Goksung – La presenza del diavolo di Na Hong-jin

Gok-seong, un piccolo villaggio in Corea del Sud. In un paesaggio pacifico e immerso in una natura verdeggiante e piovosa, un uomo anziano siede sopra un torrente, intento a pescare. Poco dopo (o forse nello stesso istante) un tremendo omicidio sconvolge il tranquillo equilibrio del villaggio. Dietro ai macabri fatti sembra celarsi qualcosa di soprannaturale: l’omicida viene ritrovato in stato di totale incoscienza e ricoperto di pustole, mentre i poliziotti rinvengono tracce di un’entità animalesca e oscura. A seguire arriveranno altri terribili avvenimenti a sconvolgere l’intero villaggio. Con questo Goksung – La presenza del diavolo (2016), anche conosciuto come The Wailing, la Corea del Sud si riconferma come grande innovatrice del cinema di genere (soprattutto horror e fantascienza). Na Hong-jin, alla sua terza fatica, propone la sua versione di film orrorifico, dirigendo una pellicola di lunga durata (poco più di due ore e mezza) pregna di simbolismi e di malvagità di ogni tipo.

Un poliziotto e sua figlia in lotta contro il demonio

Il film esordisce come un cupo poliziesco, dove la crudezza delle immagini crea da subito un’atmosfera di inquietudine e paranoia, portando la già fragile stabilità dei poliziotti ad autentico terrore di fronte all’ignoto. Personaggi al centro della complessa vicenda sono Jong-goo, poliziotto pigro, ritardatario e del tutto disarmato davanti alle difficoltà che gli si presentano, e sua figlia Hyo-jin, una bambina molto più saggia e intelligente del padre. Il loro rapporto è in un certo senso la linfa vitale del film; determina infatti tutte le azioni ed evoluzioni che Jong-goo è costretto a compiere per salvare la bambina dalla presenza demoniaca che incombe su tutti loro.

Tra intolleranza e percorso religioso, un film horror dalle tante sfaccettature

La colpa di quanto accaduto viene da subito attribuita a uno straniero, ovvero l’uomo anziano che pesca all’inizio del film, un giapponese abitante dei boschi, di cui si raccontano storie inquietanti. Interessante il risvolto socio-politico che il film assume a questo punto: l’intolleranza mostrata dai coreani nei confronti di un giapponese (bistrattato e ritratto come un demonio), la ferocia degli abitanti, apparentemente pacifici, di fronte alla perdita dei propri cari sono alcuni degli esempi che si possono riportare. A questo pot-pourri di eventi si affianca l’analisi del credo religioso (che riguardi spiriti o che si tratti di fede cattolica): non è casuale la presenza contemporanea di uno sciamano esorcista, chiamato per scacciare gli spettri che affliggono Gok-seong, e di un prete cattolico, il quale deve fare i conti con il diavolo in persona. Memorabile il rituale/duello tra lo sciamano e il giapponese, reso intenso dall’efficace messa in scena e dall’interpretazione convinta di ogni singolo attore.

Goksung: a breve un remake di Ridley Scott

La forza del film sta nell’aver miscelato alla perfezione il thriller d’indagine all’orrore più puro, fatto di spiriti, rituali demoniaci, esorcismi, omicidi efferati e persino zombie. E in tutto ciò, una capacità unica del regista di saper prendersi i propri tempi, di inquadrare panorami mozzafiato (come gli splendidi tramonti sulle montagne coreane o sui fiumi) includendo la bellezza della composizione alle immagini di terrore. Che cosa sia demonio, cosa spirito ultraterreno e cosa semplice umano non verrà mai del tutto chiarito, grazie a un finale emblematico che non chiude il cerchio, ma lo apre a infinite possibilità. Goksung (di cui presto avremo un remake occidentalizzato prodotto da Ridley Scott) è dunque un film da non perdere soprattutto per gli amanti del genere horror.

Alessandro Leoni

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