Dal pentapartito di Isola ai risultati nel forese: l’analisi del voto a Faenza in 5 punti

Dopo la scorsa puntata che evidenziava cinque aspetti da tenere d’occhio nelle elezioni comunali 2020, a spoglio ultimato e a risultati definitivi è interessante verificare alcuni dati di dettaglio della competizione elettorale di quest’anno. In primo luogo diamo per assodato l’ampio margine con cui Massimo Isola si è imposto su Paolo Cavina (22 punti percentuali separano il 60% del neo sindaco Pd dal 37,8% del civico di centrodestra), così come il risultato trascurabile dei candidati di estrema sinistra (Paolo Viglianti all’1% e Roberto Gentilini all’1,2%): Isola arriva al primo posto in tutte le 57 sezioni elettorali cittadine, comprese quelle più ostiche per il centrosinistra site in zona rurale e periferica (Reda, Pieve Cesato, Celle, Cosina, San Pier Laguna, zona industriale di ponente, ecc.). Concentriamoci quindi sul risultato delle liste e dei candidati a consigliere, ripercorrendo i temi di attenzione proposti prima del voto.

1. Il pentapartito di Isola: Pd, Cresce, Coraggiosa, Italia Viva e M5S

massimo isola sindaco

Per la prima volta nella storia faentina un sindaco vedrà una maggioranza consiliare formata da cinque liste a seguito dei risultati elettorali. Il “pentapartito isoliano” nasce con un perno forte attorno al Pd (che con il 33,9% e nove consiglieri eletti smentisce i timori della vigilia e riesce a confermare un risultato sostanzialmente in linea con quello delle regionali), cui si associano due liste medie (Cresce al 7,4% e Coraggiosa al 7,2% – entrambe con due consiglieri) e due liste minori (M5S al 4,5% e Italia Viva al 3,9% – un consigliere ciascuna). La situazione nella nuova maggioranza è interessante: nessuna lista alleata del Pd da sola può rivendicare di essere stata decisiva per la vittoria del candidato (né con i suoi voti può condizionare la maggioranza che complessivamente si attesta a 15 seggi, più il voto del sindaco), né al tempo stesso il risultato sarebbe stato possibile senza un concorso di consensi così ampio.

Avevamo parlato della competizione a tre per il secondo posto nella coalizione. I numeri ci dicono che la competizione c’è stata, è stata accesissima, ma solo fra due formazioni: Faenza Cresce e Faenza Coraggiosa, che separate da soli 51 voti registrano un sostanziale pareggio. Entrambe le liste possono dirsi soddisfatte: la formazione di ispirazione cattolico moderata supera di pochi decimali l’exploit percentuale di Insieme per Cambiare nel 2010 (ed è quindi l’esperimento civico di centro di maggiore successo nel centrosinistra dal 1994 ad oggi), la lista progressista ispirata a Elly Schlein migliora di 700 voti il risultato già buono delle regionali e riporta la sinistra a due consiglieri eletti come 15 anni fa. Chi non può rallegrarsi è il Movimento 5 Stelle: il risultato del 20 e 21 settembre segna per il partito di Luigi Di Maio la peggiore performance mai registrata in una elezione a Faenza, comportando circa un terzo dei voti rispetto a quanto raccolto nel 2015. Piccola sorpresa Italia Viva, che data forse anche la lunga tradizione renziana (e post renziana) di Faenza consegue un risultato lusinghiero per un partito per il quale le elezioni regionali 2020 sono state disastrose (compresa la roccaforte toscana). Faenza Contemporanea e i Verdi, pur raccogliendo oltre 500 voti ciascuno, non riescono ad eleggere alcun consigliere, aspetto che a posteriori potrebbe far interrogare i promotori di queste due liste: i loro consensi sarebbero stati più utili per “scalare” con propri candidati la lista del Pd o di Coraggiosa? Non lo sapremo mai.

Infine, uno degli aspetti sotto attenzione erano gli equilibri interni fra gli eletti nel Pd: a bocce ferme possiamo riscontrare come la formazione che più ha voluto Isola alla guida della coalizione si sia affermata nettamente, a partire dal capogruppo uscente Niccolò Bosi, ridimensionando invece l’area più moderata che evidentemente ha preferito orientarsi direttamente su Faenza Cresce. Con 1.111 preferenze il capolista Pd ha un risultato strabordante, il più alto in termini di consensi diretti da oltre 25 anni, entrando negli annali del consiglio al pari dei grandi leader Dc e Pci quali Veniero Lombardi, Elio Assirelli, Vincenzo Lusa.

2. Il primato dei partiti di destra nella coalizione Cavina

L’esperimento civico a destra non ha funzionato. A dirlo, ancora una volta, sono i numeri: le anime più di destra, collegate ai partiti nazionali di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, assieme sommano il 26% su una coalizione da 37,2%. E su questo pesa una forte incidenza del voto di opinione, dal momento in cui la Lega e Fratelli d’Italia registrano un indice di preferenza assai inferiore a quello delle liste civiche Insieme per Cambiare e Per Faenza: gli elettori salviniani e meloniani hanno utilizzato rispettivamente solo il 17% e 13% delle preferenze a propria disposizione, a fronte del 29% e 30% delle due liste civiche. A indicare che il voto per i partiti di destra è ben collegato al simbolo nazionale, mentre il tentativo moderato e civico di intercettare i voti in uscita dal Pd tramite i propri candidati consigliere non è andato a buon fine. I risultati consegnano all’opposizione nove seggi, di cui cinque alla Lega, uno a Fratelli d’Italia, uno a Insieme per Cambiare e uno a Per Faenza, più il seggio del candidato sindaco non eletto Paolo Cavina. La situazione vedrà quindi sei consiglieri di destra nazionale, e tre del mondo civico e moderato: uno sbilanciamento che, a risultati registrati, si sarebbe potuto immaginare anche in caso di vittoria di Cavina. Fuori dal consiglio rimangono Rinnovare Faenza e il Popolo della Famiglia.

3. La carica dei giovani nel nuovo consiglio comunale

Gionata Amadei, 21 anni, è il più giovane eletto in consiglio comunale.

In tanti si erano candidati (40, per la precisione), in molti sono stati eletti: il prossimo consiglio comunale vedrà, al momento, una nutrita pattuglia di cinque consiglieri under 30, tutti nelle file del centrosinistra. Si tratta di Nicolò Benedetti, Giulia Bassani, Virginia Silvagni, Gionata Amadei nel Pd (1.062 preferenze in quattro), e di Riccardo Cappelli in Faenza Cresce (194 preferenze). Si profila così il più numeroso ingresso di giovani degli ultimi 25 anni, e precisamente dall’elezione di Enrico De Giovanni nel 1994, quando furono undici i consiglieri con meno di 30 anni e incominciò anche a Faenza la Seconda Repubblica. In aggiunta, si può osservare come anche nelle liste che non sono riuscite a eleggere un consigliere under 30, i giovani siano ovunque ben piazzati: in Coraggiosa gli otto candidati under 30 raccolgono in tutto 452 preferenze (in una lista che, tra l’altro, presenta l’indice di preferenza più elevato del consiglio comunale: 48% delle preferenze espresse), in Insieme per Cambiare Gabriele Tronconi si classifica primo dei non eletti con 104 preferenze, Mattia Savini in Per Faenza secondo dei non eletti con 80 preferenze. Le elezioni 2020 si delineano quindi come uno spartiacque generazionale per l’impegno politico nell’amministrazione cittadina.

Meno rosea appare la situazione sul fronte della rappresentanza femminile: dalle urne emergono 7 consigliere elette su 24 seggi in totale, pari a un 29%, dato ancora inferiore alla media regionale a fine 2019 (36% dei consiglieri comunali). In attesa di sapere la composizione della giunta e anche di eventuali ripescaggi (primi fra i non eletti troviamo Sara Savorani nel Pd, Luigia Carcioffi in Coraggiosa, Veronica Valeriani in Italia Viva), Faenza conferma in ogni caso il fatto di avere un problema sul fronte dell’impegno politico delle donne, e del loro essere presenti nelle istituzioni: un gap che l’equilibrio di genere nelle liste e la doppia preferenza di genere non sono riusciti ancora a colmare. Ci si può consolare osservando che nella consiliatura uscente le donne sui banchi della sala Enrico De Giovanni erano solo sei, per cui vi è un saldo positivo di una unità.

4. L’ampia affermazione del centrosinistra supera la divisione città – campagna

Faenza-Piazza-del-Popolo

Alla vigilia del voto si ipotizzava una forte spaccatura fra il voto della città e quello della campagna, con la prima a premiare le forze di sinistra, e la seconda più orientata verso quelle di destra. Da ciò una grande attenzione da una parte al tema dell’agricoltura (anche se, è bene ricordarlo, il Comune non ha competenze dirette in merito) e più in generale alla riduzione delle distanze fra il “centro” e le “periferie” (maggiore manutenzione, più servizi, più collegamenti, ecc.). Le urne ci consegnano un trend diverso: l’affermazione delle liste di centrosinistra è talmente travolgente da essere maggioritaria in tutte le sezioni del Comune, comprese quelle di campagna, dove complessivamente raccoglie il 57,2% dei voti (a fronte del 60,5% totale). A specchio, il centrodestra ha sì una migliore performance nelle zone rurali (35,6% in città e 40,9% in campagna) frutto del radicamento della Lega, ma non sufficiente a insidiare il primato dell’alleanza a favore di Isola.

Come spiegare questo dato? Uno dei fattori in campo è sicuramente la presenza nelle liste di centrosinistra di candidati “di frazione” radicati anche nei contesti anche più periferici: i consiglieri eletti Amadei e Silvagni nel Pd (rispettivamente 55 preferenze a Formellino e 79 fra Sant’Andrea), ma anche semplici candidati quali Dalmonte (66 preferenze a Reda e Cosina), Baruzzi (56 preferenze a Granarolo), Battelli (46 preferenze a Errano) sempre nel Pd, Visani in Faenza Cresce (41 preferenze fra Reda e Cosina), Montecchian in Coraggiosa (74 preferenze a Granarolo). In questo modo probabilmente la rappresentanza delle frazioni non è diventato monopolio del centrodestra, che pure porta in consiglio due redesi Doc quali Gabriele Padovani e Andrea Liverani.

5. L’affluenza in aumento, un ritorno all’interesse politico?

Elezioni Faenza 2020

Infine, ed è un dato che si delineava già lunedì alla chiusura dei seggi ed iniziato lo scrutinio del referendum costituzionale, l’affluenza nel 2020 ha segnato un aumento rispetto al minimo storico toccato nel 2015. In tutto 31.715 faentini hanno risposto positivamente al voto, invertendo il trend decrescente che durava da vent’anni: dal quasi 82,6% circa del 2000 (quando fu eletto sindaco Claudio Casadio), si scese all’80,4% del 2005 e al 76,5% del 2010 (eletto sindaco Giovanni Malpezzi). Fu poi nel 2015 che il numero di elettori che si recarono alle urne calò in maniera drastica rispetto al totale degli aventi diritto: al primo turno ci si fermò al 59%, per poi scendere ancora al 54,7% alla sfida di ballottaggio Malpezzi vs Padovani. Il dato è leggermente più basso rispetto alle Regionali del 26 gennaio scorso, quando andò a votare il 70,9% dei faentini: rispetto a otto mesi fa si sono ‘persi’ 630 elettori.

Il seggio con la maggiore affluenza in questa tornata elettorale è stato il seggio 50 (bocche dei Canali) dove ben il 77,7% degli aventi diritto si è presentato alle urne, seguito dalla sezione 48 (via Canal Grande – 77,5%) e dalla 34 (Borgo Tuliero – 77,2%). Al contrario i cittadini con maggiore disaffezione si sono riscontrati fra i residenti della sezione 16 (via Filanda Nuova e via Roma, zona stazione – 50,2%), della sezione 3 (zona Santa Maria Vecchia – 60,3%) e della 56 (via Malpighi – via Dal Pozzo – via Cantagalli  – 61,2%).

Andrea Piazza

 

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