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Jojo Rabbit di Taika Waititi

Johannes Betzler detto “Jojo” è un bambino tedesco di dieci anni, membro della Gioventù Hitleriana, un gruppo che durante gli anni del Nazifascismo si occupava di addestrare le nuove leve prima del servizio militare. Jojo è un fervido ammiratore del Fürher al punto da averlo come amico immaginario e voce della propria coscienza. Tacciato di vigliaccheria e soprannominato “coniglio” a causa del suo buon cuore, l’avventura di Jojo tra le fila naziste è destinata a cambiare quando scopre un segreto celato dentro le mura di casa, il quale metterà in discussione ogni sua certezza.

Jojo Rabbit: la satira grottesca per raccontare la tragicità della storia

jojo rabbit

Liberamente tratto dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens, Jojo Rabbit è un’irresistibile commedia di satira storico-politica, mescolata alla classica formazione di un bambino fantasioso e fantastico, collocato in un mondo difficile ed “estremamente pericoloso”. Ad affiancarlo troviamo Taika Waititi, regista e sceneggiatore neozelandese, qui anche interprete di un Adolf Hitler quanto mai originale e sopra le righe, perché frutto dell’immaginario colorato di Jojo. La sua presenza è un punto saldo per il bambino, una spalla su cui poter contare per affrontare le difficoltà della crescita. La satira sul nazismo si fa grottesca grazie al punto di vista scelto da Waititi, il quale riduce drasticamente l’età del protagonista (nel romanzo diciassettenne) e pone il tutto su un piano infantile, giocoso e sfrenato, utile a sdrammatizzare una storia che non abbisognava di ulteriore dramma. Si ride ad alta voce grazie alle perfette gag scritte da Waititi, pungenti ed incalzanti, dettate da una comicità intelligente che sa prendere tutta la brutalità di una dittatura folle e radicale e la sa porre in ridicolo senza scadere nel banale o nell’inopportuno.

Gag pungenti e incalzanti, con un ottimo cast

Il cast stesso appare divertito come non mai: dalle nuove leve Roman Griffin Davis (eccellente protagonista e attore molto espressivo, nonostante la giovane età), Archie Yates (interprete di Yorkie, spassosissimo coetaneo di Jojo che non ci si dimentica), e Thomasin McKenzie, la cui fisionomia malinconica è sfruttata appieno per descrivere senza troppe parole l’orrore della guerra e della prigionia; fino a supporter di grande spicco come Scarlett Johansson e Sam Rockwell, entrambi in prove convincenti nei ruoli rispettivi della madre di Jojo, coraggiosa ed energica quanto amorevole, e del capitano Klenzendorf, ennesima figurina macchiettistica dalle vene più eroiche dell’apparenza.

Il film ha ricevuto 6 candidature agli Oscar 2020

Sotto lo sguardo incantato di Jojo seguiamo le vicende che lo portano a comprendere cosa sia veramente il nazismo e quali orribili conseguenze può avere, attraverso un contatto con l’altra sponda: gli ebrei, demonizzati e dipinti come immondi esseri. Una fantasia, come del resto quelle che Jojo si costruisce, pur di non guardare in faccia la realtà. La differenza sta nell’innocenza dettata dall’età, appunto, e nelle intenzioni, che per Jojo sono pure e legate ad un semplice bisogno di accettazione da parte degli altri. Ecco perché Jojo Rabbit è prima di tutto un racconto di formazione e per qualche ragione, pur ambientato in un contesto realistico, sembra quasi un fantasy con strani cattivi che dicono “Heil, Hitler!”. Giunto in gloria dal festival di Toronto col pieno favore del pubblico, Jojo Rabbit è riuscito a guadagnarsi sei candidature agli Oscar 2020, tra cui miglior film.

Alessandro Leoni

Sono nato a Faenza nel 1993. Mi sono diplomato presso l’istituto tecnico agrario “G. Scarabelli” a Imola, e al momento studio Tecnologie Alimentari presso l’Università di Bologna – Sede di Cesena. Sono attore nella compagnia teatrale “Amici dell’Europa” da circa una decina d’anni nell’ambito prosa; ho fatto esperienza anche nell’operetta e nel musical collaborando, tra gli altri, con la “Compagnia del Cancello”. Nel tempo libero mi interesso di cinema, di cui sono molto appassionato, e pratico kung fu.

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