Bianca Maria Canepa: “Nel centro di Faenza va incentivata la qualità”

Il ruolo del centro storico è sempre stato uno dei temi più dibattuti nelle ultime campagne elettorali faentine e lo sarà di sicuro anche in quella che in autunno porterà un nuovo sindaco a Palazzo Manfredi. Per questo abbiamo deciso di intervistare Bianca Maria Canepa, architetta animatrice del distretto A alla quale abbiamo chiesto anche un bilancio sulla Cena Itinerante dello scorso weekend.   

Intervista a Bianca Maria Canepa

Come mai avete scelto di fare comunque la Cena Itinerante anche se in un nuovo formato? 

Abbiamo deciso un po’ in corsa di procedere con questa edizione speciale perché ci sembrava doveroso non lasciare un buco da un anno all’altro. Il fatto di poter utilizzare, anche se sotto una nuova forma, questo evento, sempre molto amato da faentini e non, ci è sembrato un’opportunità per dare visibilità a tutte quelle attività che si erano adattate al momento dando un tipo di servizio diverso. In pratica abbiamo ribaltato la formula tradizionale: non più gli utenti che vanno nelle case del distretto A in cerca gli chef, ma le pietanze preparate dei cuochi che arrivano direttamente a casa attraverso l’asporto e il delivery. Nel giro di una decina di giorni abbiamo raccolto le adesioni e costruito il menù.

Com’è andata? Avete avuto dei riscontri?

Dopo l’evento abbiamo inviato un questionario a tutti quelli che hanno partecipato e ora stiamo raccogliendo le prime risposte. Sicuramente ci sono stati risultati al di sopra delle aspettative, c’è chi è riuscito a vendere anche un centinaio di porzioni. Finché non avremo un quadro completo dei feedback sarà difficile tracciare un bilancio complessivo dell’evento, però i primi segnali sono comunque positivi anche perché siamo riusciti nell’intento di dare visibilità alle attività.

State pensando a un evento anche per ottobre: sapete già di cosa si tratterà?

Ancora non possiamo fare previsioni sulle modalità perché dobbiamo capire come evolverà la situazione sanitaria nei prossimi mesi. Siamo consapevoli però che in ogni caso dovremo pensare a qualcosa di un po’ diverso dal solito perché anche in autunno ci porteremo dietro delle problematiche alle quali dovremo stare ancora molto attenti. Quello che potrebbe venire fuori è un ritorno allo spirito della prima cena itinerante, quando gli spazi erano pochi, circa venti, programmando l’evento in maniera molto diluita, su più giorni in modo da scaglionare le presenze. L’anno scorso per la prima volta avevamo attivato anche dei laboratori di ceramica, cucito, cucina, falegnameria e altri: questi sono appuntamenti a cui partecipa un numero basso di persone quindi possiamo pensare di attivarli anche a ottobre. Tutto comunque è ancora in divenire. 

L’estate nel centro faentino: non sappiamo ancora cosa si potrà fare di preciso ma tu come te la immagini?

Tutto dipende dall’offerta: se si creano le condizioni per far sì che le persone stiano in centro e lo frequentino dando vita a eventi in luoghi all’aperto in cui si possa mantenere la distanza di sicurezza, allora la risposta dei cittadini ci sarà. Se però i locali stanno chiusi e non si creano iniziative allora è chiaro che poi le persone vadano in cerca di un’offerta diversa. Al di fuori del centro, poi ci sono degli spazi bellissimi, penso al parco Bucci, uno dei più belli in provincia, o alla piscina che possono essere usati per creare degli appuntamenti estivi.

Gruppo distretto a
Il gruppo del distretto A

Più in generale come valuti il centro storico faentino in termini di vitalità e attrattività?

Il centro storico faentino per me è uno dei centri più belli dell’Emilia-Romagna. Chi arriva a Faenza senza conoscerla resta colpito molto positivamente dalla nostra piazza, anche perché spesso non ne aveva mai sentito parlare: questa città infatti è una realtà conosciuti più dagli addetti al settore. Durante il fine settimana, le offerte per la piccola ristorazione sono poche, soprattutto quelle che tengono aperte di domenica. Dopo questa pandemia poi bisognerà capire se riapriranno tutti, come spero, o no. Se uno vuole rendere il nostro centro attrattivo, deve creare anche quei servizi alle persone che ci capitano il sabato e la domenica e che difficilmente trovano.

Cosa dovrebbe fare la futura amministrazione per il centro storico?

Quello che a mio avviso è importante è che si prosegua con una politica sugli interventi edilizi che consentano un recupero del patrimonio esistente. Il recupero e la riqualificazione danno il via a un ciclo vitale: rendere facile questo tipo di intervento quindi è fondamentale e si potrebbe fare insistendo sulle agevolazioni sugli oneri di urbanizzazione per i cambi di destinazione d’uso. Oltretutto questo permetterebbe di riattivare tutta la filiera edilizia che va dall’impresa all’artigiano. Il centro dovrebbe tornare a essere quel tessuto economico e commerciale dove trovi la qualità più che la quantità, visto che per quest’ultima ci sono centri commerciali ovunque. Inoltre, le botteghe di ceramica dovrebbero stare aperte il sabato e la domenica e magari fare il giorno di chiusura durante la settimana: so che questo è un messaggio difficile da far passare però sono queste iniziative a rendere più vissuto il nostro centro. Se tu crei delle occasioni per ripopolare una zona tramite attività che richiamino un flusso di persone allora il livello della qualità della vita si alza. Dove ci sono attività sane, le malsane si allontanano e mi riferisco, per esempio, all’episodio di violenza dello scorso giorno in via della Croce (dove una lite è degenerata in un’aggressione a colpi di coltello, ndr.).

Altre idee?

Si potrebbe pensare anche a uno spazio espositivo commerciale in centro in cui tutta la produzione artistica e artigianale delle ceramiche faentine possa essere rappresentata: un po’ quello che si fa con il temporary shop della ceramica ogni Natale ma rendendolo permanente. Questa proposta è stata discussa diverse volte in passato ma non si è mai concretizzata: l’amministrazione potrebbe stimolare gli artigiani a muoversi in questa direzione e così si creerebbe uno spazio di promozione della città. Legata al discorso della promozione si potrebbe fare anche un’altra cosa. È stato presentato pochi mesi fa il lavoro fatto sul brand “Faenza città delle ceramiche”: io a questo aggiungerei un piano a livello di marketing rivolgendomi a uno studio professionale importante a livello nazionale per impostare una strategia che faccia conoscere Faenza a livello nazionale non solo agli addetti ai lavori ma anche a tutti quei turisti interessati all’arte, all’enogastronomia e alla natura.

 

Matteo Nati

Matteo Nati

Nato a Faenza nel 1993, sono laureato in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Ho insegnato per un anno all’Istituto Alberghiero di Riolo Terme ma continuo a non sapermi orientare in una cucina. Appassionato di pallacanestro, politica e storia inglese, datemi una serie tv con dialoghi ben scritti e sarò completamente vostro.

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