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Paesaggi e personaggi: le opere di Domenico Dalmonte a Brisighella

Da “Il Piccolo” – venerdì 13 ottobre 2017

Attraverso i suoi disegni ha raccontato scorci e ambiente unici immortalando Brisighella con il potere dell’arte. Domenico Dalmonte per tutti i brisighellesi era conosciuto come “Mengo”, e Brisighella divenne il principale teatro – anche se non l’unico – della sua ricerca artistica. «Un ometto sottile – lo descrive Ada Trerè – col mezzo toscano o la pipa tra i denti, il viso magro, le guance accese, un basco scuro che gli nasconde i capelli. I suoi occhi chiari e curiosi frugano le bancarelle del mercato, gli scorci pittoreschi del borgo, le soglie delle osterie e dei bar in cerca di ispirazione». E l’ispirazione non tardava ad arrivare, lo testimonia la sua numerosa produzione artistica che abbraccia diverse tecniche: dall’olio (con 280 dipinti documentati), disegni, xilografia (circa 200 opere), litografia, calcografia e acquerelli. Per ricordare l’artista, scomparso nel 1990, si terrà a Brisighella sabato 21 ottobre 2017, alle ore 17, nelle Antiche Cantine di palazzo Frontali (via Roma, 3a), l’inaugurazione della mostra retrospettiva a lui dedicata con una presentazione di Beatrice Buscaroli. La mostra sarà visitabile al pubblico dal 21 ottobre al 26 dicembre nelle giornate di venerdì, sabato, domenica e festivi, dalle ore 15 alle ore 19. (Per informazioni 0546 81127 oppure 338 5722003).

Domenico Dalmonte: una vita all’insegna dell’arte. Da sabato 21 ottobre la mostra

Artista bizzarro ma con tanto autocontrollo e talento, Domenico Dalmonte ha affinato nel tempo la sua arte fino a trarne dei veri capolavori di xilografia e disegno. Nacque nel 1915 nella frazione di Villaggio Strada, figlio di un falegname la cui bottega ha certamente influito, fin già negli anni giovanili, sull’esperienza del futuro artista. Dal legno alla pittura: il mondo della bottega artigianale – fatto di attrezzi, pialle, asce – rappresenta già un primo modello di riferimento in cui l’artista impara a selezionare, rifinire, decorare. Comincia giovanissimo nel 1928 la sua attività nella Tipografia Valgimigli di Brisighella (esperienza che sarà molto importante per i futuri lavori sulla carta stampata) e contemporaneamente frequenta la scuola di disegno per Arti e Mestieri diretta dal maestro Giuseppe Ugonia. In seguito lavora per circa due anni a Faenza, nello stabilimento litografico dell’avvocato Francesco Baracchini. Durante il servizio militare, in cui è costretto anche a partire per la Libia, sostiene l’esame di maturità artistica all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove a metà degli anni ’50 consegue anche il diploma di licenza del corso di Decorazione.

Tratti di Brisighella: “Nel mio paesaggio volevo che ci fossero le persone che circolavano…”

domenico dalmonte
Brisighella, Mercato in via Naldi.

I paesaggi da lui immortalati non sono ‘fredde’ fotografie da turista di passaggio, tutt’altro, racchiudono nei loro tratti il senso stesso dello scorrere della vita e del suo mistero. «Mengo ci ha dato con i ‘mercati’ e con gli animati scorci delle viuzze e delle piazze – scrive Pino Parini – indimenticabili squarci di vita paesana, dove la capacità di acuto osservatore è continuamente sollecitata da quella curiosità che lo porta, col sorriso sulle labbra, a essere l’attento esploratore delle cose e il demiurgo segreto del mondo». Sotto la sua indagine finiscono certo i grandi paesaggi brisighellesi – come la Rocca, il Monticino, il duomo – ma l’elemento umano, direttamente o indirettamente, è sempre presente. «Nel mio paesaggio volevo che ci fossero le persone che circolavano, oppure ferme a chiacchierare» scrive Domenico Dalmonte prima di mettere mano a un dipinto da lui stesso definito «molto impegnativo», il ‘Mercato in via Naldi’, dove l’occhio dello spettatore indaga dall’alto i frequentatori del mercato mentre sfilano tra le varie tende allestite per l’occasione. Un’esplosione di luci, colori e ombre capaci di rendere, con il linguaggio dell’arte, più vera la realtà stessa. «Perfino un parente – commenta Dalmonte dopo aver concluso il dipinto – alla lunga si pronunciò, dicendo che quelle donnine davanti alla bancarelle ‘stavano proprio così’». Un procedimento simile a quello che verrà rappresentato anche nel quadro ‘Mercato in piazza Carducci’ (foto di copertina, ndr). Anche la grotta Tanaccia è finita sotto la sua lente, anticipatrice dell’interesse speleologico che, soprattutto oggi, il territorio della Vena del Gesso riceve persino in chiave Unesco.

Domenico Dalmonte: maestro della xilografia

La xilografia – arte incisoria fra le più antiche – fu una delle tecniche preferite dall’artista. Domenico Dalmonte si forma nel pieno della cultura futurista e ne coglie l’impronta stilistica: incisione forte, essenziale razionale. Tra le sue opere rimaste nella memoria collettiva c’è certamente la copertina della rivista d’illustrazione romagnola “La Piê”. «Nell’immagine della prima copertina (1946) – scrive Emidio di Carlo – si individuano, schematizzati, gli elementi del mondo figurativo dell’artista: le lontane tre vette montuose brisighellesi sullo sfondo, un cipresso, un pino con alto fusto, il torchio magico a stella utilizzato per la stampa». Un paesaggio senza tempo, oggi come allora, che solo il potere dell’arte è in grado di eternare.

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