Come si vive nella provincia di Ravenna?

A giudicare da certi siti locali è il far west: furti, degrado, flussi migratori incontrollati. Non che tutto questo scenario sia falso, accanto a tanti casi di disinformazione ci sono tanti notiziari che fanno onestamente il loro lavoro senza speculare sui fatti di cronaca. Eppure può essere doveroso aggiungere alle notizie “acchiappa-like” veicolate dei social network anche i dati oggettivi forniti dalla Provincia di Ravenna relativa al benessere del nostro territorio. I test sono stati svolti dal team di Benessere equo sostenibile (Bes) su 25 province sul suolo nazionale, collaborando con i dati Istat e gli Uffici di statistica.
I numeri da soli non dicono certamente tutto, ma può essere utile tenerli a mente quando analizziamo un fenomeno, sia esso il tema della sicurezza, dei richiedenti asilo (come in parte abbiamo provato all’interno delle pagine di questo blog), o la qualità della vita nella nostra provincia. Che, al di là di tutto, si conferma essere tra i vertici di benessere non solo in Italia, ma anche in Europa. Tre i temi che abbiamo cercato di approfondire in questo articolo: speranza di vita, lavoro e alta istruzione.

A RAVENNA SI VIVE UN ANNO IN PIÙ RISPETTO AL RESTO D’ITALIA

In generale in Italia le condizioni di salute sono in crescita, ma in Romagna è meglio.
La vita media dei romagnoli è di 81,2 anni contro i 79,8 della media nazionale. Anche la componente femminile condivide questa tendenza positiva: 85,2 contro 84,6. Miracoli della dieta piadina e prosciutto? Può essere, ma è più probabile che sia testimonianza della buona qualità di vita che contraddistingue la nostra regione e il nostro sistema sanitario. Da segnalare anche la tendenza alla parità di speranza di vita tra uomini e donne, sintomo di una generale standardizzazione degli stili di vita. Note negative sono invece rappresentate dall’aumento dei decessi tra i giovani di 15-34 anni (causati perlopiù da incidenti alla guida) e quelli per suicidio, che hanno una media superiore a quella nazionale.

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LAVORO: BENE. MA NON BENISSIMO

È chiaramente il punto di vista con il quale si leggono i dati che ci fa leggere in un modo o nell’altro le notizie. La provincia di Ravenna si dimostra virtuosa sul punto lavoro rispetto al resto d’Italia, eppure segnali di crisi, benchè circoscritti, hanno continuato a persistere per tutto il 2014, come purtroppo testimoniano le vicende di alcune aziende presenti sul territorio faentino.
Come scrive lo studio: “i valori rilevati sul territorio provinciale e regionale risultano decisamente meno negativi, con tassi di mancata partecipazione al lavoro, anche per le donne e i giovani, molto al di sotto delle medie nazionali e tassi di occupazione nettamente superiori rispetto ai dati nazionali, espressione di un tessuto economico diversificato che riesce nelle sue componenti ad assicurare un buon tasso di occupazione, pur scontando una quota di stagionalità e di occupazione saltuaria che si esprime in una media inferiore di giornate retribuite nell’anno”.
Nonostante questo, il 2014 ha visto però i numeri crescere negativamente per quanto riguarda il settore lavorativo: nella provincia di Ravenna il tasso di disoccupazione è al 9,2%, mentre la media nazionale è 12,7%. Sotto questo aspetto stanno meglio altre parti della nostra regione, dato che la percentuale generale dell’Emilia Romagna è all’8,4%.

 

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UNIVERSITÀ? CI PENSO UN MOMENTO….

Se da un lato in Romagna non si abbandonano precocemente gli studi, l’Università non è certo il nostro punto forte. Solo il 33,2% dei giovani prosegue gli studi in ambito accademico, contro i quasi 4 italiani su 10 del resto d’Italia. Questo anche per via della “maggiore propensione verso l’istruzione tecnica e professionale che caratterizza storicamente la nostra provincia, dove l’offerta di lavoro proviene da settori che non richiedono titoli di studio elevati (turismo, edilizia, metalmeccanico, servizi alla persona)” che incide sul tasso di partecipazione all’università. Insomma, studiare sì, ma se si riesce a trovare un lavoro prima tanto meglio, specie in questi anni di incertezza.

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3 pensieri riguardo “Come si vive nella provincia di Ravenna?

  • 26 novembre 2015 in 17:48
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    Quindi devo capire che la Provincia di Ravenna sia abitata da vecchi lavoratori di poca cultura? 🙂

    Risposta
  • 26 novembre 2015 in 18:34
    Permalink

    La domanda è posta male.
    Non si può fare un paragone di vita tra la provincia di Ravenna e il resto d’Italia in questi termini.Chiediamoci come si viveva alcuni decenni fa.Dopo fate il confronto.Sulla cultura,man mano che moriranno i vecchi,io compreso,le percentuali miglioreranno.Ma saranno percentuali fasulle.
    Inoltre non saranno reali nemmeno quelle,grazie all’immigrazione fuori controllo.Chi di loro è in possesso di un diploma,di una laurea ? Eppure riescono a trovare lavoro nella grande distribuzione con più facilità degli italiani disoccupati,grazie a sgravi fiscali occulti garantiti dallo stato.Come gli appartamenti comunali,che tengono conto solo del reddito e del numero,senza tenere conto che un disoccupato italiano,fino ad oggi ha pagato le tasse sul suolo nazionale perdendo però i diritti nel momento del bisogno
    Il “discorso” andrebbe invece approfondito sulla “qualità” di vita in Ravenna e nella provincia,secondo la mia opinione decisamente deficitaria,forse volutamente deficitaria,tenendo conto di quello scritto sopra.
    Anche la “speranza di vita alla nascita” è una colossale presa in giro,perchè legata a chi nasce OGGI,non chi è nato 70 anni fa,ma sulla quale la politica specula per alzare l’età pensionistica,per cercare di non pagare in un “futuro prossimo” i pensionandi.Per quelli a “futuro remoto”,non vale nemmeno la pena di parlarne.
    Cordiali saluti
    Muzio Berardo

    Risposta
  • 26 novembre 2015 in 22:13
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    Gentile Muzio,
    innanzitutto grazie per le sue considerazioni che approfondiscono la discussione.

    C’è ovviamente da tenere conto che il rapporto “Bse” ha come fine quello di fotografare lo “stato attuale” della provincia (da tenere conto che i dati si riferiscono al 2014) e quindi non nasce di per sé con la volontà di fare un confronto con il passato, che dovrebbe se no tenere conto dei 6 anni di crisi che hanno colpito l’economia italiana. I termini di paragone, come lei giustamente nota, sono altri, in particolare le altre province italiane e alcuni dati confrontati su scala europea. Legittima o meno, è questa la base su cui il rapporto fa le sue valutazioni. Da queste basi è stato possibile estrapolare alcune considerazioni sullo stato della provincia di Ravenna rispetto altre province italiane, che la pongono sicuramente in una posizione virtuosa e in primo piano nella classifica di benessere. Detto questo, ulteriori considerazioni (e ulteriori analisi quantitative) sul passato, presente e futuro della nostra provincia sono ben accette (e, perchè no, riceviamo volentieri questo stimolo ad approfondire). Inoltre come lei giustamente indica, il fatto che adesso la situazione sia – a detta dai Bse – positiva, non significa che domani le cose peggiorino per le cattive decisioni e la cattiva gestione di ieri o oggi.

    cordiali saluti!

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