Faenza: 5 cose da tenere d’occhio nei risultati elettorali 2020

Domenica 20 e lunedì 21 settembre i faentini si recheranno alle urne per il rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale della città, dopo dieci anni e mezzo di amministrazione Malpezzi. Il dato più importante sarà senza dubbio il nome del nuovo primo cittadino, tuttavia ci sono altri aspetti che determineranno in maniera fondamentale l’orientamento politico della prossima giunta, a seconda di cosa sceglieranno i faentini col proprio voto, e hanno a che fare con il voto di lista.

Tralasciando i candidati di liste singole (Paolo Viglianti per la Lista Comunista e Roberto Gentilini per Potere al Popolo) i due candidati principali delle elezioni 2020 si presentano con un numero molto alto di liste a proprio supporto: Massimo Isola riceve il sostegno di Italia Viva, Europa Verde, Faenza Cresce, Faenza Contemporanea, Partito Democratico, Faenza Coraggiosa e Movimento 5 Stelle (sette liste), mentre Paolo Cavina riunisce in coalizione Insieme per Cambiare, Popolo della Famiglia, Rinnovare Faenza, Per Faenza, Lega e Fratelli d’Italia (sei liste). Entrambe le coalizioni superano quindi il record storico di cinque liste alleate raggiunto dalla coalizione a sostegno di Giovanni Malpezzi nel 2010, e sia il centrodestra che il centrosinistra presentano scenari interessanti in caso di vittoria alle elezioni.

Ecco cinque elementi da tenere in considerazione quando si analizzeranno le elezioni comunali del 2020, guardando a come i faentini sceglieranno fra i vari partiti e le diverse formazioni civiche in lizza per il consiglio comunale.

1. La coalizione centrosinistra, ampia e diversificata

massimo-isola

In caso di vittoria, Massimo Isola si troverà verosimilmente in consiglio, oltre a un gruppo principale di consiglieri del Partito Democratico, le rappresentanze di Faenza Cresce (lista di ispirazione cattolico moderata), Faenza Coraggiosa (lista che si rifà ai mondi progressista e dell’ambientalismo) e Movimento 5 Stelle, per un totale minimo di quattro partiti rappresentati in maggioranza. Aggiungendo inoltre che anche per Italia Viva, Europa Verde e Faenza Contemporanea non è da escludere il traguardo del 3-4% circa che assicura l’elezione di un proprio consigliere, si prospetta per il futuro (eventuale) sindaco di centrosinistra una coalizione formata da 4 o 5 gruppi politici, vale a dire quella più diversificata degli ultimi 25 anni a oggi. In nessun caso nella storia di Faenza ci sono stati cinque gruppi consiliari a sostegno dello stesso sindaco, mentre solo in pochi casi vi sono state maggioranze da quattro gruppi: nel 1947 nella fase post bellica ai tempi del sindaco Alfredo Morini, del centro-sinistra organico nel 1965 e nella seconda giunta del socialista Giorgio Boscherini, che proponeva un quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI negli anni in cui a Roma vi era il pentapartito. A cui si aggiunge la maggioranza Malpezzi fra la scissione di Art. 1 – Mdp e l’uscita di Insieme per Cambiare dal centrosinistra (2017–2019).

