Necki (l’Altra Faenza): “Aperti al dialogo, purché si crei un centrosinistra nei fatti e non nelle parole”

In consiglio comunale, Edward Jan Necki è l’unico rappresentante de l’Altra Faenza, realtà posta alla sinistra dell’intero schieramento faentino. Anche con lui facciamo il punto sull’attualità e il futuro della nostra città, oltre che dell’Unione della Romagna Faentina, sotto il profilo politico e amministrativo. 

Intervista ad Edward Jan Necki: “Bisogna fare di più per mettere in rete le eccellenze della città”

Quali sono i punti chiave sui quali puntare per lo sviluppo di Faenza?

Lo sviluppo di Faenza non può essere improntato sulla cementificazione, e in questo politica e imprenditoria viaggiano con venti anni di ritardo. Oggi bisogna pensare con altri schemi: alla riconversione ecologica, alla riqualificazione degli spazi. Con orgoglio, posso dire che già nelle linee programmatiche de l’Altra Faenza, cinque anni fa, erano presenti questi obiettivi. La città che va verso il 2030 deve riuscire a coniugare il rilancio del lavoro e delle attività produttive con una visione ambientale che animi tutta la città. In questo, raggiungere gli standard della legge regionale è un obiettivo importante, così come l’estensione della raccolta porta a porta dei rifiuti con tariffa puntuale, che ha portato vantaggi in tutti i Comuni in cui è stata finora applicata. Da questo punto di vista l’amministrazione negli ultimi tempi sta recuperando il gap, non trovando però sempre sponda nelle attività imprenditoriali faentine che per prime non colgono questi aspetti di sviluppo. Bisogna però fare di più per creare una rete che metta in relazione le tante eccellenze della nostra città. Un altro aspetto su cui puntiamo è quello di creare un vero polo di aggregazione giovanile: spesso ai giovani mancano questi spazi e hanno tante idee ed energie da mettere in campo per Faenza.

Un altro tema su cui si è battuta l’Altra Faenza in questi anni è quello della sanità. 

Oggi la sensazione è che chi decida questi aspetti sia un tecnico che si limita a fare ragionamenti puramente contabili. Noi dobbiamo puntare ad avere, in sinergia con Lugo, un ospedale di primo livello, quantomeno nei fatti, con tutte le specialistiche all’interno. La Casa della salute invece la ritengo un contenitore sfortunato: dal punto di vista logistico, la scelta della sede non è stata premiante: hai collocato questo spazio in un’area difficilmente raggiungibile. Dall’altra parte mancano i contenuti all’interno: non hai infatti nessuna leva per convincere i medici di base ad aderire. Bisognava dunque strutturare il progetto diversamente, valutando anche l’opzione di avere una Casa della salute a monte e una a valle: Faenza ne avrebbe avuto la possibilità.

Come giudica il suo operato per la riforma dello Statuto dell’Unione?

L’ho portata avanti con passione e dispiace ora la mia esclusione dal nuovo consiglio, la Lega che ha sempre disprezzato l’Unione ha voluto dare a Pederzoli (sindaco di Brisighella, ndr) una sponda importante cambiando idea, e coinvolgendo Cericola. Penso che l’Unione sia una realtà utile, ma nel vecchio statuto c’era un forte scollamento con i territori. Sono stato così incaricato presidente della commissione di revisione dello statuto e ho fatto del mio meglio in questo ruolo, esaminando tanti emendamenti, approvandone anche quelli della Lega quando i suoi consiglieri non erano presenti. Sicuramente il lavoro fatto è perfettibile, ma siamo riusciti a riportare certe tematiche a livello locale. L’Unione non deve privare i cittadini dei servizi, ma migliorarli ottimizzandone i costi.

Verso Faenza 2020: “Se si trovano alcuni valori comuni, lo schieramento ampio è possibile”

Si sono avute diverse aperture, nei giorni scorsi, a un possibile schieramento ampio di centrosinistra in vista di Faenza 2020. L’Altra Faenza è disponibile al dialogo?

Non basta certo la repulsione verso le politiche della Lega a coalizzare. Bisogna sedersi, parlarsi, essere chiari. A noi interessano i contenuti e i programmi, e uno schieramento ampio si può creare sulla base di quattro o cinque valori comuni. Penso al servizio pubblico, la sanità, la giustizia sociale, la tutela ambientale e lo sviluppo economico e su questi temi si può lavorare. Bisogna però guardare alla sostanza: non basta definirsi di centrosinistra se nei fatti si sostengono politiche liberiste o di destra. Le possibilità di dialogo ci sono e siamo aperti in questo, a partire da sensibilità a noi vicine come Faenza Futuro, Mdp, certe aree del Pd e persino certe persone del Movimento 5 Stelle.

Al di là della strategia politica, come riavvicinare i cittadini?

Credo sia finita l’ora delle chiacchiere. Non serve a nessuno un dibattito autoreferenziale in cui parliamo tra noi con il linguaggio del passato: bisogna fare ed è la cosa che i giovani ci rinfacciano di più. E di giovani interessati ai nostri valori ce ne sono tanti, ma trovano questo mondo chiuso, in certi aspetti fermo al 1968. Inoltre, la sinistra non è il partito dei migranti, ma di tutti: è un modello di sviluppo che non vuole che chi ha soldi decida le regole. È una visione di redistribuzione della ricchezza che permetta a tutti di avere vita libera e dignitosa. Io penso che il programma politico più bello sia indicato dalla Costituzione, e rileggerla farebbe bene a tutti.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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