Il liceo Torricelli nella Grande Guerra: una mostra per ricordare la vita dell’epoca

Storie di giovani caduti in guerra, profughi ospitati, ed esaltazione esasperata della patria. Un secolo fa, al termine della Prima guerra mondiale, il liceo Torricelli di Faenza contava le sue vittime: in tutto venticinque ex allievi, nella grande maggioranza studenti universitari inviati al fronte come sottotenenti di complemento dopo una sommaria preparazione. Molti di loro avevano appena conseguito il diploma, usufruendo anche di un’accelerazione delle procedure. Alcuni caddero sul Carso già nella prima settimana di trincea, altri persero la vita durante la rotta di Caporetto o nella resistenza sul Piave. C’è un dato che ritorna nelle motivazioni delle medaglie alla memoria che furono assegnate a non pochi di loro: questi giovani studenti si erano trovati poco più che ventenni investiti del comando di una compagnia, o anche di più compagnie, in quanto soli ufficiali superstiti dei rispettivi reparti. E’ soprattutto in loro ricordo la mostra storica “Il liceo Torricelli nella Grande Guerra” che si inaugura giovedì 12 aprile, alle ore 18.30, nei locali della Biblioteca comunale manfrediana di Faenza. La mostra è stata realizzata in collaborazione dal liceo Torricelli-Ballardini e dalla biblioteca. All’inaugurazione interverranno il vice sindaco e assessore alla cultura del Comune di Faenza Massimo Isola, il dirigente scolastico del liceo Torricelli-Ballardini Luigi Neri e Stefano Drei, ex insegnante del liceo e curatore della mostra.

Il liceo Torricelli conta 25 ex allievi tra le vittime, molti di loro furono fatti diplomare in fretta per partecipare al conflitto

Stefano Drei, curatore della mostra, e Daniela Simonini, direttrice della Biblioteca.

Il 24 marzo 1915, mentre l’Italia stava per gettarsi nell’avventura della Grande Guerra, il liceo Torricelli organizzava allegre scampagnate (vd. foto di copertina, ndr, che mostra gli studenti molto probabilmente a Villa San Prospero, presso le Bocche dei Canali). Non sappiamo quale fosse il pretesto dell’escursione, di cui non c’è traccia nella corrispondenza e nella stampa locale. Sappiamo solo che erano appena conclusi gli scrutini del secondo trimestre. Il terzo trimestre sarà breve; molti di questi giovani partiranno presto per la guerra e alcuni non torneranno. Un solo di loro è stato identificato: il quinto da sinistra nella fila davanti: Tullio Bolognini. Morirà meno di tre anni dopo lo scatto della foto sul Piave. «La mostra – spiega il curatore Stefano Drei – ha lo scopo di testimoniare quanto la guerra abbia segnato la vita quotidiana della vita scolostica, sin dal 1914 quando muore Francesco Ferdinando e il liceo faentino espone la bandiera a lutto fino alle celebrazioni della vittoria nel 1918. E le tappe di questa storia non si esauriscono con quella data: due anni più tardi il liceo si fece promotore di un’iniziativa di raccolta di memorie degli studenti per la realizzazione di una grande lapide celebrativa». Per onorare la memoria dei caduti, infatti, fu affissa nell’atrio del liceo una grande lapide in marmo, che riporta i loro nomi sotto un’iscrizione dettata dal prof. Pietro Beltrani. La lapide, realizzata grazie a una colletta fra alunni e insegnanti, fu solennemente inaugurata il 24 maggio 1920, quinto anniversario dall’entrata in guerra. Per l’occasione, il liceo promosse anche una raccolta di memorie degli ex alunni defunti: necrologi, pubblicazioni, lettere dal fronte, un diario di guerra. Un piccolo fascicolo che è stato ritrovato negli archivi e che è esposto in questa mostra, insieme a testimonianze reperite su queste vittime dimenticate, a registri dell’epoca e ad altro materiale documentario sulla vita quotidiana nel liceo Torricelli durante gli anni di guerra.

Storie di Guerra: il liceo ospitò studenti profughi dal Veneto e dal Friuli dopo Caporetto

Come viveva uno studente medio faentino di quell’epoca gli anni della Grande Guerra? «Sicuramente c’è una forte operazione di censura all’epoca – spiega Drei – e lo si vede anche nei temi su cui dovevano lavorare gli studenti. All’inizio 1918 viene fatto un concorso nazionale ed eventuali dissensi non erano certo ammessi. Però sono capitati anche altri episodi significativi: nel 1916 arriva all’istituto una lettera del provveditorato nella quale si chiedono studenti che vadano a lavorare volontari nelle fabbriche di munizioni. La lettera ebbe zero aderenti. Invece per raccolte viveri organizzate successivamente si ottengono maggiori riscontri positivi».

Nel 1917-18, ultimo anno di guerra, anche il fronte interno aveva vissuto momenti drammatici. «La parola ‘Caporetto’ è una parola tabù all’epoca – afferma Drei – tanto per citare un esempio curioso: un mese dopo a quegli episodi drammatici si invitava la scuola a esultare perché ‘avevamo preso Gerusalemme’, che ovviamente era stata presa dagli inglesi ai turchi, non certo dagli italiani, ma si invitava comunque la scuola a esultare perché era tornata a sbandierare la bandiera italiana su Gerusalemme. Con il richiamo alle armi dei ragazzi del ’99, quell’anno non si era nemmeno costituita una terza liceo, mentre erano confluiti nelle altre classi del liceo e del ginnasio ventidue profughi sfollati dopo Caporetto dai licei veneti e friulani. Questi studenti terminarono l’anno proprio nel nostro liceo».

Esposte anche le prime pagine di periodici dell’epoca

Integra la mostra una galleria di prime pagine appartenenti a periodici faentini dell’epoca, scelte fra quelle che ritraggono con maggiore efficacia, censura permettendo, le reazioni della comunità locale, nelle sue diverse collocazioni politiche, ai momenti più drammatici del conflitto. «Era presente una forte censura – commenta Drei – non solo di natura ideologica, ma anche perché si pensava che i nemici potessero ottenere informazioni importanti attraverso la stampa». La mostra sarà visitabile dal 13 aprile al 31 maggio 2018, negli orari di apertura al pubblico della Biblioteca comunale manfrediana: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30; il sabato dalle 9 alle 13.

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