In questa situazione assai variopinta, vi è una forte competizione fra le liste per così dire “medie” per capire chi sarà il principale alleato del Pd nei prossimi cinque anni: Faenza Cresce, Faenza Coraggiosa o Movimento 5 Stelle? Da una parte abbiamo la formazione di sinistra guidata da Luca Ortolani e Ilaria Visani e il Movimento 5 Stelle, entrambi reduci da un 4,9% alle elezioni regionali di gennaio 2020, livello che molti potrebbero considerare la piattaforma base di consenso per queste due liste. Sarà importante capire se la crescente popolarità della vicepresidente della Regione Elly Schlein, sostenitrice di Coraggiosa, insieme all’attenzione ai temi dell’ambiente e dei diritti civili porterà a un buon risultato della lista più di sinistra della coalizione, oppure se la competizione con Europa Verde e lo stesso Pd ridimensioneranno le ambizioni dei “coraggiosi”. Il Movimento 5 Stelle allo stesso modo cercherà di aumentare i propri voti, beneficiando dell’abbinamento nel voto con il referendum sul taglio dei parlamentari (battaglia storica del partito di Luigi Di Maio) e del fatto che collocandosi nella coalizione di centrosinistra i voti per il M5S non si possano considerare “sprecati”, come invece il Pd sosteneva per la sfida Bonaccini–Borgonzoni di appena sei mesi fa. Infine Faenza Cresce, che rappresenta probabilmente il più grande interrogativo nel centrosinistra: questa lista, che incontra i favori anche di big del Pd quali Manuela Rontini e Andrea Fabbri, si candida a rappresentare il mondo dell’associazionismo cattolico e moderato, così come a presidiare i temi dello sviluppo economico e dell’innovazione. Riuscirà nel proprio intento di sottrarre voti a elettori delusi di Insieme per Cambiare e diventare così il nuovo main partner del Pd?

E da ultimo proprio il Pd, un partito che esprime il candidato sindaco e una nutrita pattuglia di candidati consiglieri abbastanza noti in città: data la forte competizione interna alla coalizione il 36% ottenuto alle regionali appare lontano, con più probabile un risultato vicino al 30%. Fondamentale in questa formazione sarà vedere chi saranno gli eletti: faranno riferimento più all’anima “isoliana” (che annovera l’uscente Niccolò Bosi) o a quella “fabbriana” (in cui si può collocare Stefano Sami)? Alle preferenze l’ardua sentenza.

2. Il civico Cavina e i partiti di destra a suo sostegno

Paolo Cavina

Anche il centrodestra manfredo si presenta come abbiamo visto con una coalizione assai ampia, frutto della confluenza fra un’anima moderata e civica (rappresentata da Insieme per Cambiare, Per Faenza, Rinnovare Faenza) e i partiti nazionali che si collocano più chiaramente a destra (Lega, Fratelli d’Italia, Popolo della Famiglia). Anche qui, dando per assodata l’entrata in consiglio di Lega, Fdi e Insieme per Cambiare, si potrà verificare la presenza di una coalizione a tre, a quattro o a cinque liste a sostegno del possibile nuovo sindaco Paolo Cavina. Da non escludere infine l’approdo in consiglio anche delle liste minori quali Rinnovare Faenza di Tiziano Cericola, del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, o della lista civica Per Faenza che aggiungerebbero specificità a un quadro già molto articolato.

Ciò che sarà più interessante verificare è se quell’equilibrio fra mondo civico e partiti di destra che formalmente si ha nel numero delle liste presenti si avrà anche in termini di voti raccolti nelle urne. La Lega parte dal 29,6% delle regionali 2020, così come Fratelli d’Italia da un non irrisorio 7,7%: mentre per il partito di Gabriele Padovani sarà difficile sfiorare nuovamente il 30% stante la nutrita competizione nella coalizione, appare decisamente alla portata la conferma di circa un 20% di voti salviniani (segnando un miglioramento di cinque punti percentuali rispetto al 2015). I sostenitori di Giorgia Meloni sperano in un 10%, ma a ogni modo la presenza di un consigliere è un risultato più che probabile. Quanti elettori resteranno per la doppietta civica Insieme per Cambiare–Per Faenza? Qui sta la vera sfida di Domizio Piroddi, già assessore all’urbanistica nella giunta Malpezzi e ora grande sostenitore di Cavina: riuscire a essere attrattivi sia nei confronti degli elettori di centrodestra sia verso quei cattolici che potrebbero essere infastiditi dalla presenza nella coalizione di Isola di forze laiche e progressiste quali quelle della cosiddetta “piccola coalizione” (Coraggiosa, M5S, Verdi). Inoltre, sarà interessante vedere se i volti noti di Per Faenza, a partire dal suo patron principale Max Zoli del bar Corona, saranno in grado di far salire in consiglio una nuova lista civica.

