Claudio Casadio e il racconto di 40 anni di Accademia Perduta

«Eravamo quattro giovani attori quando siamo partiti in questa avventura e ora siamo una trentina. A un certo punto ti fermi e ti rendi conto di essere diventato grande, ed è una bella soddisfazione»: con queste parole Claudio Casadio ripercorre i 40 anni di storia di Accademia Perduta/Romagna teatri, uno dei centri di produzione teatrale più importanti a livello nazionale. Come per Pollicino  – da lui interpretato nell’omonimo spettacolo vincitore di numerosi premi internazionali – quello di Accademia Perduta è stato un cammino che l’ha vista crescere giorno dopo giorno: da piccola compagnia di teatro per ragazzi è diventata punto di riferimento per gli artisti e per il pubblico di tutta Italia, rimanendo fedele al sogno che avevano quei «giovani attori».

Accademia Perduta/Romagna Teatri è un centro di produzione teatrale diretto da Ruggero Sintoni e Claudio Casadio. Al lavoro di produzione affianca anche la gestione di diversi teatri in Romagna, tra cui il teatro Masini di Faenza e, da quest’anno, il teatro Diego Fabbri di Forlì. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo intervistato Claudio Casadio che a breve porterà in scena, come uno degli attori protagonisti, La Classe nuova co-produzione di Accademia Perduta/Romagna Teatri, Società per Attori e Goldenart Production, scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini. Con lui ripercorriamo la storia di questa casa di produzione teatrale che parte da molto lontano ma che, ancora oggi, mantiene intatte le sue radici: autenticità, innovazione e la voglia di emozionare.

Le radici di Accademia Perduta: gli anni ’70 e il teatro sociale

Se in questa storia cercate il classico talento precoce desideroso di mettere in mostra le proprie qualità, dovrete rivolgervi ad altre biografie. «Da piccolo non avevo il ‘sacro fuoco’ del teatro – ammette Claudio Casadio – tutto nacque solo a 18 anni, quando ho iniziato a impegnarmi in diverse attività, in particolare lavorando in radio. In quell’ambito potevo esprimere la mia creatività. Era la fine degli anni ’70 e c’era voglia di rompere gli schemi per esprimere la propria personalità individuale. Questo sentimento era molto forte nei giovani, si trattava davvero di un periodo molto creativo. Negli stessi anni incontrai Ruggero Sintoni con il quale intrapresi un’esperienza nel teatro sociale. In particolare si trattava di un teatro senza esibizionismo personale e legato totalmente un progetto che avesse senso per tutta la comunità».

Parte così questa avventura che porta Claudio e Ruggero a esibire la propria idea di teatro non sui grandi palchi ma in spazi non convenzionali. «Partimmo col fare delle performance in discoteca, e percepivamo che c’era curiosità nei nostri confronti, facevamo parte di un gruppo un po’ folle. Scegliemmo poi un testo di Copi e andammo a esibirci a Parigi. Cercavamo luoghi dove non c’era teatro per esibirci: furono anni davvero molto divertenti. Abbiamo fatto spettacoli anche per la Casa del Popolo». Da lì poi la consapevolezza dei propri mezzi si affina e Claudio si diploma presso l’Accademia Antoniana di Arte Drammatica di Bologna nel 1982 e nello stesso anno fonda ufficialmente con Ruggero Sintoni la compagnia teatrale Accademia Perduta, che aveva avuto i suoi primi albori qualche anno prima, nel 1979, quasi 40 anni fa. Al di là del dato anagrafico, l’anima di questo progetto ha radici qualche anno più indietro, negli spazi insoliti della periferia di Bologna o di Parigi dove si esibivano due giovani attori romagnoli.

“Non ci sono ricette prestabilite per diventare attori. Se lo vuoi fare veramente, lo farai”

Oltre alla carriera di attore teatrale, che l’ha portato in giro per l’Italia e il mondo, Claudio Casadio ha recitato anche per il cinema: ne L’uomo che verrà di Giorgio Diritti (2009) e Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana (2012). Quale è il segreto per diventare attori, trasformando la propria passione in un sogno? «Per chi mi chiede come si diventa attori io non ho risposte – afferma Claudio – Dico sempre: se lo vuoi fare, lo farai. Io e Ruggero ci siamo conosciuti giovanissimi, avevamo 19 anni, e volevamo fare questo lavoro. Eravamo determinati e con le idee molto chiare, e abbiamo lavorato tantissimo per realizzarle. La determinazione e l’onestà intellettuale alla fine pagano».

Accademia Perduta: il gruppo al centro del progetto

Arrivare a dove si è oggi significa fare tanti sacrifici. «Si tratta però di un lavoro bello che non mi ha mai pesato in termini di fatica. In particolare essere un attore per me significa sempre ‘incontro col pubblico’ e trasformare quello che accade sul palco in qualcosa di reale». Coerenti con il proprio percorso di teatro sociale, le strade di Claudio e Ruggero non si dividono, ma anzi trovano modo di creare un gruppo in cui ognuno potesse esprimere le proprie potenzialità in un progetto comune. Un’impresa che ha scelto di mettere le radici sul territorio per valorizzare anche i giovani artisti locali. «Restando autonomi forse avrebbero potuto aprirsi più strade professionali per entrambi, ma il nostro era un lavoro di gruppo, pensiamo sempre innanzitutto al bene del gruppo ed è così ancora oggi con Accademia Perduta: non sono le individualità al centro del progetto, ma il lavoro di squadra».

Le Favole, cifra stilistica di Accademia Perduta

Il teatro per ragazzi non come un ‘teatro minore’ ma anzi, come un teatro in cui l’attore deve necessariamente essere il più vero possibile, in linea con la mission di un teatro sociale che vuole dare a tutti i bambini il diritto di vivere delle storie. «Siamo partiti producendo spettacoli di teatro per ragazzi, che poi sono diventati la nostra cifra stilistica», spiega Claudio Casadio. Il successo non tarda ad arrivare. Gli spettacoli sono contraddistinti da alcuni comuni denominatori come l’attenzione al fantastico, all’immaginario, al coinvolgimento emotivo degli spettatori. Con diverse formazioni artistiche all’attivo la compagnia ha portato i suoi spettacoli in tournée in tutta Italia arrivando, col tempo, a valicare i confini nazionali e partecipando a numerose rassegne e festival nazionali e internazionali. «Penso che il segreto nelle nostre produzioni sia l’emozione, per me è l’elemento principale – prosegue Casadio – chi oggi va a teatro vuole emozionarsi grazie alla voce e ai gesti dell’attore». Il teatro per ragazzi rappresenta inoltre una vera e propria palestra, in cui il pubblico, benché giovanissimo, può essere ben più severo di quello della Prosa. «Una delle cose belle del teatro per ragazzi è che lo spettatore non mente mai: se non gli piace lo spettacolo se ne va, e questo è anche molto istruttivo».

“Essere innovativi non significa fare del teatro incomprensibile: il pubblico deve poterti seguire”

Da alcuni anni Accademia Perduta produce anche spettacoli per adulti: spiccano tra gli altri Il mondo non mi deve nulla su testo di Massimo Carlotto, Mar del Plata su testo di Claudio Fava e l’Abisso di Davide Enia. Testi selezionati con cura, quasi una sorta di ritualità, che trasforma l’idea creativa nel sudore dell’attore che la porterà sul palco con il proprio corpo. Su quali basi vengono scelti i testi? «È soprattutto un discorso di sensibilità – risponde Casadio – devi capire se il testo che vuoi mettere in scena può interessare il pubblico ed è adatto al tuo tipo di teatro. Al giorno d’oggi è poi molto importante essere innovativi. Preciso che per me “innovazione” non è sinonimo di “difficile”: bisogna andare verso il nuovo ma facendo sì che anche lo spettatore ti possa seguire. Il teatro deve fare cadere le sue barriere e bisogna così saper parlare al pubblico di oggi. Per fare questo devi saper utilizzare al meglio gli strumenti del mestiere: creare la giusta atmosfera con le luci, lavorare bene sugli attori».

Strumenti messi in pratica per esempio in Mar del Platache ha riscosso un grande successo di pubblico in tutta Italia mettendo in scena la vicenda dei desaparecidos argentini attraverso il racconto dei giocatori di una squadra di rugby. «Era un testo forte e difficile su una storia dimenticata, ma ha avuto un ottimo riscontro del pubblico. Significa che lo spettatore non va a teatro solo per divertirsi, ma anche per vedere belle storie che possono però essere crude e impegnate». Vedremo prossimamente Claudio Casadio protagonista ne La Classe al teatro Masini. «Sono un attore schivo e non produco moltissimo: quando lo faccio significa che credo davvero tanto al progetto e quindi, di conseguenza, questo progetto diventa importante per me. E penso che anche al pubblico questa nuova produzione possa lasciare il segno».

Un punto di riferimento per i giovani artisti

Oltre alla gestione dei teatri (il Masini di Faenza, il Goldoni di Bagnacavallo, il Piccolo e il Diego Fabbri di Forlì, il Dragoni di Meldola, il Walter Chiari di Cervia e la rassegna comica dell’Alighieri di Ravenna) e la produzione di spettacoli, Accademia Perduta ha creato uno spazio di valorizzazione per altre formazioni teatrali del territorio. Un laboratorio creativo capace di formare nuove generazioni di artisti.«All’interno del teatro per ragazzi abbiamo cinque formazioni che spaziano dal teatro di figura a quello di narrazione, fino allo sperimentale… Cerchiamo di essere punto di riferimento anche per la crescita di altri artisti, come Davide Enia, dal cui libro abbiamo realizzato lo spettacolo L’Abisso».

Claudio Casadio: “Non smetterei mai di recitare Pollicino, mantiene intatta la sua forza”

Tra tutti gli spettacoli a cui ha preso parte Claudio Casadio, ce n’è uno speciale a cui è legato e che conserva intatto il suo fascino nonostante le circa 1.500 repliche: Pollicino, andato in scena per la prima volta nel 2004. «Mi ha fatto girare per il mondo e recitare in altre lingue. Non smetterei mai di replicarlo finché le forze me lo consentono». Lo spettacolo è condotto da Claudio Casadio che vive e racconta la nota vicenda di Pollicino, evocandola e rapportandosi, a volte direttamente, al pubblico. La narrazione e il rapporto con gli spettatori sono ironici, comici, a tratti di stile popolaresco, con frequenti parentesi dialettali in un dialogo scanzonato dalle cadenze romagnole. Con questo spettacolo Claudio è ospite in prestigiosi teatri italiani, quali Il Piccolo di Milano e l’Eliseo di Roma, prima di intraprendere una tournée internazionale che lo porterà in Francia, Spagna, Svizzera, Portogallo. Con Pollicino, Claudio Casadio è inoltre ospite, nel 2006, a Teatralia, festival delle arti sceniche a Madrid (Spagna), mentre nel 2007 partecipa e vince al festival Momix di Kingersheim (Francia). Nel 2008 lo spettacolo vince il Biglietto d’Oro Agis-Eti. «È uno spettacolo che racchiude anche simbolicamente tutto il mio lavoro. Pollicino è piccolo, ma nonostante questo affronta le difficoltà e si trasforma. C’è un grande lavoro dietro a quel monologo che mi ha dato tante soddisfazioni. È uno spettacolo che mantiene ancora oggi intatta la sua forza: ogni volta colpisce e stupisce adulti e bambini». Da piccoli diventare grandi: un racconto che la poesia del teatro racconta con la sua magia e che vale sia per i bambini sia per adulti, come quando ti volti indietro e guardi a com’eri 40 anni prima.

a cura di Samuele Marchi

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