https://cdn.hu-manity.co/hu-banner.min.js

Ultimi giorni per David Bowie al Mambo di Bologna

Dagli esordi come David Robert Jones fino agli ultimi anni di carriera quando l’immagine e la musica di David Bowie sono diventate icone riconosciuta in tutto il mondo. Ancora due settimane in Italia per David Bowie is, una delle mostre di maggior successo degli ultimi anni realizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra (V&A): si tratta della prima retrospettiva dedicata alla straordinaria carriera di David Bowie, scomparso il 10 gennaio 2016, uno degli artisti più influenti e innovativi nel panorama musicale contemporaneo con 145 milioni di dischi venduti. La tappa di Bologna rappresenta l’unico appuntamento italiano. David Bowie is, partita da Londra nel 2013, dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen, sarà aperta fino al 13 novembre 2016 al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Un viaggio tra i successi, la poetica, la moda passando per alcuni momenti fondamentali della vita dell’artista: il video di “Starman” a “Top of the pops” il 14 aprile 1972, un’esibizione che ha cambiato il modo di concepire la musica in televisione e non solo, oppure gli anni berlinesi di maturità artistica del Duca Bianco.

David Bowie is: il racconto di un’icona pop

david-bowie-immahinePiù di 300 oggetti dell’archivio di David Bowie, approfondimenti multimediali e ovviamente, l’immancabile colonna sonora del musicista ad accompagnare lo spettatore lungo le tre sezioni della mostra con Life on Mars?, Space Oddity, Heroes.  Il percorso si sviluppa attraverso materiali documentari e contenuti “multimediali” che accompagnano il visitatore all’interno del processo creativo del Duca Bianco e descrive come il suo lavoro abbia canalizzato i più ampi movimenti nell’ambito dell’arte, del design, del teatro e della cultura contemporanea. Attraverso una comoda audioguida wireless il visitatore potrà gustarsi senza affanni gli approfondimenti sugli oggetti esposti: dalla prima versione di un brano a un vestito di Bowie che ha caratterizzato un’epoca. Il ritratto che emerge è quello di un artista capace di osservare e reinterpretare la società contemporanea con uno sguardo innovatore lasciando tracce indelebili nella cultura visiva e pop. Non è un caso che a sancire l’importanza di David Bowie in questi settori la mostra sia stato proprio il Victorian & Albert, museo particolarmente attento ad arte e design.

Musica, arte, moda e cinema nella carriera di David Bowie

david-bowie-1I curatori della mostra del V&A Victoria Broackes e Geoffrey Marsh hanno selezionato più di 300 oggetti dell’archivio personale del musicista tra cui: l’outfit di Ziggy Stardust (1972) disegnato da Freddie Burretti, fotografie di Brian Duffy; le creazioni sgargianti di Kansai Yamamoto per il tour di ‘Aladdin Sane’ del 1973, il cappotto con la Union Jack disegnato da Bowie assieme a Alexander McQueen per la cover dell’album Earthling (1997), le artistiche cover degli album realizzate da Guy Peellaert e Edward Bell e del penultimo album The Next Day (2013); estratti di video e performance live come The Man Who Fell to Earth, video musicali come Boys Keep Swinging e arredi creati per il Diamond Dogs tour (1974). Oltre a oggetti personali quali i testi originali delle sue canzoni scritti a mano, spartiti musicali che denotano la sua evoluzione creativa e musicale, e alcuni dei suoi strumenti. I due curatori concludono la prefazione del catalogo della mostra (in Italia edito da Rizzoli) affermando: «Il catalogo musicale di Bowie, insieme al suo archivio, ci fornisce materiale fantastico per un’esposizione, ma solo in parte riesce a spiegare il ruolo iconico e la condizione di crescita continua dell’artista. La restante parte del quadro si trova nei cambiamenti del mondo intorno a noi e in noi stessi, il suo pubblico».

La mostra del Mambo è suddivisa in 3 sezioni

La mostra, che nella sola Londra è stata vista da oltre 1,4 milioni visitatori, è tematicamente suddivisa in tre principali sezioni. La prima introduce il pubblico ai primi anni di vita e della carriera di David Bowie nella Londra del 1960, risalendo man mano fino al punto di svolta del singolo ‘Space Oddity’ datato 1969. Tra le perle in mostra gli LP dei suoi eroi musicali come Little Richard, gli schizzi degli allestimenti del palco e i costumi creati per i suoi gruppi giovanili Kon-RADS e The King Bees.  Il visitatore è accompagnato anche all’interno del processo creativo di David Bowie, la sezione rivela, infatti, le differenti fonti d’ispirazione che hanno dato forma alla sua musica e allo stile delle sue performance: dal surrealismo al teatro brechtiano, dai mimi dell’avanguardia ai musical del West-End londinese, dall’espressionismo tedesco alle performance giapponesi di kabuki.

Una mostra interattiva e multimediale

bowie-3Un format espositivo che necessita sicuramente di qualche ora per essere colto nella sua interezza. La seconda parte della mostra si concentra invece sul processo creativo di Bowie nella genesi degli album e nell’elaborata progettazione dei suoi shows incentrati su personaggi e racconti romanzati. Il 1972 è l’anno di svolta con la nascita della sua creazione più famosa: Ziggy Stardust, l’umana manifestazione di un essere alieno che tanta influenza ha avuto nella cultura pop. In esposizione l’abito multicolore originale indossato per la fenomenale esibizione di ‘Starman’ a Top of the Pops nel 1972, i costumi da The 1980 Floor Show (1973), ritagli di stampa e materiale che evidenziano le trasformazioni stilistiche di Bowie e la sua influenza sulla mobilità sociale e l’emancipazione gay.

Colonne sonore, costumi di scena e video

bowie-4La terza sezione, delle stesse dimensioni delle precedenti, immerge il pubblico nello spettacolare mondo dei grandi concerti live di Bowie. In quest’ultima parte, le presentazioni audio e video di grandi dimensioni sono accoppiate all’esposizione di diversi costumi di scena e materiali originali dell’artista. Uno spazio audio visivo che sommerge il visitatore e presenta alcuni dei video più ambiziosi di Bowie tra cui ‘DJ’ (1979) e ‘The Hearts Filthy Lesson’ (1995) o le immagini scoperte di recente di Bowie che esegue Jean Genie a Top of the Pops del 1973. La mostra si conclude con una serie di fotografie realizzate da fotografi del calibro di Helmut Newton, Herb Ritts e John Rowlands. I ritratti si affiancano a un collage di proiezioni che illustrano l’immensa influenza creativa del Duca Bianco, e la sua diffusa presenza nella musica, nella moda, negli effetti visivi contemporanei e nella cultura virtuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.