subito molto buono con immediati miglioramenti clinici, e un giornale online brasiliano ha riportato la notizia dell’intervento chirurgico effettuato in Italia». Ligia, la seconda paziente brasiliana, è portatrice della malformazione di Chiari e non era mai stata trattata chirurgicamente a livello cranico.

Quindi Paul, il paziente statunitense, non presentava la malformazione di Chiari ma una piccola cavità siringomielica cervicale. «In tutti e tre i pazienti le condizioni cliniche nel postoperatorio sono migliorate rapidamente e gli aggiornamenti che ho avuto via e mail o mediante video, a distanza di settimane o mesi, hanno confermato i progressi clinici ottenuti» riferisce ancora il dottor Veronesi.

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