Il futuro dell’agricoltura faentina: “Con questi prezzi guadagna solo la grande distribuzione”

Pesche vendute dai produttori in certi casi anche solo 5 centesimi al kg, i cambiamenti climatici che portano grandine e maltempo, poche possibilità di investire nuovo capitale nello sviluppo: sono queste alcune delle problematiche che ogni giorno rischiano di mettere in ginocchio un settore, quello dell’agricoltura, storicamente tra i più importanti dell’economia faentina. E il maltempo del 9 luglio che ha colpito Faenza e dintorni è solo uno degli ultimi episodi a cui si assiste ormai con continuità: la grandine in particolare è l’evento atmosferico più temuto dagli agricoltori in questo momento perché i chicchi si abbattono su verdure, frutta e cereali prossimi alla raccolta provocando danni irreparabili alle coltivazioni mandando in fumo un intero anno di lavoro. E quel che si salva, spesso, basta a malapena per pagare le spese. «Se con la vendita di un prodotto, per esempio le pesche, guadagno meno delle spese per la produzione significa che qualcosa non va nella filiera – spiega Romano Gaddoni, agricoltore faentino che coltiva pesche, ma anche kiwi, albicocche, cachi – mi piacerebbe vedere i miei prodotti al supermercato venduti a un prezzo onesto, per esempio 1,10 euro e non di più, se no significa che si sono verificati degli aumenti di prezzo ingiustificati a favore della grande distribuzione, e questo è ingiusto sia per l’agricoltore che per il cittadino».

Il maltempo degli ultimi mesi ha messo in ginocchio le produzioni agricole

pesche danni da maltempoGaddoni ha iniziato questa attività nel ’99, e con lui possiamo fare il punto su come questa professione si è evoluta nel tempo. «Dopo essermi avvicinato a questo mondo con i miei cugini, ho deciso di intraprendere una strada personale comprando un terreno. Il confronto con il passato è abbastanza impietoso: nel ’99 si prendevano 1.360 lire al kg per le pesche: oggi 30 centesimi; e nel frattempo tanti costi sono aumentati, come quelli dei concimi». Venendo al presente, «quest’anno è stata annata disastrosa, in particolare per la pioggia e la grandinata di maggio – continua Gaddoni – sulle pesche si sono avuti diversi scompensi. Poi con l’ultima grandinata dei giorni scorsi quasi la totalità delle pesche è stata danneggiata ed è andata perduta: volendo si possono recuperare per fare succhi di frutta e marmellata, ma non è una vera soluzione, in questo modo ci copri a malapena costi dell’irrigazione. Le pesche, causa maltempo, mi tocca lasciarle al loro destino». Venendo al resto delle coltivazioni, «per il kiwi invernale si vedrà andando avanti con la stagione – prosegue l’imprenditore agricolo – ma il prodotto sembra valido, anche se i prezzi si sapranno solo a Natale e comunque il maltempo e la batteriosi minacciano il 30% della produzione. Le albicocche Kyoto sono di ottima qualità, ma il prezzo è basso, di 35 centesimi, e così si fa più o meno una patta tra guadagni e costi. Visto che è un prodotto a cui lavoriamo tutto l’anno, ci vorrebbe una relazione giusta tra produttore e grande distribuzione».

“Le associazioni di categoria dovrebbero tutelarci di più”

Problematiche che non rappresentano più un’emergenza, ma una situazione strutturale. «Il clima è cambiato, noi che lavoriamo nei campi tocchiamo con mano come non ci sia più il tipo di pioggia di una volta: oggi sono sempre più frequenti nubifragi e bombe d’acqua. Le assicurazioni fanno quello che possono e hanno franchigie alte, e per un piccolo produttore non è facile. Anche gli impianti con teloni antipioggia sono spese sopra la media. Le associazioni di categoria dovrebbero entrare più nel merito di queste problematiche agricole: o si cambia rotta e si guarda anche a tutelare il nostro lavoro o ci tocca chiudere, perché a lungo andare mancheranno i soldi per fare investimenti, come realizzare nuovi impianti o comprare nuovi macchinari. Poi nel frattempo andiamo in Grecia, Tunisia e Spagna a prendere i loro prodotti, mentre noi avremmo frutta e verdura validissima che potremmo esportare noi».

“Serve un prezzo minimo, almeno 40 cent al kg”

Come dare almeno un segnale per risolvere queste problematiche? «Secondo me bisogna mettersi a un tavolo con tutte le associazioni e il sistema produttivo – risponde Gaddoni – e dialogare su un prezzo minimo di guadagno al kg per agricoltore; in questo modo almeno si è tutelati; per esempio sui 40 centesimi, necessari per guardare al futuro di un settore che dà lavoro a tanti faentini e che potrebbe darne ancora».

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

Un pensiero riguardo “Il futuro dell’agricoltura faentina: “Con questi prezzi guadagna solo la grande distribuzione”

  • 13 Luglio 2019 in 22:29
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    “il buon senso”? Chi è costui?

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