A Brisighella da 27 anni l’Arte del matterello

Tratto da Il Piccolo – venerdì 9 novembre 2018

Dietro ogni cappelletto esposto nelle vetrine c’è una storia da raccontare: ingredienti di qualità, qualche piccolo segreto tramandato di generazione in generazione, ma soprattutto tanta passione, la stessa che sì ha quando da bambini per la prima volta si ‘pinzano’ i triangoli dei cappelletti. E stessa cosa vale per tutta l’altra pasta fresca e i dolci presenti sul bancone – dalla spoja lorda allo strudel di pera volpina – che colorano il negozio in ogni suo angolo abbinando piatti tipici della tradizione romagnola a qualche sperimentazione per cercare sempre di offrire qualcosa di nuovo ai palati delle persone. Sono queste le caratteristiche che da 27 anni rendono speciale l’“Arte del matterello”, negozio di pasta fresca, dolci e altre delizie gastronomiche situato a Brisighella in via Baccarini, 21. A dare il via a questa storia è stata la titolare Beatrice Guaducci, che nel 1991 ha aperto il negozio trasformando una passione in un’attività capace di dare tanta gratificazione a se stessa e alle tavole dei tanti clienti che la vengono a trovare da tutta Italia ma anche dall’estero.

Il racconto della titolare Beatrice Guaducci

Un successo davvero ‘fatto in casa’, all’insegna di una tradizione vera e non fittizia. «Ho imparato tutto da mia mamma – racconta Beatrice – fin da piccolina l’aiutavo in cucina a fare garganelli, cappelletti e altri tipi di pasta». Ancora oggi la mamma, Giuseppina Linguerri, è lì al suo fianco nel negozio, matterello in mano, pronta a trasformare panetti di pasta in decine e decine di gustosi cappelletti. «Fare la sfoglia mi piaceva da allora, ma per tanto tempo non avevo pensato di trasformare questo in un lavoro. Non ho mai frequentato corsi particolari o l’istituto Alberghiero. Dopo l’esame di maturità in Ragioneria ho fatto la commessa in un negozio, ma era un lavoro che non mi appagava». Poi la svolta, casuale sì, ma fino a un certo punto. «Un giorno il titolare chiese se qualcuno di noi dipendenti sapesse fare la sfoglia, io mi lanciai nel fare cappelletti ripieni di formaggio e ottenni un grande successo: da lì la voglia di provare ad avere un negozio mio».

Arte del Matterello: piatti della tradizione romagnola e qualche sperimentazione

Viene così trovata la location ideale, l’attuale sede, caratteristica all’interno di un borgo ricco di storia come Brisighella. «All’inizio non fu facile – rivela Beatrice – persino mia mamma non credeva avrebbe funzionato». Poi, a furia di kg e kg di impasti, partecipazioni a sagre, e costanza che solo la passione riesce a dare, l’“Arte del matterello” ha iniziato ad accogliere clienti persino dagli Stati Uniti e dall’Australia, affascinati da quell’arte gastronomica simile a quella di un antico artigiano. «È un lavoro che mi permette di parlare molto con le persone e questo mi piace – spiega Beatrice – da un po’ di anni facciamo anche corsi di cucina per i turisti: è davvero divertente vedere il loro entusiasmo mentre fanno per la prima volta i passatelli». Anche la Rai si accorge del negozio – programmi tv come Melaverde e Sereno Variabile – curiosa di conoscere i segreti di Beatrice Guaducci. «Dei segreti nelle ricette ci sono – rivela la titolare – e tali rimangono. Una cosa che dico sempre però sono gli ingredienti, comunque sempre di stagione e del territorio. Cerco sempre di fare delle pietanze che piacciono innanzitutto a me: è quello che mi guida nella decisioni».

Beatrice Guaducci: “Ho imparato tutto da mia mamma e spero di trasmettere questa passione ai miei figli”

Ma quali sono le specialità più richieste negli ultimi anni? «Oltre ai cappelletti, tra i nostri ‘pezzi forti’ c’è sicuramente la spoja lorda. In questi mesi proponiamo anche uno strudel di pere volpine che abbiamo inventato. Da quando nel 2001 ho iniziato a fare i dolci, posso sbizzarrirmi di più nelle ricette». E per i prossimi 27 anni? «A me piacerebbe trasmettere questa passione anche ai miei figli, ma poi saranno loro a decidere. Credo molto in un negozio famigliare: mi danno una mano mio marito, mia mamma, mia sorella e anche i miei figli quando possono». Una tradizione di nome e di fatto: il matterello come pennello, i vassoi come cornici, la sfoglia come tanti colori e la distesa spoja lorda come un quadro; ecco perché si chiama l’Arte del matterello.

Samuele Marchi

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