Lucrezia Lante della Rovere in scena al Teatro Masini

I segreti di Picasso, Proust, Chanel, Ravel, Debussy, Stravinsky, Toulouse Lautrec, Cocteau, Nijinsky svelati da Misia Sert, la “regina” di Parigi. Dopo il successo di Malamore, vincitore del Premio Flaiano, Lucrezia Lante della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie che hanno costruito la cultura del Novecento. Con la sensibile regia di Francesco Zecca e un testo inedito del poeta Vittorio Cielo, Io sono Misia rivela al pubblico l’incredibile storia e la fascinosa personalità di Misia Sert. Sipario al Teatro Masini di Faenza martedì 22 novembre alle ore 21.

Io sono Misia: una delle donne protagoniste del ‘900

Misia Sert, straordinaria mecenate – a lei si deve la scoperta, fra gli altri, di Cocò Chanel – il cui salotto parigino era frequentato da Picasso, Paul Morand, Debussy, fu ritratta da Renoir e da Toulouse Lautrec, ispirò Jean Cocteau per il personaggio della principessa nel romanzo Thomas l’imposteur e fu definita da Proust “un monumento di storia, collocata nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell’asse degli Champs Elysées”.

Lucrezia Lante della Rovere interpreta Misia Sert

Lo spettacolo "Io sono Misia" in scena al teatro Masini martedì 22 novembre 2016.
Lo spettacolo “Io sono Misia” in scena al teatro Masini martedì 22 novembre 2016.

La regia dello spettacolo di Lucrezia Lante della Rovere è di Francesco Zecca, mentre il testo teatrale è di Vittorio Cielo. «Io non partorisco. Io Faccio Partorire. Gli uomini hanno bisogno di una sfinge per partorire la bellezza. Per diventare artisti. Io li faccio partorire. Li ho fatti partorire, tutti! Dicono che il mio talento sia saper annusare il talento. Dove tutti vedono un nano, io vedo un Toulouse-Lautrec. Se c’è una tizia muta, a occhi bassi, contro il muro, io sento profumo di Cocò, nel senso che sarà Chanel. Sono una cercatrice di geni. Una cercatrice di meraviglie umane. Detesto suonare. Perché amo la musica. Ho imparato sulle ginocchia di Liszt, vecchio, con i capelli lunghi a bacchetta bianchi, come un salice ghiacciato, la faccia a verruche come la corteccia di un albero. Con i miei occhi color malva, ho visto, ora dopo ora, inevitabilmente Pablo Ruiz trasformarsi nel mostro-toro Picasso. Debussy sui miei divani sognare il sesso del fauno. Cocteau fare la corte agli attori come in Marocco. Stravinsky incendiarsi nella Sagra di Primavera. Ravel ricamare musica a dispetto di Satie. Il carnefice di ballerini Diaghilev farsi Domatore di Nijinsky, fino a far impazzire il dio della danza. E Proust, scrivere ogni cosa, ogni parola di tutti. Fino a mettermi nella seconda riga, della prima pagina, della Recherche. Il suo libro, che non finirà mai perché il tempo è infinito come il genio che divampa negli uomini. Nelle università la chiamano “cultura”, io la chiamavo averli a cena da me, a casa…».

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