Complessivamente quindi nell’area di centrodestra il principale dato da osservare sarà se il candidato sindaco, di estrazione civica, si troverà ad avere una maggioranza consiliare composta per tre quarti da esponenti leghisti o di Fratelli d’Italia, di fatto “legando le mani” al nuovo primo cittadino; oppure se il consenso di Paolo Cavina si riverserà positivamente anche sulle due liste civiche a proprio sostegno, portando a un generale equilibrio fra le due anime della coalizione.

3. Tanti giovani candidati, pochi fra gli eletti?

Tante liste in lizza significano anche tanti candidati, e in particolare sono i giovani under 35 a essere particolarmente numerosi in queste elezioni rispetto al 2015: ne abbiamo contati 40, di cui 22 nella coalizione di centrosinistra e 14 nella coalizione di centrodestra, pari a circa il 13% dei candidati. Se consideriamo che la popolazione faentina fra i 18 e i 35 anni è composta da circa 8mila elettori in questa fascia d’età (pari a circa il 16% del totale), grossomodo il numero dei candidati giovani rispecchia quello dell’elettorato. Ad oggi abbiamo quindi un numero nutrito di candidati che sono alla prima esperienza politica, provenendo dal mondo del volontariato, delle parrocchie, dell’associazionismo culturale e sportivo. Il giorno dopo le elezioni troveremo almeno tre consiglieri con meno di trentacinque anni fra gli scranni della sala Enrico De Giovanni? Dal momento in cui la competizione all’interno delle liste per accaparrarsi il voto di preferenza sarà molto accesa possono nascere dei dubbi a riguardo: i risultati delle elezioni ci diranno se il consiglio comunale faentino si allineerà con quanto accaduto nel 2019 negli altri Comuni della Romagna Faentina (dove circa un quarto dei consiglieri è “giovane”) oppure si confermerà con un’età media un po’ più avanzata.

Discorso simile per la presenza femminile, incentivata anche dalle norme in merito all’equilibrio uomo-donna all’interno delle liste e dalla preferenza di genere. A prescindere dalla polemica sorta in questa campagna elettorale sulla rappresentanza femminile nelle liste, un primo dato condiviso è che i leader più conosciuti delle liste locali sono quasi interamente tutti uomini, aspetto a cui si aggiunge il fatto che tutti i quattro candidati sindaco sono di genere maschile. Lo strumento della preferenza di genere riuscirà a incentivare sempre più la presenza femminile in consiglio? Anche qui sarà interessante vedere se Faenza si confermerà un po’ meno propensa a eleggere donne a Palazzo Manfredi, oppure se accadrà quanto si è verificato nei consigli comunali dei Comuni minori (dove le signore consigliere vanno dal 30% di Casola Valsenio al 50% di Castel Bolognese e Brisighella).

4. Il voto sul territorio: città e campagna, ma non solo

Elezioni 2018 Faenza
Elezioni Politiche 2018, il voto nel territorio comunale di Faenza (in rosso i seggi a maggioranza Pd, in verde a maggioranza Lega, in giallo il Movimento 5 Stelle).

Città a sinistra, campagna a destra: questo è il refrain che molti hanno in mente quando si pensa a una qualsiasi elezione. Eppure è un aspetto relativamente recente a Faenza: è a partire dal ballottaggio 2015 Malpezzi contro Padovani che anche nella città manfreda si sperimenta questa spaccatura fra l’ambito urbano e quello rurale, con il primo più orientato verso Pd e alleati e il secondo che tende a favore della Lega e forze affini. Un aspetto confermato anche dal voto 2018 (elezioni politiche) e 2019 (elezioni europee), in coerenza con quanto si osserva in tutto il mondo occidentale: le città tendono a votare più per i partiti progressisti, ambientalisti e a favore della globalizzazione; le campagne sostengono maggiormente candidati conservatori, anti-immigrazione e protezionisti.

Tuttavia non bisogna dimenticare un elemento: su 45.600 elettori faentini, solamente 13.600 circa vivono nelle frazioni (Granarolo, Pieve Cesato, Reda, Santa Lucia, Sarna, Marzeno, Errano, Celle, ecc.) e in generale nell’ambito rurale. Ciò implica che alla coalizione la coalizione di centrodestra per prevalere dovrà raccogliere ampi consensi anche in altre zone della città, ma dove? E dove invece Massimo Isola tenterà di confermare il risultato elettorale di Stefano Bonaccini?

Possiamo ipotizzare che nel mirino di Paolo Cavina ci siano quei quartieri di Faenza dove il centrodestra tradizionalmente è stato più competitivo, l’area nord della città: la zona della stazione e della Cavallerizza e l’area residenziale di via Filanda Nuova – San Marco – via Granarolo. Così come il centrodestra può prospettarsi di recuperare terreno in una delle “zone” più popolate della città (circa 7.400 elettori): il centro storico. Non è dunque casuale il grande interessamento del centrodestra in merito alle problematiche di sicurezza urbana localizzate nel quadrilatero Piazza Dante – Stazione – San Domenico – San Francesco, e dall’altra al focus sulle attività commerciali e della ristorazione situate nei pressi della piazza.

Pd ed alleati invece per vedersi riconfermati alla guida del Comune dovranno consolidare il lusinghiero risultato di Stefano Bonaccini da una parte in centro (dove il presidente di Regione raccoglieva il 60%, includendo anche il M5S), ma soprattutto nelle popolose zone residenziali situate nel centrosud (zona Cappuccini, Orto Bertoni e Bocche dei Canali) e del Borgo Durbecco (dove il Partito Democratico da solo raccoglieva quasi il 40%). Al tempo stesso, se Isola insedierà le zone di forza di Cavina nel forese (anche grazie ad alcuni candidati di lista?) potrà diminuire le chance di vittoria del suo avversario.

5. L’affluenza al voto in tempo di Covid-19

Elezioni 2019 comunali romagna

L’ultimo aspetto che inciderà sui risultati delle comunali 2020 non riguarda la scelta su “chi” votare, ma “se” votare. Il dato dell’affluenza ai seggi infatti potrà modificare in maniera radicale i risultati percentuali delle liste (generalmente si stima un miglior risultato dei partiti nazionali nei contesti ad alta affluenza, partiti che attirano un voto più “politico” e meno collegato all’adesione al candidato sindaco o consigliere), ma anche la legittimazione del futuro primo cittadino come punto di riferimento della comunità.

Purtroppo l’andamento storico dell’affluenza alle elezioni comunali segna un trend decrescente nell’ultimo ventennio: dal quasi 82,6% circa del 2000 (eletto sindaco Claudio Casadio), si scese all’80,4% del 2005 e al 76,5% del 2010 (eletto sindaco Giovanni Malpezzi). Ma è nel 2015 che il numero di elettori che si recano alle urne cala in maniera drastica rispetto al totale degli aventi diritto: al primo turno ci si fermò al 59%, per poi scendere ancora al 54,7% alla sfida Malpezzi vs Padovani. Cosa ci riserverà il 2020, la prima e unica elezione della storia svolta in piena pandemia? I sondaggi nazionali svolti in merito al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari stimano una affluenza fra il 40 e il 50%, dato che verosimilmente possiamo quindi rivedere al rialzo per la competizione amministrativa, che potrebbe essere più sentita dalla popolazione e sulla quale incidono anche dinamiche di conoscenza diretta dei candidati. Data la forte competizione fra i due principali candidati si può quindi ipotizzare a oggi un’affluenza fra il 55 e il 65%, inferiore a quanto si registrò a gennaio per le elezioni regionali (70,9%), ma superiore a quanto si riscontrò cinque anni fa.

Andrea Piazza

 

 

Un pensiero riguardo “Faenza: 5 cose da tenere d’occhio nei risultati elettorali 2020

  • 15 Settembre 2020 in 15:59
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    Al di la dei calcoli elettorali ritengo che i veri protagonisti nei prossimi 5 anni saranno i comitati ed i gruppi di cittadini, che sostituendosi alle funzioni un tempo svolte dai quartieri avranno un peso anche determinante su situazioni particolari a cominciare dalla qualità dell’ambiente e delle ripercussioni sulla salute di ognuno.

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