Castel Bolognese si conferma il Comune con le tasse più basse della provincia

Anche nel 2016 Castel Bolognese si colloca al primo posto fra i 18 Comuni della provincia di Ravenna nella classifica dei meno “esosi” per i propri cittadini: a certificarlo ci sono i dati dell’osservatorio Finanza del territorio della Regione Emilia-Romagna. L’indicatore della pressione tributaria pro capite, calcolato come la somma delle entrate da tasse e tributi comunali diviso per il numero degli abitanti, ci fa capire quanto il bilancio di un Comune pesi sulle tasche dei residenti. I castellani nel 2016 hanno versato in tasse comunali (addizionale Irpef, Imu, Tari, Tasi…) 517 euro, a fronte dei 568 pagati dai brisighellesi e dei 569 dei solarolesi. Nella Romagna Faentina seguono Casola Valsenio (583 euro pro capite) e Riolo Terme (616 euro), entrambi con un livello di tassazione sotto la media, mentre Faenza con 627 euro resta il Comune con la pressione tributaria più alta dell’Unione, se pur in diminuzione costante rispetto ai 687 euro del  2014 e ai 644 euro del 2015.

Fonte: Finanza del Territorio, Regione Emilia-Romagna

Poche tasse lungo la via Emilia, di più in montagna e sulla costa

Castel Bolognese – Comune che, è bene ricordarlo, dal 2011 ha un debito pari a zero – si piazza al 21esimo posto in Emilia-Romagna fra gli enti con la pressione tributaria più bassa, su un totale di 321 Comuni censiti, e le realtà con un fisco comunale più lieve si concentrano nella pianura o nelle prime colline fra Piacenza e Rimini. Al contrario, i Comuni che chiedono di più ai propri residenti sono quelli della montagna, nei capoluoghi di provincia e sulla costa. E c’è un motivo: in montagna si tendono ad avere molte strade comunali da servire e la manutenzione del territorio è molto onerosa per le amministrazioni locali (si consideri che i Comuni del Frignano e del Cimone hanno 1.600 km di strade comunali da asfaltare per soli 40mila abitanti!), mentre le città capoluogo vedono ogni giorno un afflusso di pendolari che richiedono servizi pubblici, ma che pagano le imposte nei Comuni in cui risiedono, spesso nella cintura. Sulla costa poi le entrate salgono spesso grazie all’Imu e alla Tassa sui rifiuti pagate da chi possiede una seconda casa nelle località balneari, ma che non è considerato residente, portando a un livello più alto di pressione tributaria pro capite. Non stupisce quindi che i più importanti centri della riviera romagnola abbiano un dato elevato: Riccione (1.339 euro per residente), Cesenatico (1.292 euro), Cattolica (936 euro), Bellaria (874 euro).

Fonte: Finanza del Territorio, Regione Emilia-Romagna

Piccolo è bello? Fino ad un certo punto

Un’altra variabile che spiega quanto i Comuni debbano affidarsi alle tasse e alle imposte versate dai propri residenti è quella della dimensione: i livelli più bassi di pressione tributaria si registrano per le amministrazioni fra i 3mila e i 20mila abitanti. In queste classi dimensionali si concentrano infatti anche gli enti con la spesa corrente più bassa, in parte per le motivazioni citate in precedenza. I “Comuni polvere” sono spesso montani e pagano una manutenzione del territorio ed un’offerta di servizi a una popolazione notevolmente più anziana rispetto al resto della Regione, le città più grandi invece devono offrire servizi in quantità maggiore rispetto ai centri medio-piccoli, servizi che vanno a beneficio anche di chi non risiede nel Comune.

Fonte: Elaborazione BuonsensoFaenza su dati Finanza del Territorio, Regione Emilia-Romagna

Andrea Piazza